La Porta Alchemica a Roma, il luogo più magico della capitale

Si dice che conservi il segreto della pietra filosofale. La Porta Alchemica è un luogo da visitare per perdersi nella leggenda e nella magia

Viaggi
di Simone Stefanini facebook 17 novembre 2017 11:15
La Porta Alchemica a Roma, il luogo più magico della capitale

 wikimedia

Un bel po’ di tempo fa, a metà del 1600, il marchese Massimiliano Palombara fece erigere la propria imponente residenza, chiamata proprio Villa Palombara. Si trovava a Roma, sul colle Esquilino, nella stessa posizione in cui oggi troverete Piazza Vittorio. La villa però non era un edificio normale: essa aveva 5 porte, di cui solo una è rimasta, con simboli e iscrizioni alchemiche.

Quella rimasta viene chiamata ancora oggi Porta Alchemica, ma anche Porta magica, Porta Ermetica o Porta dei Cieli, ed è una suggestiva struttura in pietra che emana magia.

L’interesse del marchese Palombara per l’alchimia nacque grazie al suo incontro con la regina Cristina di Svezia, appassionata della materia, che possedeva un laboratorio gestito dall’alchimista Pietro Antonio Bandiera.

 

 

I simboli incisi sulla porta sono quelli classici dei libri di filosofia esoterica del tempo, mentre le epigrafi scritte in latino, son misteriose e ancora oggi soggetto di studi. Eccone alcune tradotte: “Il drago esperio custodisce l’ingresso del magico giardino e, senza (la volontà di) Ercole, Giasone non potrebbe gustare le delizie della Colchide.”,  “Nostro figlio, morto, vive, torna re dal fuoco e gode del matrimonio occulto.”, “Se avrai fatto volare la terra al di sopra della tua testa con le sue penne tramuterai in pietra le acque dei torrenti.”, “Quando nella tua casa neri corvi partoriranno bianche colombe, allora sarai chiamato sapiente.”

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Nessuna storia che riguarda l’alchimia potrebbe stare in piedi se non fosse accompagnata da una leggenda, e anche questa non è da meno: si narra che le iscrizioni misteriose siano state ispirate da un pellegrino che, nel giardino della villa, cercava una pianta capace di produrre l’oro. Quando il marchese di Palombara ne constatò le abilità, lo volle a lavorare nel suo laboratorio. Il mattino dopo, il pellegrino era scomparso, ma durante una sola notte aveva creato oro purissimo e una serie di appunti che sono stati in seguito scolpiti nella villa. Tutte le iscrizioni dovevano servire per contenere il segreto della pietra filosofale.

Oggi, la posizione della Porta non è la stessa del seicento, ma rimane comunque una testimonianza della magia che un tempo ricopriva Roma coi suoi misteri insondabili.

 

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