La bufala dei segni degli zingari sul citofono

Cosa c’è di vero e cosa no in una leggenda metropolitana che prosegue da decenni

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di Gabriele Ferraresi facebook 25 maggio 2016 12:15
La bufala dei segni degli zingari sul citofono

segni zingari citofono  La bufala perfetta

 

A volte ritornano. La leggenda metropolitana dei segni che gli zingari lascerebbero sui citofoni, prima di svaligiare le case, con tanto di codice per decifrarli, ciclicamente ritorna. Ieri sera per esempio a diMartedì, il talk show di La7 condotto da Giovanni Floris è andato in onda un servizio che ne raccontava con la massima naturalezza, come, prima cosa, fosse una notizia – qualcosa di nuovo quindi: se ne parla da decenni – secondo, come fosse tutto veritiero.

Non lo è, non ci sono prove, evidenze, nessi causali, niente di niente. Però è talmente “bella” come leggenda, che vale sempre la pena riproporla, anche in tv: ma vediamola nel dettaglio. La leggenda metropolitana dei segni degli zingari sui citofoni gira da parecchio: è una bufala? Una mezza bufala? C’è qualcosa di vero?

Secondo alcune testimonianze questa urban legend si propagava già via fax negli anni novanta, per altri nasce a Rho, nella periferia milanese, segnalata da alcune guardie giurate sempre a metà anni novanta, secondo altri da prima ancora, negli anni settanta, o ancora prima. Riassunta in sintesi, come funziona?

Ci sarebbe un codice che gli zingari utilizzano per classificare le nostre abitazioni, basato su alcuni segni incisi sui citofoni, per poi ovviamente svaligiarle nel momento migliore.

Per qualche motivo ci sarebbe da decenni però anche una specie di “stele di Rosetta” per decifrare quel codice: quindi sarebbe ancora valido? Se voi foste i ladri, non cambiereste subito il codice dopo che qualcuno vi ha sgamato, e vi ha scoperto da decenni, e trovato il modo per decifrarlo? Ecco. Per cui come vedete, già ora non è che stia proprio in piedi la storia dei segni sul citofono, visto che ci sarebbe da tempo un modo per decifrarla.

È più che altro una leggenda metropolitana che fa leva sul pregiudizio verso un popolo spesso poco amato, quello rom, e sulla paranoia per la sicurezza. È una bufala che conferma pregiudizi e paure, quindi funziona e ciclicamente riemerge.

 

segni zingari citofono Butac - Indice fuffa: MAX

 

Ne scrive per esempio il sito di debunking Bufale un tanto al chilo. Noi abbiamo contattato Michelangelo Coltelli, fondatore di Butac, per un commento: “È una leggenda urbana quella dei segni degli zingari sul citofono, che circola almeno da quarant’anni, ma venne giù sbufalata negli anni ottanta: funziona e riemerge perché parla alla pancia della gente. Ed è una bufala stagionale, che ritorna soprattutto verso Natale e verso l’estate“, ovviamente quando si sta per partire per le vacanze. Ma non c’è niente di vero, un po’ come nel “volume 2” dei segni dei ladri d’appartamento, i nastrini colorati.

Paolo Attivissimo dei segni degli zingari – o dei ladri d’appartamento in genere – se ne occupava già nel 2005, e ci torna sopra nel 2015: dopo averne smentito la veridicità, propone anche una soluzione pratica: “Se siete perplessi e preferite comunque ritenere che esista davvero questo codice di simboli, c’è un modo molto semplice per neutralizzarlo: marcare col segno “già svaligiato” la vostra abitazione. È un consiglio semiserio, ovviamente, perché deturpereste probabilmente invano la vostra casa, ma è sempre meglio che lasciarsi andare alla paranoia e al razzismo scorgendo il pericolo degli zingari in ogni segnetto che trovate in giro“.

E la Polizia, i Carabinieri, che dicono? Quella dei segni degli zingari sui citofoni è una storia sulla quale le forze dell’ordine hanno un atteggiamento quantomeno ondivago. Qualcuno dice che non c’è nessuna correlazione tra segni sui citofoni e furti, mentre qualcuno, pur smentendo l’esistenza di un catalogo decifrato di simboli utilizzato dai topi d’appartamento, sembra stare più sul filone del “non è vero, ma ci credo“, forse anche per tenere sul chi vive i cittadini.

Scrive infatti in un newsgroup un utente che ha contattato l’Ufficio Relazioni con il Pubblico dell’Arma dei Carabinieri, la risposta ricevuta dai militari dell’Arma: “Premesso che non esiste un “catalogo” di simboli che aiutino a comprendere le intenzioni di persone che si apprestano a compiere furti in appartamenti o altre azioni criminali è tuttavia plausibile che malintenzionati vari utilizzino segni in codice (solo a loro noti) per passarsi informazioni a loro utili per compiere azioni criminose. Le consigliamo di attuare le normali misure precauzionali e segnalare alla locale Stazione Carabinieri eventuali “movimenti” anomali che dovesse notare nei pressi della sua abitazione“.

Insomma: nessun codice, e se anche esistesse, figurati se lo decifri condividendo un post su Facebook. Un altro esperto di debunking, Paolo Toselli, invece scriveva quasi dieci anni fa: “Quanto all’uso corrente di questi simboli da parte degli zingari non vi sono prove. Ma anche supponendo che i simboli a cui fa riferimento il volantino siano utilizzati dai ladri di appartamenti, il solo fatto di averli resi pubblici (più volte anche sui quotidiani) in breve tempo annullerebbe la loro validità: sia per il fatto che i malfattori avrebbero cambiato simbologia, sia perché la gente comune li avrebbe utilizzati a sua volta come contromisura per tener lontani gli stessi malintenzionati“.

E non solo. Scrive sempre Toselli: “Insomma, come tutte le voci e le leggende metropolitane, il volantino riduce l’incertezza legata ad avvenimenti imprevedibili. La sua circolazione crea una comunicazione, una coesione sociale attorno ad un sentimento di insicurezza. La figura arcaica del viandante e del vagabondo che chiede l’elemosina è stata sostituita dal ladro di appartamenti, o dallo zingaro, il quale incarna paure ancestrali“.

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