Il football americano spiegato agli italiani

Uno sport che sta prendendo piede sempre più anche in Europa, ma con delle regole che possono sembrare complicate

Sport
di Andrea Meregalli 28 ottobre 2015 12:35
Il football americano spiegato agli italiani

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Il football americano è quel gioco dove si deve fare meta. Non meta, touchdown. Il football americano è quel gioco dove sono sempre tutti fermi, in cerchio, a parlare. E sono tutti imbottiti e si danno delle gran legnate. Tipo il rugby, ma coi caschi. Più o meno.

In Italia tutti conoscono il football americano, ma (quasi) nessuno sa come funziona. Da questa stagione la National Football League, con quell’acronimo così intonato, NFL, è approdata sulle televisioni degli abbonati Mediaset. E ci resterà per i prossimi 3 anni, in esclusiva. «Pur essendo considerato uno sport di nicchia il football americano sta accrescendo il numero di appassionati e quello che segue l’NFL è un pubblico fedele. – dice Gianluca Mazzini, vicedirettore di Premium Sport –  L’ostacolo più duro alla diffusione resta il fuso orario per la diretta dagli Stati Uniti».

In Italia per ora il football americano sembra restare un affare per pochi: «Davvero per pochi – commenta lo staff di Mondo Nfl, pagina Facebook italiana di riferimento, 2.800 like – i veri appassionati non si contano sulle dita di una mano, ma quasi. Il football è come una partita di scacchi e rappresenta la storia americana fatta di conquista e di invasione del territorio».

Ecco, gli scacchi: un gioco che non puoi improvvisare, perché ci sono regole precise da conoscere. Come il football americano, anche se, per spiegarlo agli italiani, potrebbero bastare 10 punti.

 

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1. Si gioca in 11 vs 11 (senza portiere)

Ricorda qualcosa? Ma a differenza del calcio tra campo e panchina ogni squadra impiega anche una cinquantina di giocatori, perché sono previsti 3 schieramenti per specifici momenti di gioco e relative riserve. C’è la squadra che attacca, la squadra che difende e la squadra speciale per le azioni dove viene calciato il pallone. O meglio, l’ovale.

 

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2. Il pallone si chiama Il Duca

L’ovale è di cuoio, più piccolo di quello da rugby e con cuciture esterne che consentono una presa ergonomica con una sola mano. Il pallone ufficiale della NFL è chiamato “The Duke” in onore del vecchio proprietario dei New York Giants, Wellington Mara, soprannominato “duca” dai giocatori dei Giants per l’apparentamento nominale con il duca di Wellington che segnò il touchdown decisivo contro la squadra di Napoleone a Waterloo. In tutti i campionati NFL è stato utilizzato lo stesso pallone. E quindi anche in tutti i Superbowl.

 

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3. Il Superbowl

Il Superbowl. L’incontro che assegna il titolo di campione della National Football League e viene disputato tra tra i vincitori della American Football Conference e quelli della National Football Conference, le due conference che compongono la lega. Il prossimo è in programma il 7 febbraio 2016 presso il Levi’s Stadium di Santa Clara, in California. È l’evento sportivo più seguito negli Stati Uniti e genera introiti pazzeschi grazie alla vendita degli spazi pubblicitari televisivi e all’ormai canonico evento musicale dell’intervallo. A Santa Clara dovrebbe rivedersi sul palco Bruno Mars, per un inedito bis, dopo la partecipazione a quello del 2015.

 

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4. La partita

Una partita di football americano si sviluppa attraverso 2 tempi, ciascuno dei quali composto da 2 quarti da 15 minuti. La fine del secondo quarto coincide con la fine del primo tempo e con l’intervallo. In totale un’ora di gioco, con il cronometro semi-effettivo. Il primo e il terzo quarto cominciano con un calcio. La squadra che riceve il calcio ha un solo obiettivo, che è poi lo stesso di tutta la partita: guadagnare terreno.

 

5. Quelle maledette 10 yard

La squadra che attacca ha 4 tentativi (down in inglese) per avanzare verso il fondo del campo e chiudere l’azione, portando la palla avanti di almeno 10 yard. La linea virtuale da cui parte l’attacco si chiama scrimmage e in ogni azione chi attacca può effettuare un solo passaggio in avanti che superi la linea di scrimmage, mentre può effettuare retropassaggi senza limitazioni. Qualora dopo il terzo tentativo l’attacco non avesse superato le 10 yard, si effettua un punt. Che sarebbe un calcio al pallone per allontanare il più possibile il team avversario dalla propria linea di meta, prima di scambiarsi i ruoli.

 

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6. Come Pirlo ma con le mani: il quarterback

A orchestrare le azioni offensive è il quarterback. Il quarterback è il figone che sposa la supermodella giocatore che lancia la palla, corre con la palla o permette agli altri compagni di correre con la palla. È anche l’obiettivo numero uno delle difese avversarie, che bramano dalla voglia di mettergli le mani addosso e piazzare un sack.

 

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7. Sdraiato

Il sack, ovvero il placcaggio del quarterback prima che questi abbia effettuato un lancio, causa una perdita di yard alla squadra che attacca, che retrocede sul terreno di gioco. Quando una squadra effettua sack o un placcaggio nella propria estremità del campo – la cosiddetta end zone, dove gli avversari cercano di fare touchdown – conquista una safety, che vale 2 punti per la squadra che difende. La safety è una delle maniere per segnare punti.

 

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8. Piovono punti

Abbiamo detto della safety, ecco come si fanno i punti: il touchdown (la meta, in sostanza) vale 6 punti e dà diritto a una conversione che vale 1 punto se trasformata con un calcio tra i pali o 2 punti se messa a segno attraverso un gioco di lancio o di corsa da posizione ravvicinata (2 yard dalla meta). Un’altra maniera efficace per segnare è il field goal, un calcio piazzato che vale 3 punti. E ci sarebbe pure il drop, che non si vede quasi mai, l’ultimo lo ha realizzato Doug Flutie per i Patriots nel 2006 e il penultimo è datato 1941, un calcio di rimbalzo libero tra i pali in cambio di un lancio o di una corsa. L’importante è non perdere il possesso dell’ovale, per evitare catastrofici fumble.

 

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9. Come il boccino d’oro

Il fumble è un pallone che cade a terra, perso dalla squadra che ne detiene il possesso durante un’azione e che può e che deve essere cacciato e catturato da qualsiasi giocatore. Di qualsiasi ruolo.

 

10. I ruoli

L’attacco ha inizio con la linea offensiva, il cui compito è aprire varchi per le corse e scongiurare minacce al quarterback o al running back, aka il corridore. Quest’ultimo, appunto, è il giocatore che corre con la palla nelle azioni non di lancio. Quando si lancia, invece, l’attenzione si sposta sui wide receiver, ovvero i ricevitori, chiamati ad afferrare le “bombe” del quarterback. Un altro ruolo è quello del tight end, una sorta di ibrido: riceve, ma all’occorrenza blocca gli avversari per le azioni di corsa. Dall’altra parte del campo troviamo la linea difensiva, speculare a quella d’attacco, che funge da schermo per le corse degli avversari. Qui ci sono i linebacker, i “padroni” della difesa, che bloccano le azioni dell’attacco e tentano incursioni improvvise verso il quarterback. A seguire i cornerback e i safety. I primi coprono le aree esterne del campo e, generalmente, marcano direttamente i ricevitori provando a intercettare i lanci degli avversari. I safety, invece, operano nella parte del campo più lontana dalla linea di schieramento e sono l’ultima egida a protezione della meta. Altri due ruoli piuttosto importanti nell’economia di una partita di football sono i punter e i kicker. Il primo, come abbiamo visto, è il tizio che calcia il pallone lontano quando l’attacco non riesce a superare le 10 yard. Il secondo, invece, è il giocatore che trasforma le conversioni da 1 punto dopo il touchdown e che tenta di infilare i pali durante i calci piazzati.

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