Trip Therapy: il giro del mondo a piedi in 1000 giorni di Claudio Pelizzeni

Come andare dall’altra parte del mondo senza prendere un aereo e spendendo meno di 15 euro al giorno

Viaggi
di Chiara Monateri 19 ottobre 2015 12:14
Trip Therapy: il giro del mondo a piedi in 1000 giorni di Claudio Pelizzeni

Trip Therapy: il giro del mondo a piedi in 1000 giorni di Clau…Trip Therapy, il giro del mondo a piedi in 1000 giorni di Claudio Pelizzeni: http://bit.ly/1ODwDPl

Posted by DailyBest on Lunedì 19 ottobre 2015

 

1000 giorni per completare un viaggio attorno al mondo senza prendere aerei e con un budget di 15 Euro al giorno. Una scelta radicale alla base: mollare il lavoro e seguire solo la propria passione, armato degli strumenti che servono a raccontare online la propria impresa. È questa la Trip Therapy di Claudio Pelizzeni, 32enne  di Piacenza che ci racconta dalla spiaggia di San Juan del Sur (Nicaragua) com’è stato intraprendere quest’avventura, ora che si appresta a ritornare verso l’Italia, dopo il 500esimo giorno di scoperte. Claudio ci racconta com’è vivere “dal di dentro” una scelta così incisiva: dal momento in cui si abbandonano cravatta e scrivania a quello in cui bisogna fare i conti col diabete anche lontano da casa, riflettendo sul significato del tempo (che vale più del denaro) e passando per la mancanza del cibo italiano, che forse, a qualsiasi latitudine, non si estingue mai.

 

panorama Trip Therapy

 

Partiamo dall’inizio: hai un lavoro sicuro in ufficio, ma decidi di abbandonare tutto per un viaggio. Da dove nasce questa scelta? Dall’attuale situazione italiana?
La società italiana annulla la possibilità di piani B e quindi tu tendi a tenerti ancorato (anche se insoddisfatto) a qualsiasi tipo di certezza lavorativa, anche se nemmeno ti garantisce una pensione. Io volevo seguire il mio sogno più grande, quello di girare il mondo, e ho capito che per essere felice da qualche parte bisogna iniziare e quindi ho deciso di iniziare cercando di realizzare quello. Se dovessi fare anche il lavoro più umile al mio ritorno, so che adesso potrei farlo a testa alta. Con questo viaggio so che ho in mano un’esperienza straordinaria, che ho scelto d’intraprendere da solo.

Ora come sei messo col tuo lavoro? Sei in aspettativa?
No, mi sono licenziato. Ho capito che le mezze misure in questo caso non avrebbero funzionato, e dovevo essere sincero con me stesso.

 

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Visti, vaccini, e budget: quanto tempo ci è voluto a organizzare tutto?
Non molto in realtà. Erano quattro anni che volevo raggiungere l’Australia a piedi, ma prima di partire mi sono preso 6 mesi per valutare la fattibilità. Ho calcolato i costi con la regola del 3 (così la chiamo io): il costo di una notte in ostello è circa 3 volte il costo di un pasto nello stesso luogo. In questo modo si possono fare delle stime approssimative sulle spese. Una volta che ho capito che questo tipo di viaggio si poteva fare, ho ottenuto visti e fatto tutto il resto in due settimane.

 

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Ti sei prefissato un budget di 15 Euro al giorno: è difficile starci dentro?
La mia era una sfida low budget, quindi sapevo a cosa andavo incontro. Poi devo dire che a volte non ho nemmeno pagato per dormire, perché alcuni popoli sono davvero ospitali. Per fare questo viaggio, calcolato secondo questa logica, ci sarebbero voluti 15.000 Euro in tutto, ma sono partito senza nemmeno avere questa cifra a disposizione. Credo che la volontà e la determinazione a partire vengano ancora prima delle scelte di budget e nel corso del viaggio ho scoperto che i soldi sono solo una variabile. Importante, ma solo una variabile.


Come hai organizzato l’itinerario?
Di base ho cercato soprattutto la “coda” delle stagioni della pioggia, che è il momento migliore per visitare molti luoghi. È bassa stagione, non è pieno di turisti e piove solo la sera. Hai la possibilità di avere bel tempo di giorno e interagire maggiormente con le realtà locali senza orde di turisti. Devo comunque aggiungere che la mia organizzazione è stata del tutto spannometrica: considera che io dovevo arrivare in Australia a Natale e ci sono arrivato a Marzo.

 

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Quindi ci sono stati imprevisti?
Certo, sia dal punto di vista temporale che da quello spaziale. Viaggiare in Asia a piedi per esempio è uno sbattimento incredibile. Si creano moltissimi problemi con visti e attraversamento delle frontiere. Ho anche fatto una fatica inimmaginabile a uscire dall’India. La frontiera India-Birmania per chi viaggia a piedi sembra aperta, ma non lo è. Ci vogliono permessi particolari e di norma nessuno l’attraversa. È stato davvero difficilissimo: a volte le logiche dei visti da paese a paese non sono così semplici come uno si aspetterebbe.

Eri preparato fisicamente?
Ho sempre giocato a pallacanestro, quindi non ho avuto nessun problema fisico. Se sei una persona sportiva, puoi intraprendere senza problemi di allenamento un viaggio simile. Il trekking può essere pesante in alcune aree, quindi bisogna cercare di non sforzarsi troppo ogni giorno. Penso che alla fine, si fa tutto con la mente: quindi il corpo di una persona preparata a sufficienza riesce sempre ad imparare e ad adattarsi.

 

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Tu soffri di diabete: come hai affrontato questo aspetto durante il viaggio?
Volevo dimostrare che un viaggio così impegnativo si può fare anche se si soffre di diabete e al tempo stesso volevo che la mia esperienza fosse un incoraggiamento per chi ne è affetto. Volevo che il viaggio fosse davvero una Trip Therapy, una terapia sia del corpo che della mente. Io mi faccio quattro iniezioni al giorno e dovevo organizzare le dosi. C’era anche il rischio che me le rubassero e per questo le ho sempre tenute divise: alcune nel marsupio, altre nello zaino piccolo e altre ancora nello zaino grosso. Per le ricariche, “sfrutto” le visite degli amici: mi sono fatto portare l’insulina, ma anche le lenti a contatto e la nuova batteria della GoPro… E non solo: oggi mentre parliamo mi sono fatto pure portare del vino preso al duty free e del formaggio Zola. I gusti italiani, ovunque tu sia, dopo un po’ iniziano davvero a mancare!

 

 

Ora sei già a metà del viaggio, quindi vorrei che ci raccontassi i popoli che ti hanno sorpreso di più sotto alcuni aspetti. Iniziamo con il cibo.
La Cina mi ha davvero stupito. Il cibo cinese da loro è stratosferico, niente a che vedere con quello che mangiamo qui nei ristoranti cinesi. Hanno una qualità altissima e una varietà enorme, mangiano davvero bene. Ho l’impressione che il fatto che qui l’involtino primavera abbia lo stesso sapore ovunque sia dovuto al fatto che forse ci servono esclusivamente cibo precedentemente surgelato: da lì il sapore “seriale”!

L’accoglienza
Nepal e Guatemala a pari merito. In Nepal mi hanno accolto come una famiglia. Ho fatto volontariato in un piccolo villaggio sull’Himalaya e l’esperienza mi ha segnato davvero profondamente. I villaggi son piccoli e la gente all’inizio non si fida, ma dopo i primi giorni sono diventati una vera famiglia. Mi hanno invitato a mangiare e dormire da loro, e mi hanno introdotto alla loro cultura. In Nepal mi sono sentito davvero a casa fuori da casa. Anche In Guatemala mi sono sentito a casa: il popolo centroamericano è davvero fantastico, sono persone davvero accoglienti.

La bellezza del panorama
Qua direi l’America Occidentale: i territori di Nevada, Arizona, New Mexico e Texas. Hanno dei paesaggi incredibili. I canyon, i deserti e i parchi naturali ti lasciano letteralmente senza fiato.

 

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Se avessi potuto fermarti più a lungo, quali paesi avresti voluto girare di più?
Mi è spiaciuto andare di corsa in Cina, ma era questione di visto. È un paese vastissimo e con una cultura millenaria: avrei voluto davvero approfondire la conoscenza di questo popolo e di come si sta evolvendo la sua storia. Ci vorrebbero almeno tre mesi per visitarla bene, credo. Mi è spiaciuto di aver dovuto saltare l’Indonesia per motivi logistici e di visto.

Un aneddoto che ricorderai sempre?
Il ricongiungimento di tre fratellini nepalesi che erano stati divisi dalla guerra civile. Una ragazza di un’associazione di volontariato italiana ha scoperto che, a causa del business delle adozioni post-guerra, tre fratellini erano stati divisi. La ragazza ha intrapreso una vera e propria epopea per riuscire a farli incontrare. Ho ancora i brividi a raccontarlo. Mi fa pensare a quanto sono legato alla mia famiglia.

I tuoi come hanno reagito alla notizia della tua partenza?
Mia madre all’inizio era furiosa, ma poi è diventata la mia fan numero uno. Mio fratello viaggia molto, quindi è stato realista e mi ha dato dei consigli rispetto agli imprevisti che potevano capitare e su come potevo cavarmela. Mio padre è stato una sorpresa. Avevo paura di dire a lui, ex dirigente finanziario, che da bancario volevo fare il giramondo. Alla notizia mi ha risposto: “Sono le parole più folli che abbia mai sentito uscire dalla tua bocca, ma paradossalmente le più sensate”. Ho provato un orgoglio totale. Quando sono partito aveva iniziato ad avere problemi di salute e l’ho perso il 20 Gennaio scorso, durante il mio viaggio. Quando ho ricevuto la notizia del suo peggioramento, ho preso un aereo da Bangkok per andare a salutarlo e poi ho ripreso il mio viaggio da dove l’avevo lasciato. Tra le ultime parole che mi ha detto ci sono state quelle di continuare il viaggio e di non mollare mai.  Sono davvero felice che se ne sia andato fiero di me.

 

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Molti seguono il tuo blog e anche su Instagram stai riscontrando un grande successo… E come chi ama viaggiare sa bene, il viaggio chiama altro viaggio. Pensi che questa avventura potrebbe diventare un lavoro?
Si, mi auguro davvero che il mio lavoro diventi proprio questo: videomaking e storytelling sui viaggi, le culture e i popoli. Ho imparato a fare riprese e a usare i software di editing da autodidatta: questo è quello che amo fare. Il viaggio per me è stato un investimento, una sorta di master. Ora parlo correttamente due lingue in più, l’inglese e lo spagnolo, e voglio migliorare anche il mio portoghese. Col mio blog sto costruendo un cv, la mia pagina di presentazione che mi porti a lavorare in questo ambito.


Ti hanno contattato dei potenziali sponsor?
Si, alcuni in maniera bizzarra, pensa che mi ha contattato pure una compagnia aerea, a me che faccio un viaggio “senza aerei”! A parte questo tipo di episodi sono stato contattato anche da sponsor con cui ho deciso di collaborare. Presto parteciperò alle iniziative di un nuovo sito in stile couch surfing. Inoltre comincio a guadagnare vendendo i miei video: una tv giapponese per esempio me ne ha appena richiesto uno. Sto anche collaborando con Licia Colò per le sue trasmissioni di viaggio a TV2000.

 

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Cosa diresti a chi volesse fare la tua stessa esperienza?
Di non domandarsi cosa si farà dopo o quanti soldi servono a fare il giro del mondo: devono sapere che se mi fossi fatto domande del genere non sarei mai partito. Ovviamente i soldi ti servono per viaggiare, non lo sto negando, ma è la variabile che ti permette di stare un giorno in più o in meno in viaggio. Se avessi finito prima i soldi, sarei tornato prima: ma questo non vuol dire che non parto.

Cos’hai imparato durante il viaggio?
Ho imparato che la vita è bellissima anche nei momenti più bui. Il fatto che sia così inaspettata è quello che la rende preziosa. Ho anche imparato che non bisogna perdere mai la speranza, la storia dei fratellini nepalesi ne è la prova: che speranza potevano avere loro di ricongiungersi? Ho anche imparato a vivere con poco, e quindi che tutto quello che avevo a casa non era inutile, ma semplicemente superfluo. Non rinnego l’importanza di quello che uno guadagna con impegno, ma bisogna avere la consapevolezza che anche quello può essere superfluo. Se guadagni per prenderti la BMW o l’iPhone è una scelta personale, non c’è niente da dire, l’importante è che tu sappia che quelli sono acquisti superflui, pagati col proprio tempo, più che col proprio denaro. Tempo che è una risorsa vitale. Come ho imparato dalla malattia di mio padre, nessuno sa qual è la data di scadenza. Nessuno sa quando tutto finisce. Ci rendiamo conto che questo tempo che abbiamo è la nostra risorsa più importante, e che tutti ce lo stanno sottopagando. Nel mondo in cui viviamo spesso perdiamo questo tipo di percezione. Ora sto vivendo con 15kg di roba sulle spalle, e probabilmente è pure eccessivo. Potrei vivere anche con meno.

Domanda finale, quella che riguarda solo te: torni cambiato?
No. Quella che è cambiato è la mia vita. È il fatto che adesso la gente mi ascolti, che tenda l’orecchio verso di me. Quando dicevo queste cose ai miei amici mi davano dello scemo, non mi credevano nemmeno loro. Adesso grazie al blog e a quest’esperienza ho la possibilità di esprimere delle idee e arrivare a delle persone che vogliono ascoltarle. Questo mi sembra un grande risultato e mi fa pensare di essere sulla strada giusta.

COSA NE PENSI? (Sii gentile)