La moda raccontata in 10 parole che usiamo ogni giorno ma non conosciamo davvero

L’origine e il significato di dieci termini tecnici diventati ormai di uso comune

Fashion
di Raffaele Portofino 23 giugno 2016 12:10
La moda raccontata in 10 parole che usiamo ogni giorno ma non conosciamo davvero

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Il mondo della moda è per sua natura fortemente visuale: basta un colpo d’occhio per apprezzare, disprezzare all’occorrenza, e anche capire. Ma per spiegarlo, ogni tanto qualche parola può aiutare: ogni abito, tessuto o accessorio che si rispetti ha un nome, che a volte nasce per convenzione, a volte per somiglianza, a volte prende il nome del suo inventore, altre volte di chi l’ha reso celebre. Ha provato a fare ordine la linguista Anna Canonica-Sawina, con il libro Le parole della moda (Cesati Editore), una sorta di piccolo compendio di aneddoti e curiosità in forma di dizionario. L’abbiamo spulciato, e ne abbiamo estratto qualche parola dalla storia interessante.

 

Cachemire (o cashmere, o kashmir)

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La lana più ricercata e pregiata, che si ricava dal pelo della capra dell’omonima regione tra India e Pakistan, ma anche del Tibet e di altre regioni dell’Asia centrale. Ogni capra produce tra i 100 e 200 grammi all’anno di questo vello a doppio strato, che si ottiene pettinando gli animali. Il filato è meno resistente della lana e per questo spesso viene mischiato ad essa, e intessuto con dei motivi che imitano quelli delle stoffe manufatte degli indiani del Kashmir. Ma il termine indica anche il caratteristico disegno multicolore riprodotto su stoffe pregiate (foulard, cravatte, abiti femminili eleganti) a motivi orientali, con le inconfondibili piumette.

 

Burberry

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Lo inventò Thomas Burberry nella seconda metà dell’Ottocento: un tessuto impermeabile in gabardine di cotone, di solito dal colore beige chiaro, per indumenti e accessori. Tra questi c’erano i celebri ombrelli a quadri e il trench omonimo, confenzionato con grande successo già dalla fine dell’Ottocento, con collo piccolo, tasche a soffietto, abbottonatura nascosta. Nel cinema compare spesso e volentieri: addosso ad Humphrey Bogart in Casablanca, a Peter Sellers nella Pantera rosa, a Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, a Meryl Streep in Kramer contro Kramer… e si potrebbe continuare per molto.

 

Strass

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Inventati dal gioielliere viennese Georg Friedrich Strass (1701-1773), che aveva ottenuto un tale successo da essere nominato gioielliere di corte da Luigi XV. Tra le sue specialità però c’era soprattutto l’imitazione dei diamanti, e appunto quei brillanti di vetro opportunamente colorati che inizarono ben presto ad essere usati sugli accessori e sull’abbigliamento e che da lui presero il nome.
Chissà se avrebbe apprezzato Gary Glitter e tutti i glam rocker degli anni Settanta: in fin dei conti sarebbero stati suoi buoni clienti…

 

Bolero

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La giacchetta femminile corta che si porta aperta sul davanti, senza collo né tasche né allacciature, con maniche lunghe e strette o senza, nata sul modello del costume dei toreri spagnoli. Divenne popolare verso il 1864, quando venne lanciato in onore dell’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III di Francia, che era di origine spagnola, e ripreso per gli abiti stile Sans-Ventre negli anni Trenta, e in seguito negli anni Cinquanta. Il termine bolero indica però anche il caratteristico cappello spagnolo di feltro nero a tesa larga.

 

Jersey

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Un tessuto di maglia a punti uguali molto fini, dalla struttura elastica, prodotto anticamente su telaio. Il suo nome deriva dall’omonima isola situata nel canale della Manica vicino alle coste della Normandia dove si trova l’industria di questo tipo di tessuto, che fu impiegato per la prima volta per un capo femminile dall’inglese Lillie Langtry (1852-1929), prima con un tailleur e poi con altri capi che le portarono successo all’Esposizione Universale di Parigi del 1889; durante la Prima guerra mondiale il jersey iniziò ad essere usato anche da Coco Chanel e da allora divenne una stoffa utilizzatissima tanto nella moda pronta quanto nell’alta moda.

 

Kelly

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Questa elegante ma pratica borsa, dai caratteristici pendenti, esisteva già nel 1935, disegnata da John Dumas e prodotta da Hermès: allora era detta Petit Sac Haut à Courroies (ossia “piccola borsa con spalline”). Ma passò alla storia quando Grace Kelly la portò il giorno del suo fidanzamento col principe Ranieri di Monica, e da lì la borsa diventò per tutti “la Kelly”.

 

Oxford

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La città universitaria per eccellenza dà il nome a tre oggetti distinti: la stoffa morbida e porosa impiegata per la confezione di camicie e camicette, tessuta con un numero doppio di fili dell’ordito rispetto a quello della trama e i primi più fini dei secondi; ma anche le scarpe eleganti maschili a stringhe, con la mascherina cucita e le punte leggermente arrotondate, rese popolari proprio dagli studenti di Oxford negli anni Venti, spesso in abbinamento ai pantaloni larghi in flanella grigia, anche questi identificati oggi con lo stesso nome.

 

Jodhpur

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In origine erano pantaloni da equitazione molto larghi sui fianchi e sulle cosce, indossati dall’inizio del Novecento dagli inglesi per il gioco del polo e dalla cavalleria della corona britannica, copiati da un modello indiano di pantaloni portati dai cavallerizzi. Prendono il nome della città di Dschodhpur nella provincia di Radschputana, famosa per l’allevamento di cavalli e per la diffusione del gioco del polo, e furono proposti da Vogue come pantaloni da sci femminili nel 1917: da lì alle passerelle il passo fu breve.

 

Montgomery

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Prende il nome dal generale Bernard Law Montgomery, detto “Monti”, in forza all’esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale: proprio in quel periodo era solito vestirsi con questo giaccone a tre quarti, foderato, chiuso da alamari in pelle e legno, con tasche applicate e cappuccio. Il nome del cappotto gli sopravviverà, ma non in Inghilterra: lì è detto duffle coat.

 

Chanel

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Coco Chanel fu una specie di Picasso della moda e le sue creazioni diventate celebri sono davvero troppe per essere elencate. Basti solo pensare a quante vengono identificate semplicemente con il suo cognome: in primis il tailleur femminile formato da giacca e gonna o giacca e pantaloni, confezionato in caratteristici tweed a quadretti, grossi scozzesi in toni pastello,e interamente bordato in passamaneria di tinta unita, tono su tono con la stoffa base. In secondo luogo proprio la stoffa dei tailleur a quadri più o meno grandi, che viene oggi usata per capi di tutti i tipi. Ma anche la borsa a tracolla di pelle trapuntata, con maniche di metallo a catena, proposta per la prima volta nel 1957, e la calzatura femminile bicolore scollata, chiusa sul davanti e aperta sul tallone, con tacco di 6 centimetri. Per non dire del celeberrimo profumo, che apparve per la prima volta nel 1920, già contrassegnato dal numero 5: leggenda narra infatti che, tra le boccette con le varie fragranze proposte dal profumiere Ernest Beaux a Coco al momento del test, lei avesse scelto la quinta.

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