Japan SunDays: il Giappone che ci piace a Milano

Non solo manga, Pokémon e Miyazaki: siamo stati al festival dedicato alla cultura giapponese tradizionale e contemporanea

Illustrazione
di Mattia Nesto facebook 26 settembre 2016 10:54
Japan SunDays: il Giappone che ci piace a Milano

“Ex oriente lux” dicevano i latini. Ma non solo la luce arriva da quelle parti, visto che da almeno quarant’anni il nostro immaginario è arricchito proprio da storie, personaggi ed avventure che vengono dall’oriente, più precisamente dal Giappone.

Per questo motivo, per affermare l’importanza sociale e antropologica della cultura pop giapponese, sabato 24 e domenica 25 a Milano, presso il WOW – Museo del Fumetto di viale Campania, è stata organizzato il Japan SunDays, ovvero una due giorni “dedicata alle forme artistiche giapponesi tradizionali e non”, e noi siamo a farci un giro.

I Japan SunDays sono arrivati alla quinta edizione e hanno raccolto negli anni un numero sempre maggiore di adesioni, segno tangibile di come la cultura del Sol Levante sia particolarmente apprezzata alle nostre latitudini.

Da circa dieci anni a Milano, a livello di business, si è vista una specie di cambio della guardia – ci spiega una delle organizzatrici, esperta di pittura tradizionale giapponese – con il passaggio dagli uomini d’affari giapponesi a quelli cinesi. Però, quasi per paradosso, sono nettamente aumentate le mostre e le iniziative nei confronti della cultura nipponica anche grazie ad una sempre maggiore conoscenza, da parte del pubblico italiano, dei prodotti artistici di questa terra“.

Sebbene Japan SunDays sia organizzata presso il Museo del Fumetto non è dedicata esclusivamente agli anime o ai manga ma si allarga fino ad inglobare moltissimi aspetti della vita anche quotidiana nipponica. Al secondo piano del museo, nello spazio dedicato alle mostre e alle esposizioni, si sono potuti ammirare numerosi quadri che, tramite la citazione delle avventure dei personaggi più famosi dei manga (da One Piece a Lamù passando per Ramna 1/2), illustrano le festività giapponesi.

Il calendario delle feste del Sol Levante è molto diverso dal nostro: c’è il Setsubun (節分 Festa del lancio dei fagioli, o Cerimonia del lancio dei fagioli), una celebrazione del passaggio da una stagione all’altra, in particolare dall’inverno alla primavera. Il Setsubum primaverile, il più importante e sentito, si festeggia ogni 3 febbraio con una cerimonia molto particolare, durante la quale per purificare la propria casa dai demoni invernali che l’hanno infestata nei mesi precedenti, si celebra il  Mamemaki (豆撒き, lett. lancio dei fagioli).

Il padre di famiglia indossa una maschera tradizionale, impersonando le fattezze di un demone, mentre i bambini, per tutta risposta, gli gettano addosso dei fagioli esclamando: “Oni wa soto! Fuku wa uchi!” (“鬼は外! 福は内!”) cioè “Fuori i demoni! Dentro la buona sorte!”. Una volta fatto questo, scacciato il demone-papà, i bambini raccolgono i fagioli e ne mangiano uno a testa: e l’anno primaverile può iniziare.

Ma il Japan SunDays è fatto (anche e soprattutto) di incontri e workshop. Dal corso per imparare la raffinata arte dell’Ikebana (l’arte nel disporre i fiori recisi) tenuto da Sachiko Yamaguchi passando per l’incontro con Vincenzo Filosa, celebre autore che ha recentemente realizzato l’opera Viaggio a Tokyo fino al workshop tenuto dal maestro Shozo Koike, di Pittura Sumi-E. Una particolare tecnica pittorica in cui i soggetti sono interamente realizzati con l’inchiostro nero, si è potuto conoscere un ampio spettro di cosa sia la cultura in Giappone.

Un’occasione utile, anzi utilissima per approcciarsi a tecniche ed a stili artistici completamente diversi a quelli a cui siamo abituati senza dimenticare che, attraverso i molteplici corsi di disegno Manga, si è potuto anche “toccare con mano” una delle forme di intrattenimento più diffuse ai giorni nostri.

In più, durante la due giorni al WOW, si sono potuti ammirare stand di action figure, fumetti, cibo e oggettistica varia direttamente provenienti dal Giappone ma anche osservare le re-interpretazioni, tutte nostrane, di questa cultura. Ad esempio, un’abile espositrice (tra l’altro coerentemente vestita con un kimono d’ordinanza) ha realizzato dei simpatici personaggi dei manga e specialità culinarie nipponiche, dai Pokemon ai protagonisti dei film di Miyazaki  fino ai classici onigiri (le palle di riso con l’alga arrotolata intorno), completamente con la lana, suscitando l’ammirazione e la curiosità dei visitatori che hanno affollato il Museo del Fumetto.

Contestualmente ai Japan SunDays è stata proposta la Mostra sui Pokémon, un utile percorso che tratteggiato in maniera storica ed analitica la nascita, lo sviluppo e la proliferazione di questi “mostri tascabili” (un nuovo tassello da aggiungersi a quel fantasmagorico immaginario che è la Nintendo, la quale ha recentemente ha “spento” 136 candeline).

I JapanSundays sono stati l’occasione giusta per fare i conti, in maniera ora scanzonata ora più seria (che belle le fotografie della vita notturna di Osaka o i pupazzi tradizionali di Kyoto), con un mondo che ci continua ad affascinare tanto, forse perché così diverso dal nostro.

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