Cosa succede quando muore un attore di una serie tv?

Lo spettacolo deve continuare? Mica per forza. Anche se ci sono molti modi per rendere immortale un personaggio

Serie TV
di Jacopo Cirillo 1 aprile 2016 14:52
Cosa succede quando muore un attore di una serie tv?

La morte Image via - Ciak, si muore!

 

Negli ultimi mesi abbiamo assistito al ritorno di X-Files, a una reunion del cast di Friends, Cheers, Taxi, Frasier e Will & Grace, qualche anno fa quel capolavoro di Arrested Developement ha aggiunto una stagione, la quarta, dopo otto anni di silenzio. Tutte cose meravigliose che sono potute succedere anche grazie alla buona salute di tutti gli attori coinvolti nelle serie tv sopracitate. Ma non si può certo andare avanti all’infinito perché, come qualcuno ha fatto notare, tutti dobbiamo ricordarci di morire. Ma cosa succede se un attore o un’attrice di una serie tv muore durante la produzione? E come fa la produzione a gestire il lutto senza cancellare la serie in questione?

Il problema non è di poco conto – al netto del dispiacere per il trapasso di un essere umano – soprattutto per la prosecuzione di progetti con importanti investimenti alle spalle. Le possibilità, a pensarci, sono quattro: il personaggio viene fatto morire anche nella narrazione e la sua storyline chiusa, spesso in maniera frettolosa; il personaggio viene sostituito da qualcun altro che ricopre lo stesso ruolo all’interno del sistema narrativo; si fa allegramente finta di nulla e si va avanti; la serie viene cancellata. E gli esempi, ahinoi e ahiloro, sono tantissimi.

Una delle morti più celebri è stata quella di Cory Monteith, aka Finn Hudson di Glee. Com’è noto, l’attore venne trovato senza vita in un hotel di Vancouver il 13 luglio 2013 durante la quinta stagione della serie che lo aveva consacrato e che lo vedeva co-protagonista. In quel caso gli autori hanno deciso di girare un episodio-tributo, The Quarterback, in cui Finn è già morto (le circostanze non vengono specificate) e i compagni di classe lo commemorano tutti insieme, facendo collimare realtà e finzione e piangendo il loro amico alla faccia di Stanislavskij.

 

 

Nel caso di Monteith, il personaggio era uno dei protagonisti della serie e gli autori hanno dovuto mettere in discorso la sua morte all’interno della narrazione, non potevano fare diversamente. Un caso simile è accaduto con la scomparsa di John Ritter, in questo caso assoluto protagonista della serie tv 8 Semplici Regole per uscire con mia figlia (e la figlia era Kaley Cuoco, la Penny di The Big Bang Theory). La produzione, trovandosi di fronte alla possibilità di chiudere tutto e tornare a casa, ha deciso al contrario di fare morire Paul Hennessy, il personaggio di Ritter, nella seconda stagione e sostituirlo con il nonno Jim e il nipote ventenne e scavezzacollo (con una grande sensibilità), cambiando di fatto il tono e la direzione di tutta la serie, pur mantenendola in onda.

 

 

Anche in Cheers (Cin Cin in Italia) accadde una cosa simile. Nick Colasanto interpretava il vecchio coach di baseball e barista Ernie Pantusso, di fatto il co-protagonista della serie. Durante le riprese della terza stagione, però, le sue condizioni si aggravarono velocemente e i dottori gli impedirono di tornare al lavoro. Il povero Nick (che tutti ricordiamo anche come il boss mafioso cattivissimo in Toro Scatenato), morì qualche tempo dopo e la produzione lo sostituì in corsa con Woody Harrelson, assunto come nuovo barista durante la stagione successiva, senza che lo show conoscesse battute d’arresto o incertezze.

 

 

Il massimo della sfortuna accadde però molti anni prima, nel 1959 durante la messa in onda della serie tv Adventures of Superman, quando morirono sia John Hamilton (l’editore dei Daily Planet), sia George Reeves, Superman in persona. Nessuna produzione televisiva avrebbe potuto reggere alla doppia tragedia e, infatti, Adventures of Superman venne prontamente cancellata. Il mistero, poi, si infittisce, perché Reeves morì in seguito a un colpo di pistola, la polizia lo considerò un suicidio ma c’è chi giura che, in realtà, sia stato assassinato. Questo è il bel documentario che racconta la storia.

Ci sono poi casi in cui la morte di un personaggio è meno imprevista e sorprendente, e cioè quando gli attori sono già avanti con l’età. In quei casi la produzione, in un certo macabro senso, se lo aspetta e non si fa trovare impreparata. Qui ricordiamo il personaggio di Nancy Marchant, la matriarca della famiglia Soprano mancata durante la produzione della seconda stagione dell’omonima serie tv, commemorata, pianta e mai sostituita, e il decesso di Carol Ann Susan, aka Mrs. Wolowitz, la vecchia e rumorosa madre di Howard in The Big Bang Theory: il suo personaggio muore durante l’ottava stagione e viene ricordata da tutti i protagonisti, sinceramente commossi.

 

 

Anche i cartoni animati non sono esenti dalla grande mietitrice perché, se i loro personaggi nemmeno invecchiano, i rispettivi doppiatori sono esseri umani e, sillogisticamente, mortali. Nei Simpson è accaduto due volte negli ultimi anni: il doppiatore di Troy McClure e Lionel Hutz, Phil Hartman, è stato ucciso a pistolettate dalla moglie nel 1998 e i suoi personaggi sono semplicemente spariti, salvo alcune comparsate silenziose sullo sfondo. Quando invece morì Marcia Wallace, la voce della signora Krabappel (o Caprapall, se preferite), maestra di Bart, la produzione decise prima di farla andare in pensione e poi di annunciare la sua morte.

 

 

Potremmo continuare ancora per molto ma avete capito l’antifona: le produzioni delle serie tv vanno al di là del bene e del male e, nonostante le tragedie dell’umana sofferenza, riescono sempre a cavarsela. Lo spettacolo deve continuare, diceva qualcuno, e nell’ultimo esempio di questo Dìa de muertos vogliamo ricordare l’incredibile intreccio tra realtà e finzione di Larry Hagman, il J.R. di Dallas. Nell’ultimo episodio della serie, seguito da 33 milioni di persone, J.R. affronta i propri demoni impersonati da Adam, un angelo cattivo che compare nello specchio e spinge il protagonista al suicidio.

La puntata si chiude con il rumore di uno sparo e un Oh my god finale, senza alcuna spiegazione. Who shot J.R.? fu la domanda che rimbalzò per tutti gli Stati Uniti, domanda che trovò risposta nel seguito di Dallas del 2012, dove si scopre che in realtà nessuno aveva sparato a J.R. ma, al contrario, J.R. stesso sparò allo specchio per liberarsi di Adam. Il problema fu che Larry Hagman, durante la produzione della seconda stagione del sequel, morì sul serio e gli autori furono costretti a modificare drasticamente la trama di una serie che venne chiusa in fretta l’anno successivo.

 

 

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