Assistere ad un incontro di wrestling in provincia porta il disagio al livello successivo

Tutto giusto, tutto sbagliato.

Epic Fail
di Simone Stefanini facebook 20 luglio 2015 10:42
Assistere ad un incontro di wrestling in provincia porta il disagio al livello successivo

Il volantino parlava chiaro: ore 21, wrestling. Impossibile resistere al richiamo di uno spettacolo che evoca in me ricordi di machi supersonici coi nomi ambigui che se le danno di santa ragione, specialmente se abiti in provincia e quella sera c’è davvero poco da fare. Col modello americano ben piantato in testa, vado ad assistere allo show.

Appena giunto, scopro con tremenda mestizia che il palasport non è dotato di aria condizionata, quindi la temperatura si aggira intorno ai 75°, con picchi che superano i 100°, in un’atmosfera di liquefazione e svenimento generale. Tra il non troppo folto pubblico spiccano i veri appassionati, che stanno ai lati del ring e conoscono le formule del tifo, le famiglie con bambini che sono i veri protagonisti del rito della gioia, alcuni nerd, pochi curiosi, uno stronzo. Indovinate chi sono io?

Dei faretti colorati, dei fuochi d’artificio che facevano lo spettacolo americano, nemmeno l’ombra. C’è un ring nel mezzo, sul deserto del parquet, poi luci smarmellate come da foto:

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Questa è la scaletta della serata:

“L’Arrogante Americano” Simon Silas vs “Il Samurai di Ghiacchio” Ronin

“Il Magnifico Modello” Costantino vs “Il Goleador” Nick Lenders

“Il Semplicemente Irresistibile” Bon Giovanni vs “Il Wrestler Più In Forma della ICW” Mark Fit

“La Saetta Verde” Alex Flash & “La Maschera della Giustizia” Pegaso vs “Il Piccolo Grande Luchador” Picchio Rosso & “Il Supersonico” JET

Battaglia Reale

“Il Volto del Terrore” Killer Mask vs “L’Orgoglio Nerd” Max Peach

Gli incontri vengono annunciati da uno speaker con un microfono wireless che sovente smette di funzionare. L’atmosfera somiglia ad un film, tipo “Ti presento i miei” con Ben Stiller diretto da David Lynch. Poi entrano i protagonisti della lotta e lì il cuore perde un battito. Prima il cattivo, che risponde ai boo di disapprovazione con frasi tipo “Silenzio” oppure “Sono il migliore” e delle facce studiate alla bisogna per impressionare i più piccini. Giunge quindi l’eroe, con la sua bella sigla e si prende gli applausi, le strette di mano, i 5 da parte del pubblico. Inizia l’incontro e si capisce subito che più che lotta è teatrodanza misto a cosplay. Schienate, suplex, body slam, schiaffi e voli d’angelo, tutto finto. Ogni colpo sferrato è amplificato da un calcio al ring,  per far rumore ed indurre lo spettatore a crederci, cosa che avevo visto anche in tv ma lì sembrava fatto meglio. Inizio a capire perché i ragazzi che si prestano allo show non è che abbiano proprio il fisico di Hulk Hogan. Sono quasi tutti magrolini, al secondo anno di cardio due/tre volte a settimana, ma non mancano quelli grassottelli, coi seni e l’addome caduco. In ogni caso, i lottatori hanno studiato dai loro maestri d’oltreoceano tutti i colpi di scena: la faccia sofferente che cerca l’incitamento della folla, le schienate premeditate, il finto infortunio, gli psicodrammi danesi sul ring, la litigata col pubblico, la vittoria dopo mille peripezie. Tutto secondo un copione che si vede, è lampante e sarebbe anche divertente, ma saranno le luci, la canicola o il fatto che alcuni lottatori sono sono atleticamente e attorialmente, ma mi trovo immerso in una cosa che non capisco se è una parodia o la cosa vera. Nel dubbio urlo e me la godo, grondante di disagio.

Allo spettacolo non può mancare il lottatore mascherato, il duo tag scorretto, la bella ragazza che accompagna il wrestler dongiovanni, la royal rumble.

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Ecco, in quel preciso momento mi sono gasato sul serio perché qualche botta è volata davvero, come mi ha confermato uno dei ragazzi dai nomi strani che combatteva sul ring. Sentendoli urlare in italiano, sembra di assistere ad una comune rissa tra truzzi fuori dalla discoteca, vestiti però come i Power Rangers. Devo confessare di aver partecipato con tutto il mio entusiasmo a tale manifestazione d’ardore giovanile. La rissa è sempre la rissa, anche quando è simulata.

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Alla fine dello show, un incontro tra cattivi ed eroi, logicamente vincenti, manda tutti a casa con facce felici, soprattutto perché fuori dal palazzetto quantomeno si respira. Dopo un’infanzia trascorsa ad adorare Ultimate Warriors, i Demolition, Hacksaw Jim Duggan e compagnia, oggi ho finalmente capito che questa gente ci fa, che lo spettacolo, se hai più di 5 anni, funziona solo se è fatto bene e che i palazzetti dello sport senza aria condizionata a luglio andrebbero bombardati.

In ogni caso, un’esperienza borderline niente male che consiglio a tutti almeno una volta nella vita perché come diceva Luis Malle, “chi ha subito un danno è pericoloso perché sa di poter sopravvivere”.

Dunque oggi sono più forte, perché sono sopravvissuto anche a questo. Altro che palestra.

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