Quindicenne stuprata dal branco, il sindaco la definisce una bambinata, poi si scusa e fa anche peggio

Quando la pezza è quasi peggio del danno, e parliamo di un danno di quelli che non è possibile dimenticare

Opinioni
di Simone Stefanini facebook 5 luglio 2017 15:12
Quindicenne stuprata dal branco, il sindaco la definisce una bambinata, poi si scusa e fa anche peggio

– Si sono pentiti secondo lei?
– Forse sì. Forse.

 

Michele Palummo è il 73enne sindaco di Pimonte, paesino in provincia di Napoli, in cui un anno fa si è consumato uno stupro di gruppo ai danni di una ragazzina tedesca di 15 anni, che si era trasferita lì con la famiglia.

Di gruppo significa, giusto per mettere i puntini sulle i, che la ragazzina è stata violentata ripetutamente da 12 persone minorenni, che hanno abusato di lei e poi l’hanno minacciata di mostrare a tutti i video che avevano registrato nel bosco. Il crimine è accaduto un anno fa e a marzo di quest’anno faceva riflettere la notizia che i ragazzi fossero già in libertà.

La notizia però è tornata fortemente alla ribalta dopo che le parole del sindaco durante una puntata di L’aria che tira sono rimbalzate sui media. Nella videointervista, Palummo dice che lo stupro è stata una bambinata, che ormai è passata, che sono tutti minorenni e cosa ci si vuole aspettare?

Parole che fanno venire i brividi e che sono state accolte con ondate di sdegno social, a cui il sindaco ha dovuto rispondere scusandosi, con queste esatte parole:  “Ho 73 anni, sono padre e nonno di tre nipoti, ma soprattutto sono stato insegnante per ben 40 anni e la mia vita sono una chiara ed evidente testimonianza dei valori in cui credo e per i quali ho vissuto e continuo a vivere. Intendo, inoltre, ribadire che Pimonte è un paese pulito, sano, fatto di persone perbene, di onesti lavoratori”.

Bene, paradossalmente ci sono più orrori nelle scuse che nell’onestà della posizione maschilista e retrograda che aveva espresso in tv. Analizzando le scuse, scritte probabilmente da un ghostwriter sottilmente progressista, viene fuori tutta l’italianità che fa schifo: l’essere padre e nonno come fosse una qualche virtù, l’essere insegnante da 40 anni quindi brav’uomo a prescindere, parlare di valori dopo aver declassato uno stupro e, alla fine, dipingere il proprio paese come un posto da cartolina.

 

 

Se sono cresciute generazioni di genitori che reputano uno stupro di gruppo come una cosa da bambini, se in paese sono tanti quelli che pensano che la ragazza se la sia cercata, se i ragazzi non sono stati educati a distinguere tra il sentimento, il gioco e la violenza, il crimine, lo stupro, caro sindaco, la sua posizione di professore fa diventare ancora più grave il suo minimizzare e giustificare questo atto infame e del silenzio dei suoi cittadini.

Un signore come lei che pensi sia giusto andare in tv a parlare con questi toni di uno stupro commesso da un branco di 12 persone, un atto terribile che, oltre ad aver devastato la psicologia di una ragazzina, ha di fatto obbligato lei e la sua famiglia ad andare via dall’Italia per ritrovare la serenità, ecco quel signore in un paese civile non dovrebbe essere in grado neanche di rappresentare se stesso, figurarsi un’intera cittadina.

Le ragazze che avessero subito violenze fisiche e psicologiche possono rivolgersi, oltre che alle Forze dell’Ordine, anche al Telefono Rosa. La denuncia, insieme a leggi più severe per i colpevoli, è l’unico modo per debellare la mentalità criminale, quella che ancora oggi reputa la violenza sessuale un gioco da ragazzi.

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