L’importanza del disegno: intervista incrociata tra Alessandro Baronciani e Virginia Mori

Due tra i migliori illustratori italiani del momento raccontano la propria storia

Illustrazione
di Marco Villa facebook 14 marzo 2016 15:09
L’importanza del disegno: intervista incrociata tra Alessandro Baronciani e Virginia Mori

alessandro baronciani virginia mori  Alessandro Baronciani e Virginia Mori – Foto Gabriele Ferraresi

 

Alessandro Baronciani e Virginia Mori parteciperanno alla mostra Fire & Desire, a Milano dal 15 al 27 marzo

Sono due tra i più importanti illustratori italiani del momento, due talenti assoluti del tutto diversi per stile e attitudine, eppure accomunati da un percorso non così diverso. Dal 15 marzo sono in mostra a Milano all’interno dell’esposizione Fire & Desire e per presentarvi il loro lavoro abbiamo organizzato una intervista incrociata sul tetto della redazione di Dailybest.

 

VIRGINIA MORI INTERVISTA ALESSANDRO BARONCIANI

Quando hai trovato lo stile che ti contraddistingue e come hai capito che avresti continuato su quella strada?
All’inizio si pensa sempre che lo stile sia dato dalla tecnica. E infatti mi sbagliavo. Usavo il pennino e il pennino si spaccava continuamente. La china delle boccette è corrosiva. l’ho capito tardissimo. Rovina sempre le punte, per non parlare dei pennelli: la china li seccava e apriva la punta. A scuola che mi ricordo solo Denis Agostinelli riusciva a lavorarci. Io ne dovevo comprare uno alla settimana. per fortuna costavano poco. Mi piaceva Lichtenstein (Roy, non lo Stato), ma ero enormemente influenzato dai Manga. Quindi cercavo di riprodurre quei disegni cercando di pulire le linee. Quello che si dice nel mondo del fumetto “linea chiara”. Disegnavo tanto in quegli anni e me lo potevo permettere perché facevo il corso di perfezionamento a Urbino. Avevo un sacco di tempo da perdere – non era esattamente una scuola – era più un posto dove oziare, o meglio dove non avere scadenze, esami o commissioni. Un tempo tutto per te per tirare fuori le cose dalla testa. E per tirare fuori dalla testa cose come uno stile, hai bisogno di molto tempo.

Hai mai avuto o hai ancora momenti in cui non hai voglia di disegnare? Se sì, quanto sono lunghi?
Di solito è inversamente proporzionale al tempo che passo a disegnare. Cioè più disegno, più ho la mano allenata e meno fatico a realizzare quello che ho in testa. Quando non disegno da molto fatico a riprendere la matita in mano e quindi mi avvilisco e mi viene voglia di non disegnare. Ovviamente quando disegni tanto ti sembra che i disegni che stai facendo siano tutti brutti, perché li stai facendo velocemente e quindi pensi che, dato che li stai facendo velocemente, siano fatti male. Quindi ti stressi e smetti di disegnare.

Sei musicista, cantante, fumettista, artista, animatore, graphic designer… a che ora ti alzi la mattina?
Mi sveglio alle nove, ma vado a letto sempre verso le due. Di giorno rispondi alle email, parli al telefono e il tempo per concentrarti, tra Facebook e un video di un pappagallo che butta giù dei bicchieri di plastica, va a farsi friggere. Di notte non c’è nessuno.

Come decidi cosa fare, quando farlo e su cosa puntare?
Non lo so. Non sai mai cosa potrebbe portarti un lavoro. Alle volte è strano ma una foto mal visualizzata, piccola, in anteprima su Instagram è più bella della foto quando la vai ad aprire. Ti fa venire in mente delle analogie. Quando disegno è così. Una volta, quando esisteva ancora Myspace, mi ero messo a fare i ritratti alle persone che mi chiedevano l’amicizia per poi metterli tra i miei “top friends”. Cavolo! mi sto accorgendo adesso che parlare di Myspace e quasi più vecchio di parlare di film in videocassetta. Comunque, mi divertivo a farlo, era estate, non stavo lavorando. La mia ragazza mi diceva di smetterla e che era meglio se andavo a fare un giro nelle agenzie pubblicitarie per trovare qualche lavoro. Sta di fatto che tra le persone che avevo ritratto c’era una giornalista che insieme ad altri stava mettendo su una rivista internazionale con tantissimi contributi da tutto il mondo. Avrebbero avuto articoli di corrispondenti differenti ogni numero e cercavano una persona che potesse fare un ritratto dalle foto che i reporter mandavano. Foto orribili, a bassa risoluzione o tagliate da qualche foto in coppia, o peggio da qualche matrimonio. Quindi da una cosa partita come un gioco, ho cominciato a lavorare per un po’ di anni con questa rivista e a guadagnarci. Penso che l’importante sia fare. Poi da qualche parte la cosa che hai fatto serve a qualcuno.

 

baron13  In riva al mare di Alessandro Baronciani

 

Ci sono storie che vorresti raccontare ma non riesci a disegnare?
All’inizio sempre. Ho scoperto che le storie hanno bisogno di essere raccontate prima di essere disegnate. Devo immaginarmele bene nella testa. Il nostro è un lavoro purtroppo solitario, artigianale, forse perché siamo in Italia. Mi piace lavorare insieme ad altri. Penso sempre ai mangaka che lavorano in studio con tre o quattro persone. Trovo bello poter parlare con delle persone del tuo lavoro. Si cresce più in fretta. Ho lavorato per un sacco di anni in pubblicità e mi piaceva come l’idea fosse una cosa che nasce insieme intorno ad un tavolo. C’è un mondo da creare disegnando e una persona non basta. È come pensare di guidare un tandem da solo.

 

ALESSANDRO BARONCIANI INTERVISTA VIRGINIA MORI

Cosa ti piaceva quando avevi sedici anni?
Mi piaceva leggere fumetti. Per lo più manga giapponesi, ma anche italiani: Piera degli spiriti, Mondo Naif, Vanna Vinci o americani come Daniel Clowes… (ma forse quando ho letto Ghost World avevo già 17 anni), ero anche appassionata di cartoni animati giapponesi. Mi piaceva uscire con le mie migliori amiche, andare sui pattini, andare al mare, visitare case o luoghi abbandonati.

 

alessandro baronciani virginia mori fire e desire  Alessandro Baronciani e Virginia Mori – Foto Gabriele Ferraresi

 

Perché hai iniziato a disegnare? Non potevi esprimere te stessa attraverso un altra disciplina?
Ho sempre disegnato molto, sin da quando ero piccola, mi ricordo in particolare un giorno in cui feci un disegno a scuola e la mia maestra ne fu molto sorpresa, disse che  era la rappresentazione perfetta di una poesia che aveva appena scritto, così girò il disegno e trascrisse la sua poesia, quel ricordo mi è sempre rimasto in testa da allora forse ho pensato che comunicare disegnando fosse più facile. La scultura, il video e le altre forme d’arte mi interessano certo, ma ho scelto il disegno probabilmente perché è quella più essenziale, per il video ti serve la tecnologia, per la scultura ti serve più spazio… sono sempre stata piuttosto minimalista.

Perché hai pensato proprio al disegno quando hai iniziato?
Non è stata una scelta consapevole, prima ho iniziato a disegnare e poi ho capito che poteva essere l’inizio di qualcosa.

 

margheritaLow  M’ama non m’ama di Virginia Mori

 

Quando hai capito che poteva funzionare quello che facevi? una mostra? un complimento?
Molto tardi, credo che il passaggio fondamentale sia avvenuto con il web, prima ero piuttosto restia a mostrare i miei lavori, non sono mai soddisfatta: con il web ho potuto espormi senza dovermi esporre, non so se mi spiego. Il web ti dà la possibilità di mettere il tuo lavoro lì in mezzo e vedere cosa succede, è un po’ codardo forse come ragionamento ma dipende dai punti di vista, può essere anche un salto nel vuoto. I miei lavori hanno cominciato a crescere e molte persone hanno iniziato a seguirmi, a contattarmi per lavori o mostre, ho cominciato ad avere diversi scambi stimolanti con artisti che stimo e da lì è cominciato tutto.

Riesci a ricordarti quando hai capito che potevi fare l’illustratrice come lavoro?
Appena uscita da scuola, ho fatto mille lavori diversi, la situazione per me e per il settore creativo era piuttosto confusa, dico la verità, ho avuto momenti molto scoraggianti, volevo lavorare subito per rendermi indipendente economicamente, ma comunque nessuno di quei lavori improvvisati mi soddisfaceva ed era chiaro che non avrei potuto fare niente a lungo, se non disegnare. Un giorno decisi di mandare un progetto di animazione alla call for project di Annecy, uno dei festival internazionali di animazione più importanti, ricordo che ce ne parlavano sempre a scuola, vinsi inaspettatamente un premio e un piccolo finanziamento per produrre il progetto, mi sembrò un bel risultato e da lì ho cominciato a capire che il disegno poteva essere il mio lavoro.

Perché l’animazione? È complicata come il video e ha bisogno di tecnologia…
Si è complicata, infatti ho fatto solo due film in dieci anni… ma non tanto per la tecnologia quanto più per il numero di disegni: per l’animazione bastano un computer e uno scanner, per il resto hai solo bisogno di carta e matita, potrei anche solo fare un flipbook o uno zootropio. Per il video hai bisogno di molto di più: una buona videocamera,un direttore della fotografia, scenografie, attori… per farlo bene intendo, dipende cosa intendi tu per video, io intendo cinema. Per il resto tutto si collega alla domanda precedente, al fatto che ho cominciato a disegnare e il disegnare mi ha portato a tutte le varie discipline connesse ad esso, tra cui l’animazione.

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