La solitudine dell’astronauta nelle bellissime foto di Diego Brambilla

Astronauti solitari persi in pianeti lontani

Fotografia
di Sandro Giorello facebook 16 marzo 2016 10:40
La solitudine dell’astronauta nelle bellissime foto di Diego Brambilla

Brambilla diegobrambilla.com - My First Dream

 

Diego Brambilla è un fotografo di grande talento capace di immortalare paesaggi che sembrano alieni. Nato a Milano 38 anni fa, da poco trasferitosi a Londra, Brambilla ci ha colpito per il suo bellissimo progetto My Fist Dream in cui vediamo un astronauta sperduto su un pianeta sconosciuto. È un lavoro dal forte impatto visivo ed emotivo, sia per la scelta delle location, sia per un latente senso di solitudine che difficilmente vi lascerà indifferenti.

“Mi piace realizzare ciò che inizialmente è presente solo in una visione” – spiega Brambilla – “tradurla in una sensazione e convogliarla in un’immagine. Mi piace avere un punto di vista, letteralmente e metaforicamente. Mi piace la capacità della fotografia di creare un rapporto non mediato da parole e al tempo stesso ricco di significati”.

 

 

Come nasce il progetto My First Dream?
L’idea mi è venuta in mente visitando Eden Project in Cornovaglia, dove due enormi biosfere ospitano diversi ecosistemi. La struttura a forma di cupola mi ricordava quella di una colonia spaziale. In quel momento ho pensato che sarebbe stato bello fare un progetto fingendo di esplorare un altro pianeta e di come il confine tra vero e falso sia spesso meno netto di quello che si pensi.

Cosa ti affascina di questo immaginario così lunare e alieno?
Mi affascina principalmente la nostra proiezione rispetto a tale immaginario e quanto esso abbia a che fare molto più con cinema e fiction che con la realtà. Questo processo è talvolta così forte che anche le foto di esplorazioni reali sembrano avere un’aura di finzione. Questo è il meccanismo che ho cercato di sfruttare nel mio progetto. Mi affascina l’idea di quanto questi panorami siano in grado di proiettare lo spettatore dentro un mondo dove il confine tra finzione e realtà sia costantemente messo in discussione.

Come hai trovato queste location così particolari?
Studiando e cercando, usando Google Earth e attingendo alla memoria dei posti che ho visitato come, ad esempio, l’isola di Stromboli. Sono sempre partito da un’idea, un visione precisa, poi ho cercato il luogo più adatto per rappresentarla. Non sempre ha funzionato, ci sono state occasioni in cui ho dovuto modificare la mia idea e adattarmi, altre invece in cui i risultati migliori sono nati da errori fortunati.

 

Diego_Brambilla_MyFirstDream_11 diegobrambilla.com - My First Dream

 

La tuta come l’hai costruita?
È stata una creazione totalmente DIY. Su Ebay ho comprato un casco vintage di un pilota d’alta quota cinese e una dry suit dell’esercito britannico. Ho costruito una pettorina per connettere i tubi del casco usando legno e pezzi comprati in un qualsiasi negozio di idraulica. Non volevo utilizzare l’immaginario NASA, bensì una personale visione di un’astronauta/esploratore.

Dal momento che la citi, la NASA ha da poco pubblicato il suo calendario Vision of The Future. Nonostante sia un immaginario molto diverso dal tuo, questo tipo di mondo spaziale non ti è mai interessato?
Da bambino, come tanti, ero affascinato sicuramente dagli astronauti e dall’idea di altri pianeti e dei loro abitanti. Dopodiché, nel mio progetto, l’astronauta è più che altro una scusa per parlare più della terra e di noi che dello spazio in sé.

Qual è stata la parte più difficile del progetto?
Potrei dirti la scalata sull’Etna o la foto sulla scala a pioli, per cui ci sono voluti due giorni, ma racconterei solo della difficoltà pratiche. In verità la parte più difficile è stato passare da un’ispirazione alla costruzione di un progetto vero e proprio. È un processo lento e lungo, pieno di ripensamenti e difficoltà, ma anche entusiasmante e pieno di soddisfazioni.

 

Diego_Brambilla_MyFirstDream_01 diegobrambilla.com - My First Dream

 

Le foto trasmettono un senso di solitudine molto forte, era il primo sentimento che volevi comunicare?
Diciamo che ho sempre pensato al mio esploratore come qualcuno completamente solo e, in qualche modo,  perso in questo mondo che sta esplorando. Tuttavia non mi aspettavo un senso di solitudine così forte fin dall’inizio, ma mi è subito piaciuto e ho cercato proseguire lungo questa direzione anche nelle foto successive, ma con maggior consapevolezza.

 

Una foto pubblicata da diego brambilla (@brambilladiego) in data:

 

A prescindere dal progetto My First Dream, anche nelle altre foto che possiamo vedere sul tuo profilo Instagram pare ci sia sempre una distanza tra l’uomo e la civiltà. Può essere un’interpretazione corretta?
Mi affascina molto il senso di distacco perché permette una riflessione. Prima di pubblicare un’immagine cerco sempre di chiedermi se dica qualcosa, non importa quanto sia ben realizzata. Per quanto mi riguarda, le fotografie più interessanti sono quelle che pongono degli interrogativi e stimolano un pensiero. Il senso di alienazione è connesso a questo aspetto e, dal mio punto di vista, è molto rappresentativo dei tempi in cui viviamo.

 

brambilla-2 diegobrambilla.com - My First Dream

 

Qual è il tuo film di fantascienza preferito?
Uno di quelli più significativi è stato sicuramente Moon, per via dell’importanza che ricopre il discorso sull’uomo e sul suo ambiente. Per gli scenari solitari, il senso di malinconia e la dinamica di finzione che vive il protagonista. Detto ciò ho divorato per un po’ ogni film, serie o video che parlasse in qualche modo dello spazio, dai più vecchi ai più recenti. Il mio punto di partenza è sempre l’idea dello spazio e della sua esplorazione come creazione sociale e culturale.

Ci puoi anticipare qualcosa sui tuoi prossimi lavori?
In questo momento sono al lavoro su un progetto dedicato alle pressioni che una persona, oggi, riceve dal mondo che lo circonda. Sono interessato soprattutto alle reazioni delle persone, a volte razionali e composte, a volte, al contrario, inspiegabili, assurde e disturbanti.

 

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