Ha senso laurearsi a 21 anni con voti bassi se poi il lavoro non c’è?

Il ministro Poletti ha sollevato un polverone senza precisare come stanno le cose

Scuola
di Lorenzo Mannella facebook 27 novembre 2015 15:05
Ha senso laurearsi a 21 anni con voti bassi se poi il lavoro non c’è?

Giuliano-Poletti-680x454 ANSA - Il ministro Giuliano Poletti

 

Rifiutare i voti bassi e laurearsi in ritardo con 30 e lode all’università è masochismo? La domanda sorge spontanea, vista l’ultima bomba sganciata sui giovani italiani dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ha detto: “prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21.” Sui social network le critiche sono scaturite in un nanosecondo, anche perché in Italia ci sono persone che si laureano in regola con i tempi e con il massimo dei voti. Ok, ma c’è qualcosa di più: laurearsi ha ancora senso?

 

  Partiamo dalle considerazioni un po’ ‘tanto al chilo’ di Poletti: è meglio prendere 97 a 21 anni e lasciar perdere il biennio del 3+2 (la laurea magistrale). Purtroppo le statistiche dicono che se ti porti a casa una laurea triennale e poi cerchi subito lavoro, è molto probabile che rimarrai a spasso. Paradossalmente, è meglio essere un diciottenne diplomato che si butta a capofitto in un impiego appena uscito da scuola – magari da un istituto tecnico-professionale. Se invece vai avanti per la tua strada e, dopo la triennale, prendi una laurea magistrale alla velocità della luce è probabile che ti troverai di fronte a un vicolo cieco. Secondo gli ultimi dati OCSE – Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – per gli italiani laureati è comunque difficilissimo trovare un lavoro. Insomma, non importa tanto quando e con quale voto ti laurei: il mondo del lavoro è un miraggio.    

  Infatti l’OCSE dice che “nel 2014, solo il 62% dei laureati tra 25 e 34 anni era occupato in Italia, 5 punti percentuali in meno rispetto al tasso di occupazione del 2010. Questo è un livello paragonabile a quello della Grecia ed è il più basso tra i Paesi dell’OCSE (la media dell’OCSE è dell’82%).” Come dicevamo prima “l’Italia e la Repubblica Ceca sono i soli Paesi dell’OCSE dove il tasso di occupazione tra 25 e 34 anni è il più basso tra i laureati rispetto alle persone che hanno conseguito, come più alto titolo di studio, un diploma d’istruzione secondaria superiore (o post secondaria non terziaria).”  

Infatti molte persone hanno fatto notare su Twitter che #Poletti non è laureato e viene da una famiglia contadina. Lasciamo perdere il ministro del Lavoro, che è nato nel 1951. La dura verità è che i tempi sono cambiati e le generazioni dagli anni ’80 in poi sono finite a cavallo di un abisso. Da una parte c’è il posto fisso e la settimana lavorativa di 36 ore; dall’altra la flessibilità esasperata, la mancanza di tutele e l’eta pensionabile che si sposta pian piano verso gli 80 anni.

Non è uno scherzo, saremo sempre più vecchi – speriamo almeno in salute – e dovremo trovare un modo per occupare il nostro tempo. C’è chi suggerisce di trovare lavoro a vent’anni e laurearsi più tardi, magari a 40 o 50. Per come si stanno mettendo le cose, nel 2035 un neolaureato quarantenne sarà fresco come un pulcino.

Tirando le somme, che dobbiamo fare? Laurearsi subito e buttarsi sul primo lavoro che capita? Stare dentro l’università il più a lungo possibile, prendere un dottorato e poi, chissà? Diplomarsi, lavorare a 18 anni e tirare su una famiglia perché se ci pensi troppo impazzisci? Non arrendersi e cambiare il mondo del lavoro? Non lo sappiamo. Le risposte ce le avete voi.

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