“L’AIDS è di moda”, la campagna di Convivio è un colpo di genio o una figuraccia mondiale?

Il fin di bene giustifica i mezzi, o forse no. Michele Boroni commenta con noi cosa c’è che non va

Fashion
di Gabriele Ferraresi facebook 5 aprile 2016 11:22
“L’AIDS è di moda”, la campagna di Convivio è un colpo di genio o una figuraccia mondiale?

convivio

Convivio è una mostra mercato benefica per la raccolta fondi a favore di ANLAIDS (Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS) ed esiste dal 1992: fu un’idea di Gianni Versace, che all’epoca riuscì a coinvolgere Giorgio Armani, Gianfranco Ferrè e Valentino. Col passare degli anni Convivio è cresciuto, diventando col tempo una passerella benefica per vip dello spettacolo e della moda soprattutto, come testimoniano per esempio le foto dell’edizione 2014.

Dove troviamo Paola Barale, Simona Ventura, Anna Falchi e buona parte dello stardom emerso tra gli anni novanta e gli anni ’00 in posa languida.

 

Paola Barale, testimonial Convivio 2014  Paola Barale, testimonial Convivio nel 2014

 

Insomma, un’occasione per fare del bene mettendosi in favore di camera, niente di male. Quest’anno però Convivio – in programma dall’8 al 12 giugno 2016 – ha tirato fuori dal cassetto una campagna shock.

Due celebrità di primissimo piano del mondo fashion – Franca Sozzani, direttrice di Vogue in una foto scattata da Terry Richardson, e Donatella Versace – accompagnate dal claim “L’AIDS è di moda“, e poco sotto “in Italia 120.000 persone sieropositive / 4000 nuovi casi di contagio. ‘Io ci metto la faccia, a te chiedo di fare shopping, meglio Fashion Victim che Aids Victim’.“. L’immagine girata con Donatella Versace a quanto dichiarato dall’agenzia che ha curato la campagna non è definitiva, quella di Franca Sozzani sì. 

 

aids moda franca sozzani convivio

 

Abbiamo chiesto a Michele Boroni, giornalista che si occupa e scrive di comunicazione di commentare con noi la campagna: “È l’ennesimo canto del cigno della moda, di quella moda rappresentata da loro. Si attaccano a tutto pur di avere una ribalta, e settimana prossima col Salone del Mobile lo vedremo“. Riguardo alla campagna shock “Mi sembra una tristissima provocazione alla Toscani, ma fatta peggio. Anche perché la seconda chiave di lettura si perde completamente, non ti viene voglia di leggere, di capire“. E chiude sottolineando come “Soprattutto è semanticamente sbagliata: perché quelle due signore lì hanno lavorato sul tema dell’esclusività per tutta la vita, mentre il concetto che esprimono con ‘l’AIDS è di moda’ è esattamente l’opposto“. Insomma, si contraddicono su mille sensi.

La campagna è stata ideata da Ego of WRG Italy, direttore creativo Paola Manfrin, art director Maria Costa e copy Riccardo Ciunci. Abbiamo raggiunto telefonicamente Paola Manfrin, che difende la campagna. E riguardo al caso scoppiato online aggiunge “Ce lo aspettavamo, ne eravamo coscienti. Facciamo Convivio dal 1992, e da allora la percezione della malattia è cambiata, non se ne parla più. Così abbiamo scelto una comunicazione forte. Avendo un target diversificato, abbiamo voluto parlare a tutti“. Il famoso “purché se ne parli”.

C’è chi ha provato a spiegare la campagna così, come se non ci fosse molto da spiegare: “Io direi che la provocazione è talmente lapalissiana ed estrema che non c’è molto da da criticare” commenta Ida Galati su Le Stanze della Moda. Altri su Twitter e Facebook non hanno apprezzato il tono della campagna. Anzi.  

 

“La gatta frettolosa fece i gattini ciechi” e il copy ubriaco scivolò clamorosamente su un’AIDS victim.#convivio

Posted by Valentina Castelli on Monday, April 4, 2016

 

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