Kevin Spacey e la tempesta perfetta

Come l’accusa di molestie nei confronti di Kevin Spacey sia diventata in 24 ore una faccenda grottesca

Attualità
di Marco Villa facebook 31 ottobre 2017 11:19
Kevin Spacey e la tempesta perfetta

Come l'accusa di molestie nei confronti di Kevin Spacey sia diventata in 24 ore una faccenda grottesca  Kevin Spacey in una scena di House of Cards

 

Il 30 ottobre ci siamo svegliati con la notizia dell’accusa di molestie nei confronti di Kevin Spacey. Il 31 ottobre con la cancellazione di House of Cards da parte di Netflix. In mezzo, è successo di tutto, persino una foto del padre di Kevin Spacey con capello e baffo alla Hitler. Ma è il caso di tornare indietro e procedere con ordine.

Domenica 29 ottobre, Buzzfeed pubblica la denuncia dell’attore Anthony Rapp, che racconta di come Kevin Spacey l’avrebbe molestato durante una festa. La festa in questione risale al 1986, quando Rapp aveva 14 anni e Spacey 26. Rapp racconta a Buzzfeed di essere stato invitato da Spacey a una festa a casa sua, perché entrambi “recitavano in spettacoli di Broadway”. Al termine della festa, Spacey si sarebbe trovato con Rapp in camera da letto e gli sarebbe “salito sopra”, in una chiara avance sessuale. Questa la versione breve, ma è il caso di riassumere in modo un po’ più esaustivo il racconto di Rapp, che arriva al famigerato party nella casa di Manhattan di Spacey e scopre di essere l’unico non-adulto. Non conosce nessuno, quindi inizia ad annoiarsi e per passare il tempo si mette nella camera da letto del padrone di casa a guardare la tv. Il tempo passa e Rapp si trova ancora lì quando si accorge di essere rimasto l’unico invitato. Qui siamo al momento cruciale: secondo il racconto di Rapp, Spacey arriva in camera da letto visibilmente ubriaco, Rapp fa per andarsene, ma l’attore lo prende in braccio “come si prende in braccio la sposa sulla soglia di casa”, lo adagia sul letto e si sdraia su di lui. Rapp si divincola e corre in bagno. Quando esce, dice di voler andare a casa, Spacey gli chiede se è sicuro, Rapp dice di sì e se ne va.

Come l'accusa di molestie nei confronti di Kevin Spacey sia diventata in 24 ore una faccenda grottesca  Anthony Rapp dal set di Star Trek: Discovery

 

La storia ovviamente diventa subito l’argomento del giorno e Kevin Spacey risponde attraverso un breve comunicato pubblicato su Twitter. Nel comunicato, l’attore dichiara di non ricordarsi l’episodio e si scusa per qualsiasi comportamento offensivo tenuto nei confronti di Rapp. Contestualmente, compie il proprio coming out, dicendo di avere avuto storie con uomini e donne, ma di volere vivere “as a gay man”.

Questi sono i fatti, da qui inizia la tempesta perfetta. Spacey viene attaccato da ogni parte sia per l’accusa di Rapp, sia per il modo in cui l’ha affrontata. Come si capisce dal racconto di Rapp i fatti sono molto ambigui, a parte l’unico elemento incontrovertibile: Rapp all’epoca aveva 14 anni ed era quindi al di sotto della cosiddetta “age of consent”, ovvero l’età per cui il sesso con può essere considerato consenziente, che lo stato di New York fissa a 17 anni.

Più che su questo punto, però, Spacey è stato attaccato per la scelta di aver fatto coming out in questa situazione: secondo molti, si tratta di una tecnica per sviare l’attenzione e far concentrare i titoli delle testate sul fatto che ha rivelato la propria omosessualità. Opinione senz’altro condivisibile, ma viene spontanea una domanda: cosa avrebbe dovuto fare Spacey? Ha chiesto scusa per un fatto avvenuto oltre 30 anni fa e di cui non ha memoria, cosa decisamente credibile visto che anche l’accusatore l’ha definito visibilmente ubriaco. Non ha negato la possibilità che qualcosa sia successo, quindi ha implicitamente confermato quello che da tempo si vocifera sulle sue preferenze sessuali. A quel punto aveva due possibilità: evitare di aggiungere parole sulla questione, oppure rendere esplicito il suo coming out. Ha scelto la seconda strada, scatenando tutto ciò che abbiamo visto sui siti di tutto il mondo. Decisione sbagliata? Può essere, ma la sensazione è che Spacey non aveva di fronte a sé decisione buone: in caso non avesse esplicitato il coming out, infatti, probabilmente sarebbe stato comunque attaccato per non aver voluto dire nulla sul proprio orientamento sessuale nemmeno in questa occasione.

La vicenda ha avuto un’eco gigantesca e ben presto online si è passati a chiedere a Netflix la cancellazione di House of Cards, per un automatismo tanto istintivo, quanto razionalmente inspiegabile. Nonostante la follia di questo collegamento, in serata Netflix ha annunciato che la sesta stagione di House of Cards, attualmente in lavorazione, sarà l’ultima. Il servizio di streaming garantisce che la decisione non è legata alle accuse rivolte a Spacey, ma che era già stata presa tempo fa: non ci sono prove che dimostrino il contrario, ma è piuttosto evidente che il timing l’annuncio della cancellazione è al 100% legato a questa storia.

Come l'accusa di molestie nei confronti di Kevin Spacey sia diventata in 24 ore una faccenda grottesca Daily Mail - Il padre di Kevin Spacey in versione simil-Hitler

 

La tempesta perfetta, però, non è ancora conclusa. Manca infatti il tocco grottesco, che viene assicurato dal Daily Mail. La testata inglese è celebre per la sua totale inaffidabilità, ma ha pubblicato l’articolo che è la perfetta chiusura di questa vicenda. È un’altra confessione, questa volta attribuita al fratello di Kevin Spacey, che racconta di come il padre filo-nazista facesse vivere nel terrore la propria famiglia. La foto di Spacey accanto a quella del padre con look simil-hitleriano dice tutto.

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