10 film strani e assurdi che dovresti vedere se ti è piaciuto The OA

Non siamo più abituati alla sorpresa, ma non è sempre stato così e questi film strani e fuori dagli schemi lo dimostrano

Cinema
di Simone Stefanini facebook 12 gennaio 2017 15:02
10 film strani e assurdi che dovresti vedere se ti è piaciuto The OA

Eraserhead di David Lynch (1977)  Eraserhead di David Lynch (1977)

 

Di film strani ne abbiamo visti nella storia del cinema, ma mai una serie tv ha generato opinioni tanto contrastanti da parte del suo pubblico come The OA di  Brit Marling e Zal Batmanglij per Netflix. A un mese dalla sua uscita, sta continuando a tenere banco per la sua trama fuori dall’ordinario, per il suo scioglimento non ortodosso e per le sue trovate, reputate inverosimili.

Il nostro parere in proposito lo abbiamo già espresso, così come abbiamo già parlato di Brit Marling, la sua ideatrice e interprete principale. Sembra che il pubblico sia disabituato ai film strani, all’assurdo, al finale aperto, all’interpretazione personale dei segni e delle azioni.

Quello che viene imputato maggiormente a The OA è infatti l’uso del corpo e dei suoi movimenti rituali, che ricordano la psicomagia di Alejandro Jodorowsky, la terapia panica che nonostante non abbia nessun tipo di valore scientifico, porta il paziente a reagire e a intraprendere un proprio cammino di guarigione. Un atto effimero che può apparire privo di logica, ma che evidentemente per qualcuno funziona.

 

Questa è una delle chiavi per interpretare quella sorta di teatrodanza della serie tv, ma di certo non l’unica e prendendo in prestito le parole di Franco Battiato, è bellissimo perdersi in questo incantesimo.

Al netto della riuscita complessiva di The OA, che ha punti morti e che può essere criticata come ogni altra serie tv, ciò che salta all’occhio è la ferocia con cui la serie viene reputata ridicola, senza senso e fastidiosa per via di quell’espediente surreale. D’altra parte non è certo solo colpa solo del pubblico se l’industria dell’intrattenimento negli anni si è arroccata sugli spiegoni, cioè su quei film e quelle serie tv che quando propongono qualcosa di fuori dagli schemi, devono per forza spiegare didascalicamente il perché e per come delle cose allo spettatore.

Le poche proposte che negli ultimi 20 anni (e oltre) sono riuscite a superare il pubblico di nicchia e a entrare nell’immaginario collettivo sono le trovate sceniche di Michel Gondry in Eternal Sunshine of the Spotless Mind, il pianeta killer di Melancholia di Lars von Trier e in Italia gli omaggi felliniani di Paolo Sorrentino. Per anni gli appassionati si sono rifugiati nei film asiatici, come  Tetsuo di Shinya Tsukamoto o I’m a cyborg but that’s ok  di Park Chan-wook. Fortunatamente, Brit Marling con i suoi fidi collaboratori si batte su quel fronte da anni con film come Another Earth o I Origins di Mike Cahill.

Per puro paradosso, gli episodi di surrealismo più famosi nella cultura pop oggi sono tratti dai film d’animazione dello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki, che ama coniugare fantasia e realtà nella stessa trama.

 

Facendo un passo laterale e guardando il fenomeno da un altro punto di vista, il pubblico sembra proprio affamato di novità che vadano fuori dal comune e il dibattito che non accenna a fermarsi sul vero significato della serie tv Westworld ne è un esempio, così come l’hype per il ritorno di Twin Peaks, vera pietra miliare del surrealismo in tv.

A questo proposito ci sentiamo di consigliarvi la visione di alcuni film strani che nella storia del cinema hanno dato un grosso apporto al genere. Orfeo di Jean Cocteau del 1949 è  il viaggio di Orfeo attraverso lo specchio per raggiungere il regno dei morti, reso splendidamente in questa modernizzazione del mito greco e dal meta film autocelebrativo Il testamento di Orfeo, sempre di Cocteau del 1960, tra maschere della morte, uomini bestia e realtà parallele, grazie agli ingegnosi effetti speciali dell’epoca.

 

 

Gli anni ’60 sono perfetti per i temi surreali, per le scelte registiche sperimentali e per le trovate visive ai limiti dell’assudo. Assolutamente da vedere è L’angelo sterminatore di Luis Buñuel del 1962, la cui trama bizzarra vede i commensali di una cena non poter uscire dalla casa in cui sono, nonostante la porta sia aperta. Un’inquietudine rara che raggiunge climax simbolici allucinanti come quello del gregge di pecore che irrompe in sala da pranzo tra l’indifferenza degli astanti. Del 1963 è il capolavoro di Federico Fellini 8 e 1/2, che cari amici, se non avete mai visto almeno una volta nella vita vuol  dire che proprio non ci dobbiamo parlare più. Marcello Mastroianni al suo meglio, che nella sequenza d’apertura tiene il suo ego volante per una corda, come fosse un palloncino.

 

Del 1968 è uno dei film più assurdi del maestro Ingmar Bergman: L’ora del lupo, in cui Max von Sydow è un pittore che vive in un tale isolamento da costruirsi un mondo in cui non esistono più certezze e in cui non si può scindere la realtà dall’immaginazione. Alcune scene sono talmente insensate da risultare psicologicamente devastanti, come la faccia del protagonista che si strappa come fosse una maschera, nel momento più crudo del film.

 

Negli anni ’70 il paradossale entra a far parte di ogni aspetto del cinema. Spettacolare il film  Fantasie di una tredicenne del cecoslovacco Jaromil Jireš, la cui versione in italiano oggi è praticamente irreperibile. Un horror surrealista in cui la protagonista Valerie vive letteralmente situazioni da incubo, in uno sviluppo di tensione erotica notevole. A suo fianco, un personaggio vampiresco che sembra l’incarnazione di tutte le tentazioni e di tutte le condanne, usato come allegoria della scoperta sessuale e della fine della purezza.

 

Nel 1973 i simbolismi esoterici de La montagna sacra di Jodorowsky mischiano religione e alchimia. Le sue trovate visive sono immortali e ancora oggi risultano pura arte contemporanea. Inquadrature simmetriche, riti totalmente insensati per un viaggio alla scoperta del vero senso delle cose. Blasfemo e fuori da ogni logica, ancora oggi guardarlo è un’esperienza unica.

 

Da riscoprire assolutamente Il pianeta selvaggio, un film d’animazione del 1973 di Roland Topor, che ha inventato un mondo con creature del tutto assurde, che rovesciano la tesi secondo cui gli umani sarebbero i più evoluti dell’universo. Definirlo cartone animato è davvero riduttivo, è un viaggio filosofico.

 

Uno dei titoli più citati e meno visti dall’inizio alla fine dagli spettatori è il cult dei cult, Eraserhead, il debutto di David Lynch. Una storia potente di incomunicabilità e inadeguatezza, ottenuta grazie al bianco e nero opprimente, ai personaggi strani oltre ogni dire e alla colonna sonora ansiogena. I capelli di Henry Spencer, il protagonista, sono diventati un’icona underground e nessuno riesce a dormire dopo aver visto per la prima volta la ragazza del radiatore, con le sue guance malate, mentre balla nel suo teatrino immaginario schiacciando i vermi con le scarpette di vernice.

 

Per finire la veloce carrellata di consigli per gli acquisti della mente, un rapido volo nel 1988 per Alice di Jan Švankmajer, un lungometraggio totalmente fuori di testa sulle avventure di Alice nel paese delle (mica tanto) meraviglie. Animazione a passo uno e attori in carne ed ossa per farvi venire i brividi. Una serie di scene claustrofobiche su cui svetta l’utilizzo di un animale imbalsamato per interpretare il Bianconiglio. Di Švankmajer è obbligatorio vedere tutta la filmografia almeno una volta nella vita, perché è un genio visivo come pochi altri.

The OA si colloca decisamente nell’accezione più ampia del surrealismo e ne amplia gli orizzonti, portando in tv un’idea e un pensiero fuori dagli schemi.

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