Le 10 cose da sapere prima di trasferirsi a New York

Dagli hot dog, ai tassisti, al giro del mondo nei corner shop: tutto quello che caratterizza la vita nella Grande Mela

Viaggi
di Chiara Monateri 4 aprile 2016 16:22
Le 10 cose da sapere prima di trasferirsi a New York

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Se avete vissuto per un po’ di tempo a New York probabilmente avrete un aneddoto personale su ognuno dei punti seguenti, mentre se ci siete stati solo da turisti (o non ci siete mai stati), potete usare le note qui sotto come accorgimenti local per quando ci tornerete.

 

Il nonnismo al lavoro

Il Diavolo veste Prada è quasi ottimistic  Il Diavolo veste Prada? È quasi ottimistico

 

Sfatiamo subito un mito troppo a lungo alimentato da registi e sognatori. No, se lavorate a New York non incontrerete un mentore che vi guiderà attraverso la selva oscura dell’ufficio, non avrete un comprimario simpaticone e complice che vi renderà la vita più leggera, e non è detto che farete carriera. Il diavolo veste Prada è un dipinto qualsiasi e pure un po’ bonario di come si lavora a New York: e sì, più godete di fiducia, più dovete accollarvi mansioni pericolose/difficili/schifose (che vi dovrete accollare comunque nel vostro periodo da rookie: good luck.)

 

La fila per gli hot-dog

giphy-2  Ne mangerete tantissimi

 

Siete andati da turisti a New York e vi siete chiesti perché ci sono file infinite (e altre nulle) di fronte ai carretti degli hot-dog? Perché, legge universale, a New York gli hot-dog più buoni sono quelli che sono fatti ai baracchini con di fronte la fila più lunga: quindi quando ne avete voglia, ora sapete come scegliere. Non lamentatevi dell’attesa, perché facendo la fila uno vi mangerete i migliori hot-dog della vostra vita, e due a NYC il tempo è denaro, quindi nessuno vi farà aspettare troppo, e se non avrete le monete pronte in mano al momento della consegna potreste pure irritare chi attende dietro di voi e deve tornare in ufficio.

 

La mancia

Non fate comom Mr Pink  Non fate come Mr. Pink

 

Immancabile a New York. Oltre agli standard stabiliti a riguardo che dovete rispettare, ci sono tendenze varie a seconda di quanto “si dovrebbe lasciare” in diverse situazioni per non essere (o sembrare, linea sottile) taccagni. Del tipo che un giorno che ero in semi-coma influenzale e me ne sono dimenticata davanti al tipo della pizza delivery, quello mi ha detto prima ancora che prendessi il cartone, tirandolo verso di sé: “Hey, e la mia mancia?!” allungando il collo e guardandomi tipo faida del ghetto. A parte le mie storie personali, il trucco per averla sempre: tenete un barattolo in cucina con gli spiccioli, aiuta.

 

L’incredibile senso del vicinato

fdfadkhfga  Eh ma che roba, qui corrono tutti

 

Forse siete rich kids, lavoravate nella finance e avete vissuto in piena Manhattan, ma io ho vissuto a Brooklyn, per l’esattezza a Williamsburg, quando ancora era un quartiere di musicisti e artisti e non si parlava costantemente di hypsteria. Era un’area piena di gente giovane che come tutti cerca di cavarsela tra i mille imprevisti esistenziali, e non ho mai trovato un neighborhood più accogliente. Ci si scambiava il cibo (e pure due chiacchiere ovvio) coi vicini, si trovavano persone a cui fare lezione di lingua al caffé all’angolo, e quando ci si stancava dei mobili, dei vestiti e degli oggetti, li si condivideva (tutti rigorosamente puliti e in ordine) in strada nei weekend. È vero, New York può essere una città-vampiro a tratti, ma la sua magia sta anche nel fatto di poter essere al tempo stesso il posto più accogliente che abbiate conosciuto.

 

Le bellissime storie di quelli che lavorano nei Corner Store

giphy-1  Presto, altro bacon!

 

Questa può essere considerata una postilla del punto precedente. A New York quando avete bisogno di acqua, latte, giornali e più o meno qualsiasi altra cosa non andate al supermarket ma andate in uno dei miliardi di milioni di corner shop che punteggiano la città. I responsabili di questi negozi sono uno stupendo meltin’ pot di gente che viene letteralmente da ogni parte del mondo. Nel tempo, si finisce spesso a raccontarsi con quelli del corner shop di fiducia spaccati delle proprie vite e delle proprie origini. Il mio corner shop era tenuto da una famiglia libanese con due fratelli che stavano lì la maggior parte del tempo, si vestivano benissimo in stile hip hop e mi raccontavano di quando andavano in giro col cammello nel loro paese, che per motivi economici e di visto non sapevano quando avrebbero visitato. In ogni momento, anche in quei mini-negozi incasinati, ti ricordi che c’è il mondo, compresso e bellissimo, tutto dentro New York.

 

I bagels a colazione (e anche come snack, ma meglio di no)

Gnam. Solo gnam.   Gnam. Solo gnam.

 

Su Time Out New York avevo letto: You know that dollar pizza is like sex: even when it’s bad, it’s still pretty good. A NYC è pieno di cibo politicamente scorrettissimo ma di cui puoi innamorarti. Bagel con bacon croccante e uova a colazione (o a notte fonda, o quando vuoi), fumanti pizza slice alti 6 metri a 0.99 centesimi, burger di ogni dimensione e portata, club sandwich con 40 strati di morbidezza. Appena vi trasferite, è davvero semplice scivolare in una storia d’amore col tipo (di cibo) sbagliato, ma cercate di controllarvi e lasciate che diventi solo comfort food.

 

Vegan è una figata

Guacamole  Un po’ di guacamole?

 

Culla degli opposti che convivono, New York vi lascerà a bocca aperta con la sua offerta di vegan food. Ospitando appunto persone che vengono da ogni parte del mondo, la città ha potuto sperimentare attraverso gli anni la cucina vegana sfruttando le mille tradizioni provenienti da ogni parte del mondo. Ristoranti pan-asiatici, ispirazione nordica e piatti speziatissimi con spunti che vengono da India e Africa: se a New York provate solo junk food, davvero non l’avete conosciuta fino in fondo.

 

Vivere nel terrore dei bed bugs

Le cimici del letto sono anche peggio  Le cimici del letto sono anche peggio

 

L’incubo perenne, la minaccia fantasma di ogni giovane che abbia mai messo piede nella Grande Mela. I bed bugs, insetti infingardi che paiono non essere debellati mai, popolano molto spesso materassi, divani, cuscini, e pure oggetti. La disinfestazione passa tra un misto di credenze popolari, leggende metropolitane e magia nera. Provate a chiedere a qualcuno che ha vissuto a New York le sue teorie su come liberarsi dai bed bugs: passeranno dal bruciare i libri in stile neo-nazista a mummificare per anni gli oggetti infestati in sacchetti-gelo per il freezer.

 

I tassisti incazzati vs il resto del mondo

Ok, forse anche un po' meno di così  Ok, forse anche un po’ meno di così

 

I tassisti di New York sono incazzati neri. Non si sa esattamente perché, ma è un dato di fatto. Se entrerete nei taxi quando piove a dirotto, vi urleranno che gli state bagnando i sedili. Sbagliano puntualmente strada per farvi pagare di più (poi il fatto che le vie abbiano i numeri non aiuta gli europei a litigarci coerentemente a meno che non si conosca un percorso a menadito), se vi sentono dire “idiota” mentre parlate dei fatti vostri sono sicuri che stiate parlando di loro, e la discussione parte comunque. Per non parlare di quelli che si rifiutano di portarvi a Brooklyn e stanno solo a Manhattan, e ve lo confessano scaricandovi all’imbocco del ponte. Insomma i tassisti odiano la gente, un sacco di gente finisce per odiare i tassisti, e questa storia ormai è vecchia come New York. Portate pazienza, e imparate al meglio le strade della città (che è pure bello).

 

La tua vita è brandizzata, o quasi

Qualcuno ha un Kleenex?  Qualcuno ha un Kleenex?

 

Se prima di andare a New York avete vissuto in altri paesi anglosassoni, vi renderete conto che alcune parole sono state sostituite da nomi di brand. La ragione principale è il grande sviluppo economico e di produzione avvenuto ai tempi dei baby boomers (ma anche più tardi), che ha portato alcuni marchi ad entrare sul mercato come leader per la produzione di alcuni prodotti specifici. È per questo che quando gli americani vi chiedono un cerotto dicono Band-Aid, quando piangono vi chiedono se gli passate un Kleenex, conservano il cibo nei Tupperware, scrivono sui cd con gli Sharpie e quando hanno le labbra screpolate usano un Chapstick (termine che chi s’interessa di musica pop avrà sentito tipo un miliardo di volte).

 

L’assalto ai camioncini del gelato

A un gelatino non si dice mai di no  A un gelatino non si dice mai di no

 

Viviamo in un mondo globalizzato, quindi ok, le classiche gelaterie italiane aprono ovviamente anche a New York. Ma la gioia più bella, la domenica d’estate, quando siete a casa oppressi dal caldo, è sentire in lontananza la musichetta del camioncino dei gelati che sta passando nel vostro quartiere. Allora salti giù dal letto, acchiappi il portafoglio, e corri fuori come un coyote impazzito. La musica smette. Ti fermi in mezzo alla strada in posizione di caccia come un segugio che fiuta, ti giri e vedi un paio di altri tizi della tua specie: “L’avete sentito anche voi?” dici. “Si”, rispondono loro. La musichetta riparte. Tutti corrono verso la fonte sonora per prendersi il gelato.

 

Le passeggiate sui ponti

Va che bello  Va che bello

 

A New York ci sono dei bellissimi ponti che portano da una parte all’altra della città, ed attraversarli a piedi è una vera esperienza. Chi abita a New York non lo fa simbolicamente una volta nella vita, ma lo fa spesso. Per godere del bel tempo, per tenersi in forma, per riflettere, per godere di un po’ di tempo da soli (non immersi nel solito casino), per far fare un bel giro al cane. E le stagioni rendono i ponti ancora più belli: provate ad attraversarne uno quando tutto tace, e c’è solo la neve: un vero paesaggio lunare degno dei sogni sci-fi più estremi.

 

Guardare le mille luci della città da un taxi sul ponte

Che bella NY  Che voglia di tornarci eh?

 

Il classico dei classici, il momento che nessuno dimentica mai, e che ogni volta che lo si rivive riesce sempre a emozionare in modo diverso. La prima volta che sono arrivata a New York ho preso un taxi, alla radio passava un pezzo all american tipo di Bruce Springsteen, e io stavo come una bambina col naso attaccato al finestrino a guardare tutta la città illuminata e pulsante 24 ore su 24, mentre l’Empire State Building come per magia era illuminato coi colori della bandiera italiana. Anche se quel momento dura poco, resta sempre vivido tra i ricordi di chi ha vissuto, almeno per un po’, in questa città tra le più sorprendenti al mondo.

 

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