Questi guanti traducono la lingua dei segni in messaggi vocali

È il progetto di due studenti di Washington e ha vinto il prestigioso Lemelson Student Prize del MIT di Cambridge

Salute
di Sandro Giorello facebook 28 aprile 2016 10:08
Questi guanti traducono la lingua dei segni in messaggi vocali

 

Due studenti dell’università di Washington hanno vinto il prestigioso Lemelson-MIT Student Prize – corrispondente a 10.000 dollari – per aver inventato i SignAloud, dei guanti capaci di tradurre la lingua dei segni.

Si chiamano Navid Azodi e Thomas Pryor e sono arrivati a tale risultato dopo aver passato la maggior parte del loro tempo libero al CoMotion MakerSpace, lo spazio che l’università mette a disposizione degli studenti per i loro progetti personali.

 

guanti Mic.com - Navid Azodi e Thomas Pryor

 

Grazie a dei sensori collegati via bluetooth ad un computer, i guanti riescono a riconoscere i movimenti delle mani e associarli a dei precisi messaggi audio permettendo a chi li indossa di comunicare con chi non conosce la lingua dei segni.

Partiti dal presupposto che, al momento, tutti i dispositivi che già svolgono una funzione simile necessitano di telecamere o di dispositivi molto ingombranti, i due studenti hanno lavorato con l’obiettivo di trovare una soluzione molto più pratica e immediata.

Così commenta Thomas Pryor: “I nostri guanti sono piuttosto leggeri e sono abbastanza ergonomici da essere usati come un accessorio da tutti giorni, allo stesso modo in cui si indossa un apparecchio acustico o delle lenti a contatto”.

 

SignAloud-gloves washington.edu - SignAloud

 

In più i guanti hanno tutta una serie di altre funzionalità: possono monitorare il periodo di riabilitazione dei pazienti che hanno avuto un infarto o possono essere usati in più modi nel campo della realtà virtuale; il primario interesse dei due studenti rimane, però, quello di migliorarli sempre di più promettendo sviluppi che potranno davvero rivoluzionare la vita dei sordi.

Siamo convinti che comunicare sia uno dei più importanti diritti umani” – conclude Pryor – “il nostro obiettivo è renderlo accessibile ad un pubblico più vasto possibile”.

 

FONTE |  washington.edu

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