Battaglia, Dylan Dog, Orfani ed altre storie. Intervista a Roberto Recchioni

Roberto Recchioni ci parla di Battaglia, Dylan Dog, Orfani, del futuro del fumetto e dei social.

Battaglia, Dylan Dog, Orfani ed altre storie. Intervista a Roberto Recchioni

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Roberto Recchioni, classe 1974, è uno dei più prolifici autori (e non solo) del fumetto italiano. La sua storia in breve: attivo professionalmente dal 1993, ha lavorato per Comic-Art, Rizzoli, Magic Press, Eura Editoriale, Editoriale Cosmo, Disney, Panini, per l’americana Heavy Metal, ha sceneggiato Diabolik, è entrato in Bonelli diventando curatore e sceneggiatore di Dylan Dog e Orfani, ha creato John Doe, Detective Dante e Battaglia. E non è nemmeno tutto. Un curriculum che fa impressione, viene da pensare che le sue giornate siano di 48 ore minimo.

Nell’Italia del fare (vera o presunta), Recchioni è uno che fa e che si espone molto. Come il Mourinho del triplete, attira su di sé ammiratori in visibilio e detrattori tenacissimi, pronti a contestarlo aspramente in ogni sua scelta, utilizzando soprattutto i social, nei quali è attivo.

Gli abbiamo fatto qualche domanda sui suoi lavori più recenti, a partire dalla nuova serializzazione di Battaglia, per arrivare al suo rapporto con gli hater.

 

Pietro Battaglia è stato creato da te e da Leomacs diversi anni fa. È un vampiro, un non morto che entra di prepotenza a far parte degli eventi storici italiani dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi, mostrando una cattiveria veramente fuori dal comune. Quando (e perché) è nato questo personaggio nella tua mente?
E’ stato il primo personaggio che ho creato “professionalmente”. Cioè pagato e per un editore. Era un membro di un gruppo di vampiri internazionali che si muovevano in un mondo del futuro. Lui era la quota italiana di questa compagine, che faceva il verso ai Wild C.A.T.S. di Jim Lee e a tutti i fumetti Image del periodo. La testata si chiamava Dark Side e visse in edicola per tre mesi, fortunatamente. Ma Battaglia mi rimase attaccato. Era l’unica cosa buona in mezzo a molte cose discutibili. Ripensai il personaggio e ci tornai sopra. Trovai la giusta ambientazione e inizia a scrivere nuove storie. Due albi che disegnai per lo Star Shop, una storia lunga che venne pubblicata prima dalla Factory e poi da Mondadori e BD, un’altra storia per BD e poi la Cosmo, che prima ha ristampato gran parte del materiale esistente e poi ha messo in produzione questa nuova mini-serie.

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Pietro Battaglia alle prese con Benito Mussolini, ©  Cosmo Editoriale

Qualche anticipazione sui prossimi eventi storici in cui interagirà Battaglia?
Battaglia non cambia la storia. La tocca, la sfiora, è ingranaggio della stessa. Ma non la cambia.
I prossimi albi si concentreranno sul rapimento Moro, su Ustica e sul rapporto tra la camorra e le mafie internazionali.
Poi si vedrà.

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Roberto Recchioni con il primo numero di Battaglia uscito per la Cosmo Editoriale (foto presa dal suo profilo Facebook)

Battaglia coniuga il passato, cioè il formato alla Diabolik (tascabile, due strisce a pagina), col futuro di una storia che influisce negli eventi della storia italiana cambiandone il finale. È difficile scrivere di personaggi reali e farli interagire con quelli di fantasia?
Non credo che Battaglia cambi il finale della storia reale. Galeazzo Ciano muore fucilato, esattamente come nella storia che tutti conosciamo. Edda si ritira per un breve periodo in un convento. L’epilogo postumo, non cambia di una virgola quanto è davvero accaduto. La sfida di Battaglia è proprio quella, inserire un personaggio di finzione e fantastico, nel corso di eventi storici reali, facendolo interagire con personalità storiche e con il corso della storia, senza che questa venga realmente alterata. E’ un lavoro stimolante e divertente.

 

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Tiziano Sclavi, l’inventore di Dylan Dog, mentre passa ufficialmente il testimone a Roberto Recchioni alla guida del personaggio della Bonelli Editore nato nel 1986

Prima del tuo arrivo al timone di Dylan Dog (con il numero 337, “Spazio Profondo”), sembrava che la linea editoriale post Tiziano Sclavi fosse qualcosa tipo “giocate col personaggio e col suo mondo nei limiti del cliché ma poi, alla fine di ogni albo, lasciatelo un po’ come lo avete trovato”. Invece tu, appena diventato curatore, hai pensionato Bloch, hai introdotto la tecnologia del 2015, nuovi personaggi ed un nuovo arcinemico che ritroveremo nei numeri a venire (serializzandolo come si fa con una serie tv). Hai, in pratica, svegliato Dylan Dog dal torpore al quale si era abituato. È stata una transizione semplice?
No, per nulla. Ma quando hai a che fare con un personaggio storico e iconicizzato come Dylan, niente è semplice. L’importante è che ogni cambiamento si muova nel senso non di stravolgere ma di tornare ad avvicinarsi allo spirito originale. All’inizio Dylan era un personaggio imprevedibile e destabilizzante. Deve tornare a esserlo.

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La copertina del numero 14 del Dylan Dog Color Fest uscito ad aprile, dedicata ai nuovi autori, © Sergio Bonelli Editore

Con il Color Fest Nuovi Volti, poi, l’hai affidato a fumettisti indipendenti che ne hanno saputo valorizzare l’aspetto iconico, rompendo ancora di più gli schemi. Ci saranno altri esperimenti di questo tipo in futuro?
Sì. La ricerca di nuovi autori è costante. Come pure il cercare di avvicinare nomi di lungo corso che però sono sempre stati lontani dal fumetto seriale. In tempi brevi sulle pagine di Dylan arriveranno Ausonia, Akab, Ponticelli, Galli, Bevilacqua, Ortolani, Zerocalcare, Ratigher, Pellizzon e molti altri. Sia su albi sperimentali, sia sulla serie regolare.

Wow. Mi sembra di aver capito che presto realizzerai dei remake di numeri storici di Dylan Dog. È corretto?
Sarà un Color Fest a tema remake che coinvolgerà Paola Barbato, Fabrizio Accatino, Fabio Celoni, Carmine Di Giandomenico, Emiliano Mammucari, il sottoscritto e un disegnatore ancora da definire.
Prima però, una storia di questi remake verrà presentato in un contesto nuovo. Di più non posso dire, al momento.

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La copertina del numero uno di Orfani: Ringo, la seconda stagione del fumetto fantascientifico tutto a colori di Bonelli Editore ideato da Recchioni e Mammuccari, © Sergio Bonelli Editore

Orfani porta di fatto lo stile del fumetto americano dentro la Bonelli e la risposta è stata molto buona. Sei soddisfatto della serie?
In Orfani c’è la narrazione americana dei comics quanto quella dei manga giapponesi e, soprattutto, la nostra. Siamo molto soddisfatti dei risultati. Siamo al lavoro sulla quarta stagione, abbiamo raggiunto molte nazioni estere, tra cui la Francia attraverso un editore di prestigio come Glénat, le edizioni in volumi di pregio della Bao stanno andando molto bene e proseguono e l’esperimento del motion comic fatto con la Rai ha dato risultati insperati. Molto ancora verrà.

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Un disegno tratto da 4 Hoods, il nuovo progetto di Roberto Recchioni

Puoi spiegarci meglio il progetto 4 Hoods?
Non posso dire molto. In origine il personaggi sono nati per uno sviluppo open source ma la cosa non ha mai realmente ingranato. In compenso, si è aperta una nuova elettrizzante opportunità che ha cambiato del tutto il senso del progetto. Nei prossimi anni 4 Hoods sarà la mia principale occupazione e potrebbe rivelarsi la cosa più grossa e dai maggiori sviluppi che ho mai realizzato.

Qual è la tua opinione sul fumetto italiano nel 2015? Quali sono i tuoi colleghi preferiti?
E’ un buon momento per il fumetto in Italia. C’è una generazione di autori che sta facendo sentire la sua voce anche nel mondo fuori, c’è (finalmente) un reale e concreto interesse da parte degli altri settori di guardare al fumetto per sviluppare cose nuove, c’è maggiore risalto culturale e il settore del fumetto in libreria di varia continua a crescere. L’edicola presenta maggiori criticità al momento ma è una cosa che riguarda tutto il settore dei periodici, non solo il fumetto. Del resto, iniziative come Orfani, Battaglia, Dragonero, o Scottex Magazine, dimostrano che se un’iniziativa è ben pensata e ha ragion d’essere, trova il modo di esistere anche in un settore così difficile come quello delle edicole.
Quanto ai miei colleghi, ho una predilezione per i lavori di Gipi, Federico Rossi Edrighi, Ratigher, Bacilieri, Werther Dell’Edera, Andrea Accardi, Zerocalcare, Leo Ortolani… e un mucchio di altri.

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La copertina dell’edizione variant di Dylan Dog – Spazio Profondo illustrata da Gipi, © Sergio Bonelli Editore

Ti seguo su Facebook, social su cui sei molto attivo e devo dire che i tuoi follower sono veramente un microcosmo del paese reale: si azzuffano, ti difendono a spada tratta, qualche sconosciuto si finge tuo amico, qualche altro lancia crociate contro di te e diciamola tutta, tu non fai niente per mostrarti paraculo o cerchiobottista, anzi. Quanto il paese reale influenza il tuo lavoro?
I social possono essere molte cose. Tra cui un veleno. Se li prendi a piccole dosi e con criterio, ti abitui al veleno e non ti uccide. Se sbagli le dosi, muori. Trovare questo equilbrio non è per nulla facile e credo che andremo incontro a una “fuga di personalità” dal web nei prossimi anni.

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Autoritratto di Roberto Recchioni, preso dal suo account Facebook

Cos’è che non sei ancora riuscito a fare e che vorresti realizzare in tempi ragionevolmente brevi?
Una serie di successo per ragazzini.

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