La storia di Ulisse Bezzi, il fotografo di 90 anni diventato virale

Una storia incredibile, di quelle che la Pixar trasforma in film bellissimi

Fotografia
di Gabriele Ferraresi facebook 23 dicembre 2015 17:00
La storia di Ulisse Bezzi, il fotografo di 90 anni diventato virale

ulisse12home Huffington Post - Uno scatto di Ulisse Bezzi

 

Ulisse Bezzi ha 90 anni e vive a San Pietro in Vincoli, frazione di Ravenna: Ulisse è un fotografo, un grande fotografo contadino. Per tutta la vita infatti ha lavorato nei campi, nei suoi frutteti, scattando nel tempo libero, finché un giorno è diventato virale: come mai?

La notizia: parte delle sue foto sono state acquistate dalla Keith De Lellis Gallery di New York, galleria che ha ospitato tra gli altri lavori di Avedon, Cartier-Bresson, Man Ray. Uscita sull’Huffington Post il 13 ottobre, la storia di Ulisse aveva tutte le caratteristiche emozionali per funzionare: la scoperta di qualcosa di nascosto, l’emozione di vedere riconosciuti decenni di fatica, un protagonista così commovente che se lo trova la Pixar, ci fa un film. Così poi sono arrivati L’Huffington Post US, My Modern Met e altri. Se volete ascoltare il signor Ulisse raccontare in prima persona la sua storia, una decina d’anni fa Alessio Fattori gli aveva dedicato un breve documentario, lo trovate sul suo canale Youtube.

Così la storia di Ulisse ha fatto il consueto tour virale a colpi di migliaia di share che fanno le notizie quando colpiscono al cuore. Una storia alla Vivian Maier quella di Ulisse, così si è letto in giro, e in effetti le foto di Bezzi, almeno quelle circolate online in questi giorni, hanno davvero una forza fuori dal comune: ricordano alcuni lavori di Mario Giacomelli dei primi anni sessanta, ma è riduttivo accostare Bezzi a Giacomelli. Quelle di Bezzi sono immagini potentissime, bucano la mediocrità cui abbiamo abituato l’occhio e soprattutto la testa.

Bezzi è Bezzi, non è la copia di qualcuno. E scommetto che se avesse avuto più tempo per viaggiare avrebbe tirato fuori qualcosa di straordinario almeno quanto i reportage dei primi anni sessanta proprio di Giacomelli. Purtroppo Ulisse, malgrado il nome di battesimo, ha viaggiato meno di quanto avrebbe potuto: legato alla sua terra ha però camminato moltissimo, nelle campagne, o si è spostato a bordo del suo Galletto Guzzi, con cui andava in giro a cercare ispirazione. Volevo saperne di più, così l’ho chiamato, mi ha risposto la moglie, gentilissima, che lo ha interrotto proprio mentre Ulisse stava andando a fare un sonnellino. Ci sta: eravamo giusto dopo pranzo, e quella del riposino è un’usanza di grandissima civiltà.

Che effetto le ha fatto vedere riconosciuto oggi il suo lavoro? Le sue foto sono dappertutto in questi giorni
Mi ha fatto molto piacere, ci mancherebbe! Ho sempre avuto la passione della fotografia, ma mai avrei pensato di arrivare a un traguardo del genere, davvero, impensabile, è capitato. Poi cosa vuole, noi due non abbiamo il computer… ce l’ha mio figlio, ma sa: noi non siamo moderni, non ho mai cercato di usarlo il computer, è troppo complicato, avevo paura di non riuscire a imparare. Anche con le macchine fotografiche digitali, sono troppo complicate, alla mia età farei fatica.

Mi racconta com’è andata con la galleria di New York?
Tre, quattro anni fa è venuto questo gallerista da me, e ha preso le foto. Ma io ormai non ci pensavo più, erano già passati degli anni! Avevo fatto in tempo a dimenticarmi, mica me l’aspettavo che uscisse tutto ora.

 

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Cosa coltiva nei suoi campi?
Ah qui a San Pietro in Vincoli è pieno di frutteti! Io coltivo pesche, pere, e mele. La vita nei campi è stata una necessità: mi sarebbe piaciuto studiare, ma in fondo la mia vita era qui e qui sono rimasto. Ma è andata bene: San Pietro in Vincoli non è cambiato, i frutteti c’erano e ci sono, le persone sono molto cordiali, oggi come cinquant’anni fa.

Una vita felice. Come teneva insieme la fotografia e il lavoro nei campi?
Non dovendo timbrare il cartellino e lavorando a casa mia ero libero, e ogni attimo che potevo mi prendevo il tempo. La notte, o a volte bastava anche una giornata di festa.

C’è qualche macchina fotografica che ricorda di avere usato?
Sicuramente all’inizio la Kodak Retinette, poi ho avuto anche una 6×6, ma non mi ricordo di che marca… e adesso una Yashica.

 

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Le prime foto della sua vita se le ricorda?
Ah sì, avrò avuto una trentina d’anni, all’epoca fotografavo soprattutto i parenti, e i loro figli, sono stati sempre molto gentili, non mi hanno mai ostacolato nella mia passione.

E sua moglie cosa dice della sua passione?
Mia moglie è molto critica! Sfoglia le foto, se le guarda, mi dice “Questa sì, questa no”, è un aiuto importante per me.

Da quanto siete sposati?
(chiede alla moglie, NdR) “Ma da quant’è che siamo sposati” risposta della moglie “Da 51 anni”*

Ma è vero che vuole smettere con le foto?
Non è mica vero, anzi! Se trovo degli spunti interessanti, fotografo ancora. Ma quand’ero più giovane era più facile, potevo muovermi, magari prendevo il Galletto [scooter Moto Guzzi prodotto tra il 1950 e il 1965, n.d.r] e mi spostavo, andavo in giro, adesso è più complicato.

E a proposito di muoversi, a New York, a vedere le sue foto non vorrebbe andare
Mica detto che non ci andrò, può darsi che ci vada eccome a New York!

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