Affinità e divergenze tra Sei Forte Maestro con Emilio Solfrizzi e Great Teacher Onizuka

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di Mattia Nesto facebook 4 aprile 2017 15:20
Affinità e divergenze tra Sei Forte Maestro con Emilio Solfrizzi e Great Teacher Onizuka

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Great Teacher Onizuka (anche conosciuto come GTO) è stato uno dei manga prima e degli anime poi di maggiore successo tra la fine degli anni ’90 ed i primi dei 2000. Protagonista assoluto è Eikichi Onizuka, insegnante di 22 anni del liceo privato di Kissho con un passato da teppista di strada. Fondamentalmente Onizuka è un tipo buono, un ragazzo intelligente ma un po’ tontolone che, seppure ai quattro venti sbandieri il fatto che l’unico motivo che lo ha spinto ad insegnare sia “provarci con le studentesse”, in realtà è animato dal “sacro fuoco” dell’educatore.

Il manga, che non si discosta troppo dall’anime, è stato trasmesso in Italia per la prima volta da MTV dal 2002 al 2004 e poi successivamente da GXT e Coolton. La versione italiana, soprattutto quella andata in onda su MTV, era stata ampiamente censurata (specialmente  i dialoghi ed alcune scene considerate troppo sconce) perché abbondava le situazioni come dire, piccanti e scollacciate (per usare una terminologia da Rai democristiana anni Sessanta) tra l’insegnante e le varie studentesse. Tuttavia, nonostante qualche taglio di troppo, GTO (e la sua incredibile sigla iniziale) conquistò il pubblico e non c’è adolescente che non si ricordi “l’anime-night” di MTV con il classico episodio in Eikichi sgomina una banda di vandali in motocicletta, si traveste da Doraemon oppure, per aiutare una ragazza in crisi, sfonda con un martello la parete di camera sua per metterla direttamente in contatto con i genitori.

Fare qualcosa di riuscito per raccontare, anche in maniera esagerata ed assurda come nel caso di GTO, il mondo della scuola non è impresa facile. In Italia, giusto in quegli stessi anni, è andata in onda su Canale 5 (dal 2000 al 2001) una serie tv proprio ambientata fra i banchi e le lavagne: Sei forte maestro.

Sei forte maestro è la classica serie televisiva italiana dell’inizio degli anni Zero, ovvero caratterizzata da un miscuglio (a volte riuscito, il più delle volte meno) di ansia della modernità (il desiderio di raccontare sempre e comunque il mondo dei giovani anche se di questo mondo non si conosce proprio nulla) e la volontà di rimanere attaccati agli stili consueti del gusto mainstream, quindi le battutine leggere, le situazioni zuccherose e  i dialoghi a metà tra il posticcio e il simil-teatrale.

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Sei forte maestro ruota attorno alla figura di Emilio, cito testualmente da Wikipedia “giovane maestro elementare” interpretato da Emilio Solfrizzi (che poi tanto giovane non era se si considera che all’epoca aveva 38 anni). Solfrizzi è un volto abbastanza noto sia della televisione come del cinema dato che, qualche anno prima faceva parte del cast di Selvaggi (il mitologico film dei fratelli Vanzina,  sino a poco tempo fa trasmesso, praticamente almeno una volta all’anno , su Italia 1 tanto da generare la frase “Ma l’anno scorso siamo tornati da Rimini prima o dopo la seconda replica di Selvaggi”) più varie comparsate televisive in tv in qualità di comico che si esprimeva in slang barese. Quindi Solfrizzi è un personaggio per carità riconoscibile ma non così noto (e che poi, a conti fatti, non avrà questa carriera eccezionale): bene questa sarà, a parte per qualche rarissima eccezione, una caratteristica di tutti gli interpreti di questa serie.

Basta scorrere il cast per rendersene conto:  Gaia De Laurentis che interpreta Barbara, l’insegnante di cui Emilio è innamorato, è sostanzialmente sparita dopo che, forse incarnando un tipo di bellezza abbastanza androgina tipica degli anni Novanta, aveva trovato la notorietà con la conduzione di Target. Ma anche Francesca Rettondini/Claudia, la “fiamma” del giovane maestro, all’epoca molto nota per essere la compagna di Alberto Castagna, non ha mai veramente sfondato nel mondo del cinema come del resto anche altri interpreti della serie.

Discorso a parte per i “big” di Sei forte maestro, ovvero Massimo Ciavarro, nel ruolo del Preside e “fidanzato in pectore” di Barbara e di un, sempre formidabile, Gastone Moschin che interpreta il padre di Emilio, ex dell’Arma e connotato da una rigida quanto bonaria declinazione verso la disciplina, ben coadiuvato da Valeria Fabrizi, sua moglie.  In questo caso le carriere degli attori citati, seppur non verranno rilanciate eccessivamente dalla partecipazione alla serie, non subiranno un brusco stop come quelle di altri.

Ma quale era la puntata tipo di Sei forte maestro? Solitamente la puntata si svolgeva in questo modo: vi era una trama principale, che solitamente coinvolgeva Emilio e le peripezie sentimentali con Barbara (il classico e asfissiante tira-e-molla all’italiana) su cui si inserivano tante micro-storie con protagonisti ora i personaggi comprimari ora, fatto questo molto interessane, i ragazzi.

c_46_articolo_557_upiimmaginebig  Via http://www.fiction.mediaset.it

 

Ed era proprio questo che, ai bambini che guardavano il programma, saltava di più agli occhi. Rispetto a serie dello stesso tema (ad esempio Caro maestro, di qualche anno prima sempre delle reti Mediaset, con protagonista, nientepopodimenoche, Marco Columbro ed Elena Sofia Ricci), in Sei forte maestro gli alunni la facevano da padrone, con tantissime scene con loro protagonisti e dove vi era un, va detto apprezzabile, sforzo di ricreare i dialoghi delle elementari. Non era una cosa comune, specie in una serie italiana, poter osservare dei bambini che, semplicemente, si comportavano come dei bambini e quindi potevano, senza quasi soluzione di continuità, essere bravi, cattivi, rubacchiare la merenda al compagno, spendersi in una buona azione improvvisa o esprimere un pensiero sorprendentemente complesso.

Ecco che allora, oltre agli orridi maglioni pesantissimi che sfoggiava maestro Emilio (quella scuola, invece di essere in Umbria, pareva stesse in qualche sperduta steppa siberiana), Sei forte maestro era bello da vedere perché parlava e si rivolgeva direttamente al suo pubblico principale ovvero i bambini. A questo proposito, circa sei anni fa, proprio a Terni dove era ambientata la serie, è stato organizzato una reunion del cast. E questa nostalgia per quelle puntate sì tutte uguali ma anche simbolo di un’età un po’ più tranquilla e pacata per tutti, deve aver fatto breccia. Infatti su Facebook si sprecano sul serio  i gruppi sulla serie, tanto che, qualche tempo fa, si adombrava l’idea di una possibile riproposizione in televisione (come in questo articolo).

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Sia come sia, nonostante le evidente e marchiane differenze tra un anime e una serie tv, sia GTO che SFM si sono rivelati, a conti fatti, due architravi della nostra più o meno scalcagnata infanzia. Se Eikichi Onizuka è il maestro “che tutti quanti noi avremmo voluto essere”, Emilio è il maestro che “avremmo tutti potuti avere ma che forse non abbiamo avuto”. Infatti Emilio, nella sua assoluta normalità (ecco che si capisce bene come il “new-normal”  sia stato istituito molto prima del 2014) rappresentava l’insegnante perfetto: non troppo innovativo (tipo quei ridicoli prof che rappano su Dante pensando di essere moderni) ma neppure vetusto ed antiquato come gli insegnanti “gentiliani” di Amarcord di Fellini. Sei forte maestro rappresenta insomma una realtà possibile e alla portata di tutti: in senso lato, un partito riformista e aperto al centro. Che non sia questa la ricetta perfetta per, non solo educare, ma anche governare il nostro Paese?

 

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