Oltre il mito: Life di Anton Corbijn racconta il vero volto di James Dean

Arriva al cinema il film che il grande fotografo e regista ha dedicato all’eterno ribelle James Dean

Tv&Movie
di Silvia Rossi 8 ottobre 2015 14:55
Oltre il mito: Life di Anton Corbijn racconta il vero volto di James Dean

life-film  Un’immagine tratta da Life

 

Non aspettatevi di vedere un classico biopic sulla vita di James Dean, ma siate invece felici di sapere che questo è un film che vi farà conoscere davvero James Dean, perché Life di Anton Corbijn va oltre la storia ormai nota del giovane attore e si concentra sulla sua psicologia. Esattamente come ha sempre fatto il fotografo e regista olandese Anton Corbijn, che con i suoi scatti è sempre riuscito ad andare oltre la superficie, per conoscere meglio il soggetto e poterne cogliere lo spirito.

Dicevamo che più che una biografia standard di James Dean, Life (al cinema dall’8 ottobre) è la messa in scena l’incrocio delle vite del mito (interpretato da Dane DeHaan) e Dennis Stock (Robert Pattinson), giovane fotografo della rivista Life, incaricato negli anni ’50 di realizzare un ritratto dell’attore che presto sarebbe diventato una star. Sfuggente e solitario come solo gli anti divi sanno essere, Dean innescherà in lui il desiderio di scoprire cosa c’è dietro quel giovane irrequieto, portandolo in viaggio da Los Angeles a New York fino all’Indiana dalla famiglia di Dean, dove verranno scattate le foto più intime.

 

 

Con una regia sensibile e discreta, Corbijn riesce nell’intento di umanizzare la persona dietro al mito, analizzando i tormenti e le solitudini di un giovane che prova a resistere al tentativo dell’industria di trasformarlo un divo. Allo sceneggiatore Luke Davies bisogna riconoscere l’accuratezza nella ricerca delle informazioni sulla vita di Dean e la precisione nei dettagli, comprese alcune frasi d’effetto come quella che Dean dice a Stock quando non vuole concedersi per il servizio: “Io perdo me stesso nei miei ruoli, non voglio perdermi anche in questa roba”. Tutti elementi che fanno dimenticare una parte centrale del film un po’ lenta, per quanto riscattata da una chiusa che non delude.

Chi spicca nel cast è senza dubbio Dane DeHaan, eccellente nel riprodurre Dean per mimica, movimenti e tono di voce (vedetelo in lingua originale se potete), aiutato anche dal trucco. Pattinson se la cava, ma purtroppo non ci sarà scena senza che vi immaginiate i suoi occhi rossi da vampiro anche se non avete mai visto Twilight. Nel cast c’è anche una bella di casa nostra, Alessandra Mastronardi: interpreta Pier Angelini, flirt di allora di Dean, senza farci vergognare, visto che il suo inglese e la sua recitazione non stonano accanto a DeHaan. Girato purtroppo in digitale per motivi finanziari, il film ripropone i colori e le atmosfere degli Anni ’50 grazie all’accurato lavoro di Corbijn e della sua direttrice della fotografia.

 

Anton Corbijn sul set del film  Anton Corbijn sul set del film

 

Corbijn quindi conferma nuovamente la sua capacità di raccontare con eleganza le dinamiche creative e personali di astisti iconici, come fece già nel suo lungometraggio d’esordio Control (2007) sulla storia di Ian Curtis, musicista sensibile e romantico leader dei Joy Division. Sicuramente perché prima di dirigere video musicali e lungometraggi è un fotografo di rockstar e questa analogia ha aiutato l’immedesimazione con il personaggio di Stock.

La carriera di Corbijn, infatti, è segnata dal suo incontro professionale con il musicista olandese Herman Brood, la più grande rockstar olandese di tutti i tempi. Le sue fotografie hanno contribuito a rendere famoso Brood, con cui il fotografo è rimasto in rapporti di amicizia proprio come probabilmente avrebbe fatto Dennis con Dean, se Dean non fosse morto all’improvviso: “Mi identificavo in quel giovane fotografo che segue un artista che di colpo arriva al successo e lo lascia indietro”, dichiara il regista.

 

anton-corbijn-03 ArtRebels - Un celebre scatto di Keith Richards firmato da Anton Corbijn

Corbijn da oltre 30 anni è infatti colui che immortala ufficialmente gli U2 e i Depeche Mode e che ha ritratto personaggi del calibro di Clint Eastwood, Frank Sinatra, Miles Davis, William S. Burroughs, Tom Waits, Allen Ginsberg, David Bowie, senza dimenticare i circa 80 video di band e musicisti come U2, Arcade Fire, Nirvana, Johnyy Cash e Metallica. Scontato che il passaggio al cinema fosse legato alla musica, con il già citato Control, per poi dedicarsi a film differenti come The American, con George Clooney e La spia con Philipp Seymour Hoffman. Pellicole molto diverse dal mondo di Corbijn, che con Life è tornato a casa. E si vede.

COSA NE PENSI? (Sii gentile)