I freelance italiani avranno accesso ai Fondi europei: ecco cosa significa

Dal 2016 potranno richiedere i finanziamenti su base regionale insieme a imprese e istituzioni

Lavoro
di Lorenzo Mannella facebook 22 dicembre 2015 16:00
I freelance italiani avranno accesso ai Fondi europei: ecco cosa significa

Fondi europei

 

A chi ha fatto della partita IVA la propria ragione di vita – e sopravvivenza – sarà arrivata la notizia che i freelance italiani (o liberi professionisti se vogliamo dirla alla nostra maniera) avranno finalmente accesso ai Fondi europei. Bene, ma cosa significa? Significa che la legge di stabilità approdata in Senato per l’approvazione definitiva stabilisce che i liberi professionisti che vogliono partecipare ai bandi per l’assegnazione di fondi UE non saranno discriminati in base all’appartenenza o meno agli albi professionali identificati dalla legge 4/2013.

È un’usanza tipicamente italiana: nonostante l’Europa preveda un ampio accesso ai propri fondi da parte di tutte le imprese e i professionisti, in fase di discussione della legge di stabilità alla Camera alcuni deputati hanno cercato di introdurre dei paletti alla partecipazione dei freelance alle richieste di finanziamento UE. Fortunatamente, gli emendamenti che privilegiavano i liberi professionisti iscritti agli albi non sono passati: ora non resta che aspettare il via libera del Senato per sbloccare l’accesso di tutti i freelance ai fondi europei.

 

Mappa europea JRC

 

Ma cosa sono questi fondi europei? Bisogna fare una distinzione: i fondi gestiti direttamente dalle istituzioni europee (come Horizon 2020) sono già aperti a tutti i freelance, perché sono regolati a livello UE – cioè seguono regole indipendenti dalle leggi italiane. L’oggetto della legge di stabilità riguarda invece i Fondi comunitari denominati Fondo sociale europeo (FSE) e Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), che sono gestiti a livello nazionale e locale – cioè, per l’Italia se ne occupano le Regioni.

FSE e FESR emanano una serie di fondi su base annuale per finanziare progetti partecipati da istituzioni pubbliche, centri di ricerca e imprese (grandi, medie e piccole) mirati allo sviluppo economico, sociale e tecnologico del territorio. L’idea, a partire dal 2016, è quella di coinvolgere anche i liberi professionisti nella presentazione di questi progetti, caratterizzati da gruppi di lavoro multidisciplinari che presentano richieste di finanziamento per portare avanti attività spalmate su uno o più anni.

 

Innovazione europea

 

In poche parole, ogni anno le Regioni italiane mettono a disposizione svariati milioni di euro e aprono dei bandi locali per aggiudicare i fondi di FSE e FESR ai gruppi con le proposte migliori. Grazie alla nuova legge di stabilità, i liberi professionisti saranno equiparati alle imprese e potranno tentare di accedere a queste fonti di finanziamento.

Il comunicato delle associazioni che hanno difeso i freelance facendo pressione sul governo dice che “ora le Regioni non avranno più scuse e dovranno aprire i bandi alla partecipazione dei professionisti. Alcune di loro, come la Toscana e la Lombardia, l’hanno già fatto. Ci aspettiamo che anche tutte le altre Regioni si adeguino alle normative comunitarie, dato che in questo senso la CE si era espressa già nel 2013.

Per avere un’idea dei bandi in corso dovete visitare i siti web di ciascuna Regione italiana relativi a FSE e FESR. Il nuovo ciclo di finanziamenti inizierà nel 2016: in bocca al lupo.

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