Questa studentessa vittima di bullismo ha creato un’app per aiutare i ragazzi a socializzare in pausa pranzo

Usare lo smartphone in modo positivo a scuola è possibile

App
di Simone Stefanini facebook 15 settembre 2016 12:41
Questa studentessa vittima di bullismo ha creato un’app per aiutare i ragazzi a socializzare in pausa pranzo

bullismo bored panda

 

Tempo di ritorno a scuola per tanti ragazzi, tempo di nuove polemiche e di vecchie problematiche da affrontare, soprattutto per quegli alunni che vengono sistematicamente bullizzati dai compagni di scuola, quelli per cui entrare nell’edificio scolastico è un incubo a occhi aperti.

Pensate per un attimo ai film americani per teenager: quando c’è una scena a scuola, c’è sempre un povero cristo che viene scherzato pubblicamente durante la pausa pranzo in mensa, che se ne sta da solo in disparte o che chiede mesto se può sedersi con qualcuno e gli viene sempre risposto di no. Le risate di scherno degli altri ragazzi possono risuonare nella testa di chi le subisce per anni, contribuendo a formare insicurezze e problemi psicologici che possono sfociare anche in vere e proprie patologie, come la depressione.

 

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Gli smartphone di cui sono dotati i ragazzi, sono strumenti che in questi casi possono contribuire in maniera netta ad allargare il disagio, la sofferenza e la tortura psicologica a macchia d’olio. Ma come tutti i mezzi, possono essere anche utilizzati per l’aggregazione, per formare la coscienza attraverso un utilizzo positivo.

La studentessa  californiana Natalie Hampton ha 16 anni e ha sperimentato sulla sua pelle il bullismo e la pubblica umiliazione, ma ha trasformato il dolore in solidarietà e ha creato un’app che aiuta gli studenti solitari a trovare compagni con cui sedersi al tavolo durante la pausa mensa.

 

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L’app si chiama Sit With Us e aiuta a connettere gli studenti in cerca di amici. Potete attivare il profilo utente oppure potreste diventare “ambasciatore”, per gestire e amministrare chat aperte per far conoscere i ragazzi tra di loro. L’app garantisce la massima privacy e consente di chiedere ad altri compagni se vogliono venire a sedere al vostro tavolo, senza la necessità di prendere un pubblico rifiuto.

L’integrazione e il rispetto possono nascere anche dal tavolo di una mensa, da un pasto consumato insieme. Ci sembra proprio una bella idea.

 

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