Storie di una sottomessa: intervista a una ragazza che ha scelto di essere schiava

Quando il sesso è dominazione e sottomissione

Sesso
di Ilaria Perrone facebook 11 aprile 2016 10:49
Storie di una sottomessa: intervista a una ragazza che ha scelto di essere schiava

Ilustrazione Sara Ciprandi saraciprandi.com Sara Ciprandi

 

Incontro Alessandra che a Milano è quasi primavera, siamo in un bar sui navigli per l’aperitivo: quando mi si avvicina penso dimostri dieci anni in meno della sua età, sembra una bambina con pensieri da donna. Perché la sua storia è interessante? Perché Alessandra vive la sua sessualità attraverso dinamiche di dominazione e sottomissione, ma non solo. Ci sediamo, prendiamo da bere e parliamo come fanno semplicemente due donne che vogliono districarsi in quel labirinto complicato che sono i sentimenti, il sesso, le fantasie e l’amore.

Ciao Alessandra, vorrei che mi parlassi un po’ di te per rompere il ghiaccio.
Vivo a Milano da dodici anni, sono arrivata qui per fare l’università e poi, come succede spesso, ci sono rimasta. Vengo dall’entroterra campano, da un paesino molto piccolo, la mia è una famiglia numerosa, considera che durante le feste siamo in venti attorno ad un tavolo. Qui a Milano ho un normalissimo lavoro d’ufficio.

Parlami della tua situazione sentimentale in questo momento?
Sono single da un paio d’anni, in questo periodo ho avuto frequentazioni che sono durate un mese, un mese e mezzo. Questo sembra essere diventato il mio nuovo limite massimo di sopportazione.

Se dovessi iniziare a raccontarmi del tuo percorso nel mondo dei Dom-Sub (dominazione e sottomissione), da dove partiresti?
Ci sono due modi per raccontarlo, potrei dirti che nei fatti è iniziato a dicembre di quest’anno, ma in realtà è qualcosa a cui penso da quando avevo dodici-tredici anni. È un pensiero che risale a quando ancora non sapevo cosa fosse il sesso o come avvenisse. Nelle mie prime fantasie che potevano andare un po’ oltre c’era l’essere legato e sottomesso, ma non erano collegate al sesso, di quello non conoscevo neanche l’esistenza. È un pensiero che ho sempre avuto, a cui mi sono abituata nel tempo ed è per questo che ho imparato a conoscerlo e l’ho sempre visto come qualcosa di normale, anche nell’età dell’adolescenza.

Anche adesso?
No, solo dopo ho cominciato a percepire che poteva essere considerato come strano o atipico.

Mi hai detto che attivamente hai iniziato solo a dicembre di quest’anno, nelle tue relazioni precenti come soddisfacevi questa tue fantasia?
Nelle mie relazioni precedenti era qualcosa di taciuto. Il punto è che non cercavo e non cerco tuttora di replicare esattamente nella realtà quello che è una mia fantasia. Bastava un minimo di virilità in più, una certa presa, un’intenzione e questo non significa per forza fammi camminare a quattro zampe con un guinzaglio, senza arrivare a quello posso trovare e trovavo soddisfacente anche qualcosa con molte gradazioni in meno. I miei partner precedenti, ad esempio, avevano intuito che potevano piacermi di più alcune cose, come stringermi il collo, ma questo credo rientri nei gesti che possono definirsi normali.

 

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Che poi la normalità in quest’ambito è molto soggettiva, si parla di gusti, no?
Sì, certo ci sono mie amiche che non si farebbero mai stringere il collo.

Quanto hai sentito l’esigenza di spingerti un po’ oltre? Di cercare qualche gradazione in più?
È stato più un caso, perché è un qualcosa che ho sempre cercato ma da cui ero un po’ intimorita. Ho sempre avuto relazioni lunghe e stabili e finché sono durate non ho mai sentito l’esigenza di cercare qualcosa che andasse oltre, stavo bene nel rapporto di coppia. Le cose sono cambiate adesso che sono single, mi sono resa conto che non mi va di avere una relazione, almeno per ora, e quindi piuttosto che accumulare frequentazioni di una settimana ho deciso di percorrere quella strada, che fino ad ora non mi era mai sembrata una possibilità.

Perché non ti era mai sembrata una strada percorribile?
Perché non credo che quel tipo di rapporto possa trasformarsi in una relazione di coppia stabile. Non dico che nessuno possa riuscirci, ma io no di certo. Credo che non riuscirei a separare le due sfere, quella di me che obbedisce perché si trova nel ruolo in cui deve farlo e quella di me che vuole far valere le proprie idee e avere una posizione paritaria quando si tratta di scegliere cosa mangiare a cena o come educare i figli.

Facendo un passo indietro sulla tua ricerca, qual è stato il tuo approccio iniziale con questa tua fantasia e come ti sei districata fra le miriadi di aspetti in cui ti sarai imbattuta? Insomma, non credo che tutti abbiano gli stessi gusti anche in questo gioco di ruoli, giusto?
Certo, esiste di tutto, possono esserci persone che si offrono di stare chiuse in uno stanzino sdraiate a terra, bendate al buio e con un imbuto in bocca per essere usate come bagni durante le feste e rientrano in questa scatola anche quelli che cercano soltanto del sesso facile e disinibito.

 

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E in mezzo a questi due stereotipi esistono molte altre tipologie, giusto?
Esistono così tante possibilità di cose da voler fare e da non fare e altrettanti modi in cui farle che è difficile etichettare la cosa. Io ho avuto solo due esperienze di questo tipo e per quanto  si definissero entrambi dominanti erano completamente diversi e volevano fare cose completamente opposte e in modo non analogo.

Ad esempio?
Uno voleva il controllo completo, ogni mattina mi chiedeva di mandargli una foto di com’ero vestita, ci scrivevamo moltissimo e voleva che gli rispondessi subito o che lo avvisassi se per un tot di tempo non gli avessi potuto rispondere. Dall’altro lato si preoccupava per me e per il mio stato d’animo anche per cose che non riguardavano un rapporto sessuale ma la mia vita privata. L’altro invece poteva sparire per settimane e poi ricomparire, come se niente fosse, continuando a considerarmi di sua proprietà.

Come sei entrata in contatto con questi due uomini?
All’inizio ho provato dei siti che mi aveva consigliato un mio amico ma li vedevo dispersivi e non ero riuscita a trovare nulla, avevo provato ad esempio Fetlife, ma è un sito utilizzato soprattutto all’estero e non c’è un modo per capire chi è a Milano. Poi un giorno mentre guardavo un film in streaming mi si è aperto uno di quei classici pop up, prima di chiuderlo ho visto che si trattava di un sito di annunci. Ho continuato a scorrere, ho visto che c’era anche una sezione slave e spinta dalla curiosità sono andata a cercare gli annunci che avevano come città Milano.

 

bella di giorno

 

E cosa hai trovato?
Ho visto che c’erano molti annunci di professioniste, quindi a pagamento, si capiva dal tipo di foto, e poi anche alcuni di persone normali che non lo facevano per lavoro, così ho provato a scriverne uno io. Nell’annuncio dicevo semplicemente che mi avvicinavo per la prima volta a qualcosa del genere, che ero curiosa, che era una cosa a cui pensavo da tanto tempo, che mi ero sempre vista nelle mie fantasie in posizioni da slave, ma che per rendere reali queste fantasie cercavo qualcuno con esperienza, qualcuno attento, di cui potermi fidare e a cui affidare la mia prima volta.

In quanti ti hanno risposto?
In una decina di giorni ho ricevuto un centinaio di contatti. Con uno di questi siamo arrivati a scambiarci il numero, era un uomo sui 45 anni che aveva una frequentazione saltuaria con una donna qui a Milano e che faceva il pilota di aerei, ma non aveva i modi giusti.

In che senso?
Non è riuscito a farmi percepire la sua presenza come necessaria o i suoi modi come autoritari. È labilissimo il confine tra “questa cosa mi eccita / questa cosa è ridicola”. La stessa frase detta da due persone diverse o con due modi opposti può scatenare o una risata o eccitazione e lui mi faceva ridere, non lo vedevo verosimile.

Quindi è importante l’autorità se vuoi essere un Dom?
Per me sì. Ti faccio l’esempio di un ragazzino di 23 anni che mi ha scritto “voglio essere il tuo padrone”. Può essere premuroso, dolce, ma non certo credibile in quel ruolo.

 

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Tra le persone che ti hanno contattato, a quanti hai risposto e come le hai selezionate?
Ho risposto a tutti, anche solo per dire “no grazie”. Ho scremato per istinto, ad esempio ho scartato i messaggi tutti scritti in stampatello o chi scriveva con errori grammaticali, insomma se non sei padrone della tua lingua non puoi essere il mio padrone. Ho eliminato anche quelli estremi, che dal primo messaggio mi ordinavano, non è un qualcosa che si può fare così dal nulla è un qualcosa che va creato, che va conquistato. Te ne leggo uno, per farti capire di cosa sto parlando: ”Ciao puttana, ho voglia di vederti camminare a quattro zampe come i cani, sborrare sul pavimento e farti leccare la mia sborra e sputarti in faccia.” Un messaggio così mi fa chiaramente capire che non è quello che cerco, come ti spiegavo certe cose vanno conquistate e costruite per essere davvero appaganti. Molti erano di questo tenore, alla fine il primo uomo che ho frequentato l’ho trovato su Tinder, aveva un profilo esplicito e gli ho scritto, invece su questo sito di annunci ho trovato il secondo uomo con cui ho intrapreso questo percorso.

E quest’uomo che poi ha scelto di incontrare, conosciuto sul sito di annunci, come ti ha approcciato? Cosa aveva di diverso rispetto agli altri?
È un uomo di 43 anni, è stato il primo a scrivermi, non c’erano offese, mi aveva scritto semplicemente chi era, la sua età e che cosa voleva. Quello che però mi aveva colpito era stato che avesse precisato che gli piaceva l’idea che fosse la mia prima volta, che sarebbe stato attento per quello, che era un qualcosa d’importante e che mi avrebbe dato tutto il tempo di cui avevo bisogno. Mi era piaciuto anche il fatto che si riferisse allo scriversi come a un luogo, mi aveva scritto che potevo venire “qui” ogni volta che volevo e che questo era, appunto, un luogo per raccontargli quello che mi andava.

Quanto vi siete scritti?
Ci siamo scritti qualche mail e ci siamo visti quasi subito ma solo per qualche istante, per una passeggiata di cinque minuti. Insomma per quanto possa esserci un’intesa a parole serve anche che sia una persona attraente e lui lo era. Non è successo nulla durante questo primo incontro ma abbiamo intensificato le mail, ce ne siamo scambiate circa quattrocento in dieci giorni, praticamente passavamo tutto il giorno a scrivere senza lavorare.

Di cosa parlavate?
Di tutto, di come sarebbe stato il nostro incontro, di cosa c’era successo durante il giorno, di cosa lui avrebbe voluto da me ed io da lui, insomma serviva per definire i limiti, per capire quali erano i miei paletti e, a lui, per essere sicuro di non superarli, anche perché in queste situazioni le fantasie sono un po’ più ampie e quindi se ci sono cose che proprio non vuoi fare è bene dirlo prima.

Com’è stato il vostro incontro?
A una settimana dalla passeggiata abbiamo scelto un giorno in cui entrambi avevamo delle ore a disposizione e siamo andati in un Motel. Ero molto tesa, decisamente di più che prima di qualsiasi appuntamento, facevo fatica a restare in piedi, tremavo ma non perché fossi spaventata, di lui mi fidavo. In più mi aveva preparato, nelle varie mail che mi aveva scritto mi aveva raccontato il suo rito, come sarebbe iniziato, ma è stato strano vederlo poi succedere.

In che senso?
Perché ho capito qual era il potere dell’immaginazione, leggendolo avevo provato un certo tipo di eccitazione ma vivendolo molto meno e ho capito che forse su di me hanno più presa le fantasie. Questo però mi ha fatto capire che questo tipo di rapporti non sarebbero mai diventati per me un’ossessione e da un lato mi ha tranquillizzata.

Hai capito altro da quest’incontro?
Ho capito l’importanza del rito, nel senso che ognuno ha il suo. Il primo uomo voleva che rimanessi con il collare fino a che lui non era sulla porta e poi, solo quando era sul pianerottolo, mi chiedeva di inginocchiarmi per togliermelo, faceva così tutte le volte. L’uomo che ho incontrato nel motel invece mi ha lavata in maniera molto irruenta, mi ha lavato anche la bocca con il sapone per togliere le tracce di altri che mi avevano toccata e mi ha chiesto poi di lavare lui con la lingua. Questo faceva parte del suo rito.

 

sasha grey

 

E alla fine di quel pomeriggio?
Lui mi ha detto quali sarebbero state le regole, mi ha detto che dopo il primo incontro sarei stata accolta come novizia, non ero ancora la sua schiava ma potevo diventarlo, si trattava di un percorso da poter fare insieme e mi ha elencato delle regole da seguire in sua presenza, ad esempio, di dare sempre la precedenza a lui.

In che senso?
Ero stata sgridata, non punita ma solo sgridata, perché per uscire dalla vasca avevo preso il telo bagno e mi ero asciugata, e invece avrei dovuto porgere l’asciugamano prima a lui. Come vedi le regole riguardano anche gesti piccoli.

Si basa tutto sul meccanismo bastone e carota?
Sì, tanto che è la schiava a dire che cosa vede come punizione perché quello eccita non solo il Dom ma anche il Sub. Parte del controllo è anche sull’orgasmo, il Dom chiede alla schiava di avvisarlo quando sta per raggiungerlo per fermarsi e privarla, concedendoglielo solo quando lui l’ha deciso. C’è questa pretesa di avere il controllo sull’orgasmo femminile.

E poi che cosa è successo tra te e l’uomo dell’incontro al motel?
Non ci siamo più rivisti dopo quell’incontro.

Perché?
Perché, anche se sapevo dell’esistenza di un legame non avevo capito che fosse sposato, l’ho realizzato solo quando usciti dalla stanza ho visto la fede. Non ce l’ho fatta a rivederlo.

Mi hai detto che è veramente difficile trovare questo tipo di equilibrio, ti deve essere costato molto interrompere la relazione?
Moltissimo, perché avevo trovato la persona che stavo cercando, con l’approccio giusto per me e con i modi giusti per me.

Ti ha cambiata in qualche modo quest’esperienza?
Mi ha cambiata profondamente, soprattutto per il senso di colpa che ho provato perché era una mia regola cardine evitare persone con rapporti saldi. Questo significa evitare persone che hanno un compagno che si aspetta unicità. Per esempio il mio primo Dom aveva altre Sub, ma sono donne che conoscono le condizioni e che sanno che non si tratta di esclusiva. Credo che difficilmente lui abbia posto la cosa come “guarda tesoro ora esco, la mia schiava mi aspetta”. È questo che mi ha cambiata e che mi ha scalfita non tanto gli atti e i gesti in se che per me non erano nuovi, ma che stavano nella mia mente da tempo.

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