Che bella l’ansia! I problemi di tutti raccontati dalle vignette di Mattia Labadessa

Il giovane fumettista napoletano ci ha raccontato il suo mondo: e come la sua popolarità sia esplosa postando una vignetta su Facebook

Fumetti
di Sandro Giorello facebook 20 ottobre 2016 09:58
Che bella l’ansia! I problemi di tutti raccontati dalle vignette di Mattia Labadessa

labadessa-intervista shockdom - Mattia Labadessa – Le cose così

 

Vi avevamo già presentato in anteprima alcune tavole del suo esordio, Le cose così, edito da Shockdom. Ora possiamo raccontavi meglio chi c’è dietro a quel cinico pennuto giallo e rosso che ha portato una ventata di novità nel mondo del fumetto italiano.

Mattia Labadessa è un giovanissimo illustratore napoletano che, quasi per gioco, ha abbandonato i suoi tradizionali lavori di grafica e si è cimentato con le vignette. In pochi mesi la sua pagina è esplosa – oggi supera abbondantemente i 280.000 like – e noi tutti ci siamo subito affezionati a questo personaggio buffo e insicuro che non ha paura di raccontarci le sue ansie e i suoi ragionamenti sulla vita.

Poche settimane fa Mattia era al Romics per il suo primo firmacopie in assoluto, l’abbiamo intervistato partendo dalla domanda più ovvia

Qual è il segreto del successo di Labadessa?
Non c’è un segreto, come non credo esista la guida che ti spiega come avere successo su Facebook. Forse ha funzionato quell’aspetto leggermente imbarazzante presente nelle mie vignette che va a toccare determinati nervi scoperti di molte persone, ma non è nulla di nuovo e non sono certo il primo a fare una cosa del genere. Magari sono stati più fattori messi insieme – la scelta dei colori, i tic del mio personaggio, etc – ma è inutile parlarne adesso, è ancora tutto così precario. Io non so come andrà a finire questa storia.

 

 

La tua carriera da fumettista quando inizia ufficialmente?
Direi da pochissimo, mi sono sempre considerato molto più un illustratore che un fumettista. Disegno da sempre, poi, lo scorso dicembre, ho aperto la pagina Facebook e ho sperimentato questo stile più ironico che si discostava abbastanza dai miei lavori tradizionali. Nonostante abbia cambiato radicalmente strada, direi che le cose sono andate piuttosto bene.

E che differenza c’è tra il Labadessa fumettista e quello illustratore?
Da illustratore non hai per forza bisogno di dire qualcosa, puoi essere anche molto criptico e concentrarti solo sul tuo stile estetico. Anche nelle vignette lo stile è molto importante ma cambia il mezzo: devi essere più semplice e minimale, soprattutto su Facebook.

La tua pagina Facebook è letteralmente esplosa nel giro di pochi mesi, mi spieghi come è andata?
Per i primi mesi non ha mai superato i 30 like, poi ho pubblicato la vignetta dell’Ansioso e il sonno, ed è esplosa. Piccola curiosità, quella vignetta non nasceva così: era una delle prime che avevo realizzato e, appena postata, non aveva ricevuto così tanti like. Non mi convinceva nemmeno, una mattina l’ho rifatta scrivendo testi diversi e ridisegnandola da capo. Appena ripubblicata le notifiche sono impazzite, la pagina in un giorno solo ha preso 20.000 like. Magari in seguito ci sarei arrivato lo stesso a quei risultati, ma il fatto che l’unica volta che ho deciso di ridisegnare una vignetta questa abbia fatto esplodere la pagina, ecco, l’ho preso come un segno del destino. È stata la mia fortuna.

 

12321328_459768264227684_1042083069774386263_n Labadessa

 

Il motivo per cui disegni lo sai?
Voglio esprimere un po’ la mia filosofia di vita… oddio, non so quanto l’ansia possa essere considerata una filosofia [ride]. Diciamo che è il mio approccio alle cose, vivere sapendo che nulla ha senso. Sembra una visione assolutamente pessimistica ma, in realtà, mi sono reso conto che è un tipo di visione che hanno quasi tutti.

L’ansia come la combatti?
Non la combatto, ci convivo. Perché l’ansia non la reputo nemmeno una cosa negativa, sai? Una persona ansiosa, in genere, lo è perché pensa e riflette continuamente su quelle che possono essere le dinamiche della vita: non si ferma mai al primo ragionamento ma vuole sempre andare oltre. E non parlo solo dell’importanza della vita o l’accettazione della morte, possono anche cose più stupide come gli esami, rivedere una persona che era con te alle medie o altre banalità che fanno parte del tuo quotidiano.

Hai ma sofferto di depressione?
No. Sembra assurdo dirlo ma per me l’ansia rappresenta un aspetto costruttivo del mio carattere. Pur essendo qualcosa che mi blocca o che mi fa sudare come un pazzo in situazioni che altre persone considererebbero normali, non ha mai toccato livelli così seri come la depressione.

Si può dire che hai un humour nero?
Non saprei. Ci sono alcune vignette, più ciniche se vuoi – come quella dove il figlio vede il padre che si spara o quella del padre pedofilo – che stanno più a lato del mood generale del libro ma hanno anche loro un significato ben preciso, non sono semplici divertissement.

Fammi un esempio.
Prendi quella del “Padre suicida”: il figlio gli chiede che cos’è la morte e lui si spara. Il fatto che ci sia un castello di carte che rimane immobile in tutte le quattro vignette rappresenta la consapevolezza del bambino di fronte alla morte. È quello che dobbiamo fare, non crollare. Sappiamo cos’è la morte, ci facciamo tremila pippe mentali ma quando ci capitiamo davvero davanti riusciamo a trovare la forza di rimanere in piedi. Magari non tutti ci riescono davvero, ma quello era il pensiero che volevo comunicare.

 

labadessa-padre shockdom - Mattia Labadessa – Le cose così


Siamo partiti subito con temi pesanti ma in realtà a te piace ridere, vero?
Certamente, uno dei fumettisti che apprezzo di più per la sua ironia è Leo Ortolani. Mi piace molto come usa le pause: struttura le sue vignette come tante inquadrature di un film, che poi è una cosa che faccio anche io.

Quanto ci metti per disegnare una vignetta?
Dipende, normalmente impiego più tempo a pensare al concept della vignetta che alla sua realizzazione vera e propria. Per un tavola, in media, ci metto circa un’ora, un’ora e mezza, non di più.

E qual è quella che ti rende più orgoglioso?
Ti direi quelle di cui ti parlato prima, ovvero le vignette simili a quella del padre suicida, hanno aperto un filone nuovo che mi piace molto. Ovviamente non disdegno anche il resto, ho costruito un libro intero sull’analisi dell’ansia e dell’imbarazzo, sarebbe assurdo rinnegarlo. Una vignetta che continua a piacermi molto è quella dedicata alla musica.

 

labadessa-musica shockdom - Mattia Labadessa – Le cose così


L’idea di dedicare un capitolo del libro alle Cose sincere come ti è venuta?
Mi sono reso conto che molte delle vignette pubblicate avevano questa sorta di confessione verso il pubblico, come ammettere che se venisse il terremoto il mio primo pensiero cadrebbe sulla figura di merda che farei scendendo di casa in ciabatte. Ho deciso di dedicare una parte del libro a questo spaccato di sincerità in cui, magari, anche qualcun altro si può ritrovare e dire “cazzo, finalmente qualcuno l’ha detto”.

Un altro elemento ricorrente è che ti piace bere.
[ride] Purtroppo, sì. Sono giovane, ho 23 anni, magari sono ancora in quella fase del “se stasera non bevo non mi diverto” ma, ecco, non posso definirmi un alcolizzato.

 

labadessa-bar shockdom - Mattia Labadessa – Le cose così


E cosa ti piace di più del bere?
Ci tengo a ribadire che sono una persona equilibrata. Ammetto che ci sia stato un periodo dove, una volta a settimana, scendevo al bar, mi bevevo il panico, poi una bella vomitata a si tornava a casa dormire. Sarà banale dirlo ma l’alcool abbatte tutta una serie di barriere e ti aiuta a comunicare meglio con gli altri. Se fossi un minimo brillo ti assicuro che prenderei con molta più leggerezza il firmacopie di oggi, ma disegnerei di merda [ride].

Com’è il tuo rapporto con i fan?
Bello, lo definirei così. Mi dimostrano un sacco di affetto e tutti i messaggi che ricevo mi sembrano davvero e genuini. Al di là del numero di like, l’idea di fare dei disegni in cui qualcun altro si possa ritrovare è straordinario.

 

unnamed-5 Shockdom-store.com - Mattia Labadessa

 

Non ti spaventa metterti così a nudo confidando a tutti anche i tuoi lati più intimi e profondi?
Non mi spaventa perché ho scoperto che sono le cose più comuni del mondo. Immagina se fosse accaduto il contrario, ovvero se venissi considerato un folle che pubblica cose senza senso. Il fatto che la gente si rispecchi così tanto nelle cose che faccio mi ha dato sicurezza. Insomma, non siamo soli.

Mettere qualche paletto prima o poi sarà necessario, no?
In realtà li sto già mettendo, mi piace ad esempio fare vignette diverse, come quella del padre già citata, che non necessariamente coinvolgono la mia sfera emotiva più intima. Si può essere creativi in tanti modi, ma vorrei continuare a parlare del mio quotidiano. Ci tengo tantissimo e sto notando che le mie vignette spesso diventano lo stimolo per discussioni davvero interessanti tra i commenti. Non dico di essere una fonte d’ispirazione…

…ma i tuoi lettori ti adorano. Ho capito.
[ride] No, dai non mi far passare per quello che non sono. Non faccio le cose per avere l’approvazione degli altri ma sto notando che spesso le persone che commentano le mie vignette lo fanno in maniera molto intelligente e, anche quando non piacciono, non scadono mai nell’insulto gratuito.

Hai paura del giudizio degli altri?
So che la mia strada è questa, nella vita io devo disegnare e, qualsiasi cosa accada, io continuerò disegnare. Sul lavoro riesco a credere in me stesso in una maniera tale che quasi mi stupisce. Certo, non puoi piacere a tutti e quando ricevo una brutta critica qualche domanda me la pongo anche io ma, a livello lavorativo, ho una grande autostima. Per tutto il resto, invece, sto messo piuttosto male [ride].

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