I segreti del cimitero vivente di Gubbio

Là, dove nella pace le costruzioni sembrano sovrastare l’uomo

I segreti del cimitero vivente di Gubbio

cimitero gubbio dragoni Architizer.com - Una veduta del cimitero di Gubbio, di cui l’architetto Andrea Dragoni ha curato l’ampliamento

 

I cimiteri non sono luoghi impermeabili al tempo, fatti di sola pace e dove nulla accade. Il terreno subisce continui smottamenti, ogni funerale è un piccolo terremoto e le riesumazioni non sono solo di corpi, ma anche di zolle.

Nel 2011 l’architetto Andrea Dragoni ne ha rimosse un bel po’ realizzando il progetto di ampliamento del cimitero di Gubbio, vincitore di una menzione speciale nella categoria Architettura ai German Design Award 2016.

Come le scenografie de Il processo di Orson Welles, film tratto dal romanzo di Kafka, che rappresentavano un tribunale gigantesco, sovrumano, anche queste costruzioni, rappresentanti la giustizia divina, sembrano sovrastare l’uomo.

 

 

Calcestruzzo armato e travertino sono il silenzio tombale fattosi muro senza lapidi, un muro che ha inghiottito gli ultimi residui viventi: i fiori, le foto, gli epitaffi. Alla vista appaiono come blocchi geometrici con squarci laterali o aperti in alto, per creare visioni del paesaggio o del cielo.

Sono le Piazze del Silenzio, come le ha denominate il suo ideatore, immaginando delle aree di meditazione, luoghi in cui favorire il ritrovarsi con gli altri e con se stessi. Per sapere se i visitatori popolano realmente queste piazze abbiamo chiamato il cimitero di Gubbio. Ci ha risposto uno dei due custodi.

Ne è venuto così fuori un ritratto non dell’architettura degli edifici, ma dell’architettura umana. “Non so niente di queste piazze, dovrebbe sentire il mio collega, lui dice sempre che c’è nato qui. Io ci lavoro da meno, dal 2002. Prima ero al mattatoio comunale. La parola stessa dice com’era. Mi occupavo delle bolle di accompagnamento, seguivo l’amministrazione degli animali macellati. Non mi piaceva molto e quando si è prospettata l’occasione del cimitero l’ho presa. È una cosa bella qui, si conosce la gente, a parte quelli che son morti la compagnia non manca. Viene sempre la stessa gente, uno può seguire la giornata con l’orologio, vengono sempre alla stessa ora”.

 

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E continua:Mi occupo anche delle luci votive, ci son persone che non hanno più soldi nemmeno per mantenere quelle, dicono – Tanto la luce per leggere il giornale lì sotto non gli serve.  Sono entrato in Comune come disegnatore progettista, anche se avevo la qualifica di giardiniere. Ho disegnato per esempio il progetto della ristrutturazione del campo di calcio quando il Gubbio è andato in serie B. Forse dopo l’85 o il ’90, non ricordo la data esatta. Io ho sessant’anni. Una moglie e due bambini. Maggiorenni. Mi piace stare con gli amici, bere un bicchiere di vino, uno solo però perché ho il diabete. A volte faccio La Settimana Enigmistica. Una finestra dell’ufficio affaccia sui campi d’inumazione e un’altra dà sul fronte del cimitero, verso i fiorai. Ora ho proprio qui davanti tutti i cartellini dei defunti, puoi sapere vita e miracoli, è l’anagrafe mortuaria.  Non conosco questi scienziati che hanno fatto l’ampliamento, gente che viene a passeggiare appositamente non ne vedo. Gubbio è paragonabile a un quadro, Gubbio è una foto. Io mi chiamo Costantini Giuseppe e da piazza Quaranta Martiri, in centro, parte un pullman che in dieci minuti arriva qui; quando volete venire al cimitero son contentissimo d’incontrarvi”.

 

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Nel plurale, nell’utilizzo del Voi, pare rivolgersi a tutti quelli che ora stanno leggendo queste righe. Mentre organizziamo il viaggio per la visita di cortesia, sul sito del Corriere dell’Umbria possiamo leggere una serie di notizie riguardanti il cimitero, fra cui: La disavventura di madre e figlia prigioniere del cimitero e Arrestato dai carabinieri un pensionato autore dei furti.

L’editore Skira ha pubblicato il libro dell’architetto Andrea Dragoni, Il profilo del cielo- l’ampliamento e le installazioni site-specific del cimitero di Gubbio. Potrebbero essere questi i testi guida da mettere in valigia, mentre andiamo a trovare, con tutta calma, chi non c’è più.

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