Donato Sansone: capolavori d’animazione tra sogno e incubo

Oscuro e beffardo al tempo stesso, abbiamo incontrato uno degli artisti e animatori italiani più famosi in Europa che sarà tra i protagonisti del festival Visible di IED Torino

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di Andrea Girolami facebook 12 maggio 2016 10:09
Donato Sansone: capolavori d’animazione tra sogno e incubo

Quando con Donato ci sentiamo al telefono la sua voce squillante e affabile è una prima sorpresa. Dopo aver passato diverse ore a studiare il suo lavoro a metà strada tra il videomaking e l’illustrazione, l’immagine mentale che ne viene fuori è quella di un artista spiritoso ma anche umbratile e a tratti oscuro. Tutto il contrario della persona gentile e affabile che è dall’altra parte della cornetta. Quando si ha a che fare con Donato non bisogna dare nulla per scontato. Da più di 10 anni quello di Sansone è uno dei nomi più interessanti e celebri a livello internazionale per quanto riguarda l’animazione video. Scorrere i premi che ha ricevuto è come leggere il cursus honorum di un gran generale: i suoi corti sono stati selezionati al festival di animazione di Annecy e a quello di Clermond-Ferrand, è stato realizzato un documentario su di lui dalla francese Canal+ e di Sky Arte, ha girato videoclip per Subsonica e Verdena. Persino la leggendaria rivista francese Cahiers Du Cinema gli ha dedicato un articolo seguendolo sin dai suoi primi passi.

Il prossimo 14 maggio Donato Sansone sarà tra i protagonisti di Visible, l’evento organizzato dallo IED di Torino dedicato alle arti visive e al design editoriale. Durante una sola giornata si alterneranno: 14 speech, 4 workshop, 4 letture portfolio, 1 mostra mercato, 2 special speech con la Spagna, paese ospite di questa edizione. IED Torino ospiterà per l’occasione più di 35 creativi fra designer, illustratori, art director, fotografi, visual artist del calibro di Joe Oppedisano, Fabio Lalli, Stefano Faravelli e Paolo Armelli, Davide Calì, Cinzia Ghigliano, Luca Pitoni, Nerdo, Studio Fludd, Illo e Boumaka solo per citare alcuni degli altri protagonisti che interverranno e animeranno questa seconda edizione del festival.

 

visible16-02  Visible 2016

 

Nessuno nella mia famiglia si occupa di arte, i parenti dalla parte di mia mamma sono boscaioli da generazioni, mio padre è muratore, siamo 18 o 20 cugini di primo grado e nessuno ha interesse in queste cose, insomma non so da dove sono uscito fuori“. Donato inizia a raccontarci la sua storia appena aperta la porta di casa, un bell’appartamento che condivide con altri ragazzi al centro di Torino. “Vengo da un piccolo paese in provincia di potenza, si chiama Bella, prima del terremoto degli anni 80 che l’ha buttato giù era più antico, pieno di palazzi, di cunicoli e scale, ora ha perso un po’ di quella bellezza“. Donato ci prepara un caffè mentre ci prepariamo a fare una prima serie di scatti qui a casa sua, intanto continua a raccontarci come è finito per diventare uno degli artisti-animatori più bravi e riconosciuti in Italia e in Europa. “Per fare l’Accademia di Belle Arti sono andato a Napoli dove ho vissuto 7 anni e poi sono venuto a Torino nel 2001. Ho sempre avuto un interesse per la creatività. Prima era la pittura, anche se non ho mai dipinto tantissimo essendo molto pigro, poi quando ho scoperto MTV e ho iniziato a vedere i primi videoclip ho capito che volevo fare quello. Non ho iniziato subito a girare video, prima non era così facile avere una telecamera. Poi sono venuto a fare la scuola d’animazione qui a Torino che è un distaccamento del centro sperimentale di Roma. A 27-28 anni ho iniziato a usare il computer e sperimentare come un matto“.

Per essere uno che vive lavorando al computer hai iniziato ad usarlo molto tardi
È stato come quando danno ad un bambino il giocattolo che ha sempre sognato, passavo le ore davanti al computer a fare esperimenti con istinto e intuizione e con i pochi elementi che ci davano a scuola. I programmi con cui lavoravo erano gli stessi di adesso After Effects, Photoshop, Premiere e con tanti disegni fatti a mano. Ho imparato velocissimamente, non tanto per intelligenza quanto per passione, ho iniziato subito a fare effetti speciali: avevo troppo voglia.

 

 

Come è stato passare da una forma espressiva tradizionale come la pittura ad una digitale come l’animazione?
Per me è stato come cambiare uno strumento, anche a livello di idee mi ispiro molto alla pittura, ci sono anche molti progetti che voglio fare, ho la testa piena di idee, ho una cartella di video da fare che si riempie sempre di più.

 

Donato Sansone Chiara Esposito - Donato Sansone al lavoro

 

Com’è la tua giornata tipo?
Più che giornata vado a periodi, cerco di lavorare il meno possibile e seleziono molto le richieste che mi arrivano. Faccio le cose commerciali per vivere bene e non farmi mancare l’essenziale ma appena ho un po’ di budget porto avanti i miei progetti, i miei corti. A volte le cose coincidono come con l’ultimo corto finanziato da Canal +. Più spesso però gli impegni commerciali e personali sono come due strade parallele e io passo dall’una all’altra, è un processo un po’ stancante.

Raccontami la tua partecipazione al progetto Dessine Toujours prodotto dalla francese Canal+
Per il mio corto Journal animè ho comprato per un mese il quotidiano Libération, sfogliandolo e facendo interventi grafici sul giornale giorno per giorno. Col materiale raccolto in tutto questo tempo ho costruito una storia animata. Mi sono fatto aiutare dal mio produttore che è più informato sulla politica francese da cui io sono piuttosto lontano. Ovviamente il tutto è stato profondamente influenzato dagli attentati di Bataclan che sono accaduti proprio in quei giorni. Avevo molti dubbi su quel lavoro ma è piaciuto tantissimo sia al pubblico che ad esperti del settore.

 

 

Il tuo immaginario solitamente sovrannaturale è improvvisamente entrato nella cronaca
È vero e per la prima volta ho avuto bisogno di qualcuno che mi seguisse sul versante politico e sociale. Leggo il giornale tutte le mattine ma mi interessa di più la cronaca soprattutto quella nera. Ora il corto è in selezione ad Annecy ed è stato scelto per aprire il festival di Clermond-Ferrand. La tecnica di intervenire sulle immagini mi piaceva, l’avevo già utilizzata nel video dei Verdena ma il fatto di unire scene distanti tra di loro non mi fa impazzire, vorrei fare qualcosa di più coeso.

 

Donato Sansone Chiara Esposito - Donato Sansone

 

Come nascono i tuoi videoclip? Sono i musicisti a cercare te o viceversa?
I Subsonica mi hanno cercato, conosco bene il loro chitarrista Max Casacci. Dieci anni fa avevo fatto un video per gli Afterhours perché Manuel Agnelli aveva visto le mie cose e si era appassionato, ci teneva che lo facessi io, è stato il primo video che ho fatto uscito dalla scuola. Ho fatto anche un lyric video per Francesco De Gregori che per me è un vero mito. Nei miei ascolti passo senza problemi da i Nine Inch Nails alla Donna cannone da Diamanda Galas a Mia Martini. Tutto ciò che è genuino per me è bellezza.

 

 

Qual è stato il video che ti ha cambiato la vita, quello che hai visto e hai deciso di fare questo mestiere?
Tutti i lavori di autori storici come Michel Gondry, Chris Cunningham e Spike Jonze, però più che di registi, parlerei di musica. Dai video dei Nirvana a quelli dei Nine Inch Nails: sono stati loro che mi hanno fatto capire che volevo fare questo lavoro. Quando facevo la scuola non facevo animazione perché volevo fare le cose di riprese dal vivo, poi ho realizzato che era troppo dispendioso e ho capito che se volevo divertirmi e fare quello che volevo dovevo partire dall’animazione. Una sorta di ripiego iniziale che mano a mano mi ha coinvolto sempre di più.

 

I tesori di Donato Sansone Chiara Esposito - I tesori di Donato Sansone

 

Tra i nomi che spuntano fuori più spesso parlando del tuo lavoro c’è quello di un regista come Chris Cunningham
Lui mi ha influenzato molto, ci ho messo un po’ anche per staccarmi da quell’immaginario. La prima volta che ho incontrato i suoi video è come se avessi visto quello che avevo nella mia testa. Non è facile allontanarsi da un certo tipo di immaginario, cercare di trovare una propria personalità, è un lavoro per cui ci vogliono anni. Questa cosa avviene quasi naturalmente quando inizi a vedere il mondo con i tuoi occhi e ti accorgi di avere uno sguardo particolare come lo abbiamo tutti, solo che spesso lo sottovalutavo. Ho iniziato a liberarmi da qualunque cosa mi avesse formato e ho recuperato la mia genuinità. Ad esempio in un video come Videogioco ero al bar con degli amici e mi son detto: se dovessi fare una pagina in movimento con i giornali come potrei fare? Bisogna dare importanza anche alle cazzate che spesso possono avere un peso incredibile se gli diamo il giusto senso. Il confine tra la cosa fatta per scherzo e cosa seria è molto sottile. Quello che fa la differenza poi è la qualità del lavoro. Se ad esempio prendiamo i film che vediamo al cinema, le storie si possono somigliare tutte, è la qualità del racconto poi. Il mio film preferito è Strade perdute di David Lynch: alla fine è una storia d’amore ma è il modo in cui è raccontata e vissuta che fa la differenza.

 

 

Il fondo del caffè sul tavolo si è posato da un pezzo ed è il momento di fare un giro nel quartiere. Oggi a Torino c’è una sole bellissimo e in via Po il passeggio è sostenuto. “Torino è la mia casa” ci dice Donato “Ha una dimensione onirica e magica, c’è il bosco. Torino la sento mia più del paese in cui sono nato, c’è un libro che si intitola Torino è casa mia (di Giuseppe Culicchia NDR) e se lo leggi capisci quanto è vero“. Senza neanche accorgerci arriviamo alla Cavallerizza Reale di Torino, un enorme spazio in centro città occupato da più di due anni e sembra incredibile che prima qua fosse tutto in uno stato di completo abbandono. Edifici storici circondano ampi cortili, Donato mi racconta delle feste che animano molte delle serate nel quartiere, adesso però è ancora mattina e gli unici a passeggiare da queste parti siamo noi e un pittore un po’ picchiatello che parla da solo in un angolo. “Lui lo conoscono tutti, ha delle storie incredibili da raccontare” suggerisce Donato, per il momento decidiamo però di non disturbare il suo soliloquio e continuiamo a parlare di mostri sacri del cinema: “A me piacciono le cose oniriche e surreali, sia quelle più fantastiche alla Tim Burton che quelle più cupe alla David Lynch. Oltre a queste i film i film della Disney: uno di quelli più importanti per me è Nel fantastico mondo di Oz, sono film che mi hanno formato ancora più dei videoclip

 

Donato Sansone Chiara Esposito - Donato Sansone

 

Questa cosa del fantastico e del tornare bambini si ripete spesso spesso nei tuoi lavori
Si perché la morte di tutto è nell’abitudine, l’abitudine annienta le cose, prendi un oggetto qualunque e a forza di guardarlo questo muore. Quindi mantenere lo sguardo del bambino vuol dire vedere una cosa meravigliosa.

Dal tuo corto Videogioco a tanti altri tuoi video è come se partissi da una cosa analogica e poi riuscissi a trasformarla in digitale
Sono quelle classiche cose che accadono quando uno della mia generazione, che non è nato col digitale, incontra questo linguaggio. Quando ho fatto l’accademia negli anni ’90 nella scuola non c’era neanche un computer, non c’era proprio quell’idea e io vengo da quella formazione pratica e fisica delle cose.

 

Donato Sansone Chiara Esposito - Donato Sansone

 

Alcuni dei tuoi video mi ricordano quelli di un altro regista italiano: Virgilio Villoresi
Mi piacciono molto le sue cose, ci conosciamo e siamo amici, paradossalmente è lontano dal mio mondo perché lui è sicuramente più fiabesco ma riesce a tenere la genuinità delle cose fatte a mano in un contesto però digitale. Oltre a lui ovviamente mi piace Blu che ritengo uno dei più bravi anche se di video ne fa pochi ma sono sempre bellissimi.

Nei tuoi lavori giochi spesso col tuo viso, la tua faccia, il tuo corpo
Perché è ciò che ho a portata di mano senza dover rompere le palle a qualcun altro, quando ho un’idea la voglio sviluppare subito e sono molto istintivo. Quando mi rivedo in video spesso mi ritrovo pure bello, è divertente essere contemporaneamente protagonista e manipolatore. Penso di essere modesto ed egocentrico al tempo stesso, ecco perché sono così esibizionista nei miei video.

 

Un dipinto di Donato Sansone Chiara Esposito - Un dipinto di Donato Sansone

 

Ultimamente ti diverti molto anche con i formati brevi, usi parecchio Instagram
Per me Instagram è un deposito di idee, amo la brevità ma a volte queste clip sono poco incisive. Un corto tradizionale è ancora molto più capace di farsi notare. Però sono convinto che si possano fare cose importanti anche nel piccolo formato, in fondo siamo diventati un mondo di pigri e le persone vogliono sempre cose più brevi in cui ci sia un lampo d’invenzione, su internet ormai si fa fatica a vedere cose più di due o tre minuti. Molti corti che mi inviano li scarico e li guardo in tv, davanti allo schermo del computer non è proprio possibile. Non a caso sono tornate di moda le GIF animate.

 

 

Spesso parli delle tue inquietudini, le stesse che per anni ti hanno addirittura impedito di allontanarti da Torino, in che modo influenzano il tuo lavoro?
C’è gente che dice che il dolore è creativo e io non capisco, per me non lo è per niente. Forse i processi mentali del dolore ti danno delle suggestioni ma quando io sono preso dall’angoscia e dall’ansia non riesco a fare nulla, a me piace creare quando sto bene. La creatività e legata al benessere non al dolore.

 

[Questo contenuto è stato prodotto in collaborazione con IED Torino]

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