Slitscape, i paesaggi impossibili di Claudio Sinatti

Dal 20 maggio una mostra al Museo del Novecento di Milano ricorda l’artista multimediale scomparso nel 2014

Fotografia
di Gabriele Ferraresi facebook 18 maggio 2016 12:00
Slitscape, i paesaggi impossibili di Claudio Sinatti

claudio sinatti  Un dettaglio di una delle opere di Claudio Sinatti esposte a Slitscape

 

Chi era Claudio Sinatti? Forse è meglio dire chi è Claudio Sinatti, a vedere quanto è vivo il suo ricordo e quanto è grande l’affetto che lo circonda a due anni dalla scomparsa: artista, writer, video maker e pioniere del video mapping, dal 20 maggio il Museo del Novecento di Milano lo celebra con la mostra Slitscape, dedicata al lavoro fotografico di Sinatti, a cura del fotografo e regista Cesare Cicardini.

Slitscape copre un progetto di Sinatti durato un paio d’anni – tra il 2012 e il 2013 – ed è costruita intorno alle immagini raccolte durante viaggi in giro per il mondo e non solo, anche nella sua Milano, realizzate con la tecnica dello slit-scan: una ripresa fotografica in movimento, a esposizione prolungata, elaborata poi da un software. Sono immagini glitch, ipnotiche, dove l’errore diventa giusto: perché del resto “Chi sbaglia fa giusto“, diceva Achille Castiglioni.

 

 

Quella fotografica nello slit-scan però fu solo una delle tantissime esplorazioni creative di Sinatti, instancabile sperimentatore di tecniche e linguaggi, “fissato con il superamento dei limiti: tecnici, tecnologici, ma anche estetici e fisici“, come scriveva Painé Cuadrelli.

Sempre nel corso di Slitscape vedremo anche il calligrafo Luca Barcellona che “omaggerà l’amico Claudio Sinatti con interventi di lettering site-specific e con la produzione di un inedito lavoro in dialogo con i paesaggi di Slitscape“. Noi abbiamo contattato Cesare Cicardini, regista, fotografo e curatore della mostra.

Cosa aveva di diverso la scena creativa a Milano dei primi anni novanta rispetto a oggi? Tu e Sinatti – e molti altri – ci siete cresciuti, siete partiti da lì
Che la scena era spontanea, non aveva un fine ben preciso. Ora il fine è solo vendere, vendere, vendere, mentre prima c’era un’espressione più autentica. Sai quelle cose che accadono, ma non sai perché? Accadono e basta, non sono ragionate, accadono. Ecco, in quel periodo era così. L’influenza più grossa nella Milano di quegli anni arrivava secondo me da Londra, forse qualcosa dall’America, e noi frequentavamo piazza Sant’Eustorgio: lì sono nati gruppi musicali come i Casino Royale, i Ritmo Tribale, i Tiratura Limitata, insomma, c’era una vera comunità. Una comunità che era nata senza smartphone, o telefonini… e questo era interessante, perché ti muovevi per la città e dovevi entrare per forza dentro alle cose. Quindi ti mischiavi, conoscevi le persone davvero. Adesso magari hai cinquemila follower, ma quelli che conosci sono pochi. Per fare le cose ti dovevi sporcare le mani, o quantomeno andare nei posti.

 

Slitscape, le immagini di Claudio Sinatti in mostra al museo del Novecento  Le metro di Milano vista in slit-scan da Claudio Sinatti

 

La vostra generazione – diciamo i nati nei primi anni settanta – è stata forse l’ultima “costretta” a vedersi per fare le cose
Secondo me sì: magari oggi queste cose accadono ancora in città, magari in posti più periferici. Però in quel periodo queste cose accadevano in centro: il Conchetta è sul Naviglio, Pergola era all’Isola, il Garigliano era in pieno quartiere Isola… adesso sarebbe impensabile. E questo senza fare il malinconico eh, non è che “era meglio prima, era meglio dopo”. Semplicemente, era diverso. Ma ti sentivi più coinvolto, con il corpo, non solo sul web, e vivevi il territorio. Le cose nascono dalla strada. Poi per forza, se devi registrare un disco devi andare in uno studio, ma la creatività nasce dal confronto vero, reale, dalla strada.

Che cosa ricordi di Claudio Sinatti?
Ci eravamo conosciuti in Pergola, poi con Claudio l’amicizia è stata continua durante tutti questi anni: dovevamo collaborare diverse volte, ma poi professionalmente non ci siamo mai incrociati, restando comunque amici. Era un’amicizia e un affetto professionale, parlavamo delle nostre cose, di quello che ci piaceva, di quello che vedevamo, di come si stava evolvendo tutto. C’era moltissima curiosità, eravamo due persone curiose, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo.

 

Slitscape, le immagini di Claudio Sinatti in mostra al museo del Novecento  Uno dei panorami impossibili di Claudio Sinatti in mostra a Slitscape

 

Passando alla mostra che inaugura il 19 maggio: che cosa troveremo?
Troverete 27 foto che sono selezionate da circa 200 scatti che lui ha fatto in un paio d’anni tra il 2013 e il 2014. Claudio in realtà non ha mai prodotto nulla a livello fotografico, faceva foto sì, ma erano cose personali. Quello di Slitscape è un progetto completo, con molte foto e comunque dedicato, in cui ha scelto una tecnica, lo slit-scan, e l’ha portato avanti per un paio di anni. Lo slit-scan si può fare in tanti modi, lui ha scelto un modo e l’ha fatto suo: è stata una scelta di stile. Durante i suoi viaggi ha iniziato a comporre queste immagini, e poi, come ho scritto su Facebook “Era un pomeriggio caldo e assolato di luglio quando ricevetti una telefonata da Claudio Sinatti, mi chiedeva di aiutarlo ad elaborare il suo primo progetto fotografico. Gli risposi, sorridendo, che il mondo era già pieno zeppo di immagini inutili e se davvero voleva contribuire a questa evanescente babele. Ma quando vidi per la prima volta le immagini di Slitscape rimasi colpito, fu come salire su una navicella spaziale che si muoveva senza regole nel tempo e nello spazio, gli promisi da amico che l’avrei aiutato in tutto e per tutto”.

COSA NE PENSI? (Sii gentile)