Tette, il primo libro fotografico di Elena Atzori

Un’edizione limitata in 100 copie, tutta dedicata ai dettagli del seno

Fotografia
di Gabriele Ferraresi facebook 18 febbraio 2016 10:02
Tette, il primo libro fotografico di Elena Atzori

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Elena Atzori è una fotografa, vive a Roma e ha fatto un libro che ci ha molto incuriosito, perché s’intitola in maniera onesta: Tette.

Sì, si chiama così, e dentro ovviamente c’è solo quello che immaginate. Elena spiega che il libro nasce da “una meticolosa attenzione verso i dettagli del seno, parte imprescindibile nel raccontare una donna”.

Stampato in 100 copie numerate, sarà disponibile dai primi di marzo. Noi intanto abbiamo fatto qualche domanda a Elena.

Ciao Elena, come va? Puoi presentarti per i lettori di DailyBest?
(Durante una seduta degli alcolisti anonimi) Ciao a tutti mi chiamo Elena e sono più di dieci anni dipendente dalla fotografia.

Ho letto che hai cominciato a fotografare intorno ai 16 anni: che ricordi hai di quel periodo?
Mi annoiavo a morte e facevo di tutto per ammazzare la noia. In quel periodo mi piaceva tantissimo disegnare fumetti e credevo che avrei fatto solo quello, poi papà mi regalò una compatta digitale fuji e da li con alti e bassi (causa studio) non ho più smesso. Lo so è una classica storia da nostalgico fotografo romantico però che ti devo dire, è la verità.

Sul tuo account Twitter leggo: aspirante scienziata, fotografa, gattara. A “fotografa” e “gattara” ci arrivo, ma scienziata?
Fin dalle elementari ho sempre desiderato diventare “una scienziata” perchè Scienze era la mia materia preferita (colpa di maestra Pinuccia che con le sue lezioni me l’ha fatta amare) e sognavo da grande di lavorare in un laboratorio per fare esperimenti tutto il giorno. Alla fine ce l’ho fatta, perché in questo preciso momento sono in pausa e ti rispondo dal laboratorio in cui lavoro (per ora).

 

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A scorrere gli hashtag delle tue foto mi pare di capire che scatti con qualunque supporto e formato: hai delle preferenze? 
Sinceramente la preferenza è solo relativa al supporto infatti al digitale preferisco nettamente l’analogico di cui sto esporando e sperimentanto tutte le parti: il tipo di pellicola, la tipologia di macchina, lo sviluppo in bianco e nero e a colori, la stampa (in bianco e nero perchè a colori è più complicato…). Poi se proprio devo esprimere una preferenza, allora ti dico il 35 mm montato sulla mia Mju a cui sono molto affezionata.

Il tuo nuovo libro ha un titolo bellissimo, onesto, morbido: TETTE. Puoi raccontarci come ti è venuta l’idea di farlo?
Non è il mio nuovo libro è il mio primo libro! E’ nato durante una sera passata a risistemare scansioni di negativi ho notato di aver collezionato un buon numero di fotografie di seni, dunque mi è venuta l’idea, che mi divertiva un sacco, di utilizzarle per fare un libriccino che le raccogliesse, e mi sono rivolta all’esperienza editoriale di Nicola Albertin (punto / metallico è il suo nuovo progetto editoriale) che ha accolto di buon grado questo progetto. Abbiamo optato per un titolo cosi diretto perché ci sembrava più genuino per descrivere una parte cosi bella e caratteristica del corpo di una donna che spesso e ingiustamente viene maltrattato dalla censura. E poi fa molto commedia trash italiana anni ottanta di cui siamo appassionati tutti e due.

Cosa troviamo dentro a TETTE?
Tante tette con le loro peculiarità, tutte belle, tutte italiane. Hai mai fatto un intervista tutte queste tette? TETTE, TETTE, TETTE. Senti come suona bene!

In effetti funziona. Dal vivo non ci conosciamo, ma conosco da anni il tuo Tumblr: sei presente online ovunque, da Instagram a Flickr, ma c’è un luogo della rete o dei social media che ami di più?
Ahahah! È vero! Utilizzo molti social da sempre perché sono divertenti e sono molto utili per far conoscere ciò che si crea agli altri in maniera facile e rapida. Account Flickr è il più vecchio che ho utilizzato, sopratutto agli inizi, anche se ora lo sto trascurando perché dopo gli ultimi cambiamenti che hanno apportato non mi piace più come prima. Tumblr mi è sempre piaciuto sia per l’estetica che per la sua politica easy sulle immagini di nudo; però il mio preferito è sicuramente Instagram che ho da poco più di un anno. Sono attirata da Snapchat anche se non ho ancora ben capito a cosa serva.

Quali sono i tuoi progetti fotografici cui sei più affezionata?
Quest’ultimo perché fin da piccola ho sempre desiderato fare un libro. Certo, dieci anni fa pensavo più alla narrativa o ai fumetti però anche le foto delle tette vanno bene anzi, mi riescono meglio.

Qual è la foto cui sei più affezionata?
Si esiste e non è una foto scattata da me (perché sono una di quelle persone che non è mai soddisfatta al 100% e “sua figlia è brava ma potrebbe fare di più”) bensì delle classiche foto ricordo che hanno fatto a me il carnevale del 1990. Non so perché mi sono tornate in mente ma qualche giorno fa avevo voglia di rivederle quindi mi sono fatta mandare da mio papà delle scansioni, che per quanto sono vecchie quelle foto non si staccano più dall’album senza rovinarle. Adesso potete piangere tutti.

 

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Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ammazza non ho nemmeno finito questo che subito devo pensare ad un altro progetto! Tutti questi progetti! Tutti a progettare! In realtà di idee ce ne sono, le sto discutendo ed elaborando con alcune persone che ho conosciuto ultimamente e altre che conosco da molto tempo. Io faccio le fotografie.

Cosa c’è nella tua borsa?
La mia borsa è uno zaino/borsa di Mary Poppins con dentro un pc portatile che mi porto sul groppone cinque giorni su sette, il portafogli, il portamonetine, le chiavi di casa e quelle del laboratorio, una trousse con dentro tremila cerotti perché non si sa mai, una compattina a rotazione perché c’è sempre qualcosa da fotografare in giro, un ombrello di alluminio così pesa poco e in questo periodo ho aumentato la quantità di fazzolettini smocciolati a causa di un virus che, come si dice, sta girando.

Grazie Elena.
Tette si trova sul sito del suo editore, Aalphabet

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