Ecco perché Inside Out è un capolavoro (e fa piangere tutti)

Il nuovo film Pixar sta riscuotendo unanime successo di incassi e critica. Proviamo a capire i suoi segreti

Tv&Movie
di Silvia Rossi 22 settembre 2015 11:59
Ecco perché Inside Out è un capolavoro (e fa piangere tutti)

inside out  Un’immagine dal film

 

Se non sapete fare i conti con le vostre emozioni andate al cinema a vedere Inside Out.
Il nuovo lungometraggio della
Disney Pixar, diretto da Pete Docter (Up, Monsters & Co.), che nel primo week-end di programmazione italiana ha raggiunto un incasso record di 6,5 milioni di Euro, che va ad aggiungersi al box office internazionale di oltre 761 milioni USD, è perfetto per tornare bambini e ricordarsi dell’importanza dei sentimenti. Che detta così sembra facile…

Ne hanno scritto tutti e la parola più usata per definire il film è capolavoro. Che siate d’accordo o meno con questa definizione poco importa, quello che invece dovete sapere è che probabilmente piangerete un sacco, ma riderete anche moltissimo.

Conoscerete Riley, la protagonista, sin dalla nascita. Riley è una bimba gioiosa, con un papà e una mamma amorevoli, divertenti e comprensivi. Sarete immediatamente catapultati nel quartier generale delle Emozioni, dove Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto convivono e contribuiscono a organizzare perfettamente le giornate. Da qui controllerete le varie isole della felicità di Riley: quella della famiglia, della stupidera, dell’amicizia e dell’hockey (lo sport preferito della bimba) costruite perfettamente grazie ai ricordi base che hanno formato la personalità di Riley. Tutto andrà bene fino a che la famiglia si trasferirà dal Minnesota a San Francisco. E da lì il meccanismo delle emozioni andrà in tilt. Gioia e Tristezza finiranno perdute nella mente di Riley senza avere più la possibilità di interagire con le altre emozioni per rendere nuovamente felice la protagonista. Dovranno vedersela con la memoria a lungo termine, l’immaginazione (che risulterà fondamentale), il pensiero astratto, il subconscio e gli “omini aspirapolvere” del scordatelo, cercando di evitare il pericolosissimo burrone dove si rischia di essere dimenticati per sempre.

 

 

I fazzoletti inizierete a tirarli fuori proprio quando tutto sembrerà perduto e Riley sembrerà destinata a essere infelice. A commuovervi per primo è l’amico immaginario della bambina che ha la forma di un elefante fatto di zucchero filato con la coda da gatto e velleità da delfino… è immaginario, non stupitevi. Sarà lui a dare il messaggio più forte dell’intero film.

Regola numero 1: essere generosi. Piangerete quando Gioia dirà: “C’è sempre un modo per cambiare le cose”. E probabilmente presi dallo slancio, una volta usciti dal cinema sarete un po’ più positivi, ottimisti e desiderosi di cambiare anche una piccolissima cosa che non vi sta bene.
Regola numero 2:
pensare positivo. Piangerete perché inevitabilmente vi verranno in mente i vostri ricordi più belli, o quelli perduti. Capirete perché siete “fatti così”, perché quei geniacci della Disney Pixar vi sottolineeranno che la famiglia è tutto e primi anni di vita sono quelli che formano la personalità di un essere umano.
Regola numero 3 (per i genitori o gli aspiranti tali):
lasciate liberi i vostri bambini di essere quello che desiderano essere. Piangerete perché tornerete a prendere coscienza che viversi le emozioni, tutte, compresa la Tristezza, non nasconderle, non soffocarle è fondamentale. Ogni sensazione è utile a un’altra nell’innescare le diverse reazioni della mente umana.
Regola numero 4:
lasciatevi andare. Insomma Inside Out è meglio di una seduta di psicanalisi, al costo di un biglietto del cinema.

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