Le illustrazioni magiche e surreali di Giulia Conoscenti

Giulia Conoscenti è un’illustratrice e graphic designer siciliana, con una spiccata fascinazione per il realismo magico

Illustrazione
di Simone Stefanini facebook 27 ottobre 2017 09:40
Le illustrazioni magiche e surreali di Giulia Conoscenti

Coccodrillo, © Giulia Conoscenti  Coccodrillo, © Giulia Conoscenti

 

Giulia Conoscenti ha 26 anni, è siciliana ed è un’illustratrice e grafica bravissima. Il suo stile sembra uscire dal mondo onirico, da quesi sogni che non hanno contorni definiti o dettagli perfetti, di cui ti ricordi più l’emozione trasmessa che il volto dei protagonisti.

Le sue visioni sono alla portata di chi riesce a interpretare lo stato d’animo che trasmettono, di chi si lascia trasportare dentro, senza mai perdere la propria parte bambina che si stupisce di tutto e che guarda con ammirazione le forme e i colori inusuali.

L’abbiamo intervistata per la nostra serie Dailybest Catalogo.

1) Partiamo da una breve presentazione: chi sei, quanti anni hai, da dove vieni?
Mi chiamo Giulia, sono una palermitana doc e ho 26 anni. Purtroppo, a quest’età ingressi ridotti ai musei e Cartafreccia young ti abbandonano. Non lo ammetterà nessuno ma è per tutti un duro colpo.

2) Dove sei adesso?
Vivo a Bologna, in una bella casa col giardino e due gatti ma senza bici. Sono in continuo movimento, in realtà, tra festival e mostre, giro tutta l’Italia. Il mio desiderio però è quello di tornare in Sicilia prima o poi, non ho un buon rapporto con la nebbia!

3) La prima cosa che hai disegnato e l’ultima?
Anche se ho una brutta memoria, ricordo che da piccola, chissà perché, ero fissata con i funghi: cappuccio rosso e pallini bianchi, tanto che così mi travestivo a carnevale! Quindi posso dire che disegnavo tantissimi funghi! L’ultima illustrazione che ho fatto è una Venezia scempiata da mostri marini del XXI secolo, le navi da crociera.

 

Riccioli d’oro e i tre orsi, © Giulia Conoscenti  Riccioli d’oro e i tre orsi, © Giulia Conoscenti

 

4) Hai dei rituali prima di metterti al lavoro e dopo aver finito?
Non ho dei veri e propri rituali, di sicuro senza la mia tazza di caffè caldo e fumante non inizio a lavorare. E ogni illustrazione o corto d’animazione è sempre un po’ una sfida, perché cerco di cambiare, evolvere e per quanto possibile migliorare. Alla fine, quindi, se sono contenta del risultato ottenuto brindo con un sorriso, se non sono soddisfatta con una smorfia, ma insomma in ogni caso un brindisi è d’obbligo! La parte più interessante comunque credo sia quella che sta in mezzo, il percorso che intraprendi per arrivare a qualcosa.  Il lavoro dell’illustratore è un vero e proprio viaggio in cui lasciarsi trasportare totalmente, penso che questo sia il mio vero rito.

5) Qual è la tua tecnica preferita e perché?
Dipende molto dai periodi, ho attraversato il momento vettoriale, matite, chine, ecoline, colori a vernice, digitale. Mi piace cambiare e sperimentare, in continua lotta contra la noia, trovo sempre una soluzione per non fossilizzarmi, rinnovare il mio lavoro e in realtà me stessa. Quando padroneggio alla perfezione una tecnica, per quanto può sembrare assurdo, la cambio,  credo che un po’ di “rischio” sia necessario nella vita in generale. Per adesso sono al “periodo acrilico” anche se mischio un po’ tutto, evidenziatori compresi! Amo la duttilità degli acrilici, sono molto materici, diluiti diventano morbidi e cristallini come l’acqua, senza sono spigolosi e duri come la roccia. I colori sono accesi e brillanti e sono una grande fan dei colori luminosi e degli accostamenti cromatici impossibili.

 

Frame 1650, © Giulia Conoscenti  Frame 1650, © Giulia Conoscenti

 

6) Qual è l’errore che un artista non dovrebbe mai commettere?
Quello di fermarsi, di non studiare più anche se ha finito i suoi studi, di non essere più curioso verso il mondo, perdere lo “spirito dell’infanzia” di cui tanto parlano Munari e Pascoli e la capacità di vedere che per Berger significa essere sempre sorpresi da qualcosa. Poi in generale non sopporto le belle illustrazioni fine a se stesse, che non dicono e comunicano nulla.

7) Che rapporto hai con le tue opere? Le vendi senza problemi o fai fatica a staccarti?
Sono molto attaccata ai miei lavori, come credo chiunque in qualsiasi tipo di mestiere, ovviamente ad alcuni di più ed altri di meno, ma cerco sempre di non rimanere troppo ancorata a quei fogli, anche perché sarei sommersa dalla carta e la mia coinquilina ne sarebbe poco felice, dunque dopo un sentito saluto alla Rosa Balistreri “Cu ti lu dissi ca t’haju a lassari megliu la morti e no chistu duluri ahj ahj ahj ahj moru moru moru moru” me ne separo comunque felice perché significa che qualcuno apprezza quello che faccio.

 

Gemelle siamesi, © Giulia Conoscenti  Gemelle siamesi, © Giulia Conoscenti

 

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