Chi è Brit Marling, l’ideatrice e protagonista di The OA

Qualcosa di più sull’enigmatica attrice protagonista di The OA, una delle ragazze d’oro del cinema indipendente americano

Serie TV
di Simone Stefanini facebook 28 dicembre 2016 11:21
Chi è Brit Marling, l’ideatrice e protagonista di The OA

 huffingtonpost

 

Alexandra Brittany Marling è nata a Chicago nel 1983, è del segno del Leone e di lavoro fa l’attrice, la sceneggiatrice, la regista e la produttrice cinematografica. Praticamente, una ragazza nata per vivere il cinema a 360°, non solo per recitare battute ma anche per inventare mondi, che come vedremo, sono del tutto fuori dall’ordinario.

Un esempio su tutti l’abbiamo avuto con la serie tv The OA, che abbiamo seguito su Netflix con molto interesse e della quale abbiamo già dichiarato di non essere venuti a capo di nulla, nemmeno alla fine, ma che ci ha regalato qualche ora di ansia soprannaturale, di dubbi esistenziali e di teorie strampalate, rivelatesi tutte vere e false allo stesso tempo.

 

Brit Marling coccolata dai suoi due collaboratori più frequenti, Zal Batmanglij e Mike Cahill heavyeditorial - Brit Marling coccolata dai suoi due collaboratori più frequenti, Zal Batmanglij e Mike Cahill

 

La Marling, che ha scritto la sceneggiatura insieme a  Zal Batmanglij, è un’eroina del cinema indipendente di scuola Sundance. Il 2011 è l’anno in cui viene conosciuta in tutto il mondo per due film. Il primo è Sound of my voice, di cui è co-sceneggiatrice, per la regia di Batmanglij. Un thriller psicologico allucinante che parla di due documentaristi che vogliono saperne di più su una strana setta capeggiata da una leader (la Marling) che afferma di provenire dal futuro.

 

Nello stesso anno, scrive Another Earth, per la regia del fidanzato dell’epoca, Mike Cahill. Breve sinossi: gli scienziati scoprono un pianeta del tutto identico alla Terra. La Marling, proprio mentre alla radio danno questa notizia, si scontra con una macchina e provoca la morte di una donna incinta, mentre il marito va in coma. Sensi di colpa a tutto spiano, fantascienza apocalittica e la consapevolezza che nella Terra 2 ci siano anche gli stessi esseri umani della Terra 1, che però bontà loro hanno preso decisioni diverse, fanno sì che questo film sia uno degli incubi più belli degli anni ’10. Purtroppo ha avuto la sfiga di uscire lo stesso anno di Melancholia di Lars von Trier, regista ben più famoso da noi, ritardando di qualche altro anno la notorietà di Brit Marling anche nel nostro paese.

 

Dopo aver interpretato anche un film mainstream, La frode (2012), accanto a Richard Gere e Susan Sarandon, la Marling torna ai film più indipendenti, The East di  Zal Batmanglij (2013) su tutti, fino a collaborare di nuovo con Mike Cahill nel dramma fantascientifico I Origins, un trip sugli occhi, sulla numerologia, sulla para-scienza e sui colpi di scena che se li raccontiamo poi non c’è più gusto a vederlo. Uno di quei film la cui fine ti lascia serenamente sconvolto, pieno di dubbi e di incertezze su ciò che hai appena visto. Vi ricorda qualcosa? Qualcosa che per caso finisce con una seduta di yoga?

 

Le tre pellicole che abbiamo appena visto hanno un minimo comune denominatore riconoscibile: sono enigmatici, applicano regole para scientifiche a ogni cosa e i personaggi interpretati da Brit Marling seguono un fil rouge evidente, in cui lei è una donna che non sembra a suo agio nelle convenzioni della vita terrena, che sia stata rapita emotivamente da qualcosa, che nasconda un dramma e un segreto, ben custodito sotto l’ingannevole apparenza eterea.

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Per The OA, ad esempio, Brit Marling ha dichiarato al New York Times di aver studiato e raccolto testimonianze delle persone che hanno avuto esperienze di pre-morte, ma anche di essersi lasciata ispirare da La Principessa Mononoke di Hayao Miyazaki, per la ferocia e la complessità con cui sono rappresentate le donne, che spesso si vedono nel mondo reale ma raramente al cinema.

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Se vi sentite orfani di The OA e avete voglia di ammirare Brit Marling in una serie tv, potete recuperare Babylon (2014), co creata da Danny Boyle (il regista di Trainspotting) insieme a Jones, Armstrong e Bain. In questo contesto potrete vedere un altro lato di Brit, quello meno evanescente e ben più concreto di una direttrice delle comunicazioni americana che viene assunta  dalla polizia inglese per far entrare quest’ultima nell’era dei nuovi media.

 

Fino al prossimo film o, speriamo, alla seconda stagione di The OA, che proprio in questi giorni sembra più vicina. Brit ha recentemente risposto sul tema al giornalista dell’Hollywood Reporter:

“Fin da quando abbiamo cominciato a fantasticare sulla storia, abbiamo sicuramente pensato a come costruire una cosa che avesse un finale soddisfacente, nel corso di molte stagioni. Quindi c’è un finale e c’è una risposta a ogni enigma, e niente è stato fatto solo per il gusto di farlo, senza andare da nessuna parte. C’è una destinazione ben precisa. Se avremo o no la possibilità di raccontarlo, io certamente spero di sì. Abbiamo già in mente dove far cominciare la stagione due, e anche dove farla terminare.”

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