Siamo fatti così compie 30 anni: ecco perché è ancora il miglior cartone animato educativo

Siamo fatti così – Esplorando il corpo umano in fondo era l’equivalente di Alberto Angela per i bambini degli anni ’80

TV
di Simone Stefanini facebook 9 gennaio 2017 11:58
Siamo fatti così compie 30 anni: ecco perché è ancora il miglior cartone animato educativo

Torna su Cartoonito (numero 46 del digitale terrestre), uno dei cartoni animati più bizzarri e insieme più innovativi della storia della tv, il francese Siamo fatti così – Esplorando il corpo umano.

A 30 anni dalla sua prima messa in onda, dal 9 gennaio potremo assistere, tutte le sere alle 21.10, alla serie di divulgazione scientifica creata da Albert Barillé, il cui titolo originale era Il était une fois,… la Vie (C’era una volta… la Vita) e che nell’edizione italiana andata in onda due anni dopo, nel 1989, ha avuto due titoli per confondere le idee ai giovani appassionati di scienza.

Siamo fatti così era il titolo della versione andata in onda su Italia 1, con tanto di sigla cantata dall’onnipresente Cristina D’Avena, mentre Esplorando il corpo umano era quello della versione da edicola della DeAgostini, quella con VHS del cartone, fascicoli allegati e il modellino del corpo umano che bramavamo di finire anche solo per il potenziale splatter.

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Se fate uno sforzo di memoria, ricorderete certo che negli anni in cui la tv ci ha fatto da baby sitter, in mezzo a un’infinità di robottoni giapponesi e di cartoni animati tristi e deprimenti, soffocati da colonne sonore talmente grevi da far sembrare la pesca di Sampei il nuovo Olocausto, spuntava un’anomalia che non aveva niente a che vedere con quello strano insieme di personaggi e di storie borderline.

Un cartone animato la cui grafica ricordava un po’ quella dei filmati educativi che ci facevano vedere i supplenti a scuola per sfangare la giornata, ma travestito da storia creata per far appassionare i più piccoli alle funzioni del corpo umano. 26 puntate di scienza, biologia e anatomia mascherate da guerre o storie d’amore e d’amicizia che però avvengono tutte nel sangue, nel midollo osseo, nel sistema linfatico, nel fegato e così via, sdoganando per sempre l’espressione “essere bello dentro”.

 

 

Per noi bambini curiosi più dei gatti, questa serie era una rivelazione, un’epifania e finalmente ci impediva di smembrare i Big Jim o le Barbie alla ricerca degli organi interni, con il solito risultato di rimanere delusi da quei gusci vuoti. Senz’altro tanti bambini di allora sono poi diventati medici grazie questo cartone animato, che ci spiegava complicatissimi concetti anatomici con una facilità degna del miglior Alberto Angela.

L’idea di base è molto semplice: tutti i protagonisti umani hanno un corrispettivo microscopico che abita dentro il corpo umano e grazie a quell’espediente, per mezzo di astronavine miniaturizzate vanno in giro all’interno del corpo. Di sicuro più interessante di un’ingessata lezione di scienze che nessuno alle medie avrebbe seguito con lo stesso trasporto.

Ok, diciamolo, la partenza di alcuni episodi fa stare male, perché i protagonisti sono spesso dei bambini malati, che chiedono lumi in famiglia sull’entità della loro tragedia e costringono genitori e nonni a spiegare loro il tipo di guerra che si combatte all’interno del loro corpo marcio.

C’è un bambino più sfigato di altri che si chiama Pierrot, e sono già fiumi di lacrime. Lui ha dentro di sé un equivalente linfocita, il capitano Pierrot che insieme alla fidanzata Pti si fa dei gran giri dentro le mucose, le vene e e lo scheletro per portare a compimento la missione.

 

Biologia e sci-fi in un’unica soluzione  Biologia e sci-fi in un’unica soluzione

 

Gli altri personaggi non si chiamano Naoto, Hiroshi o Kenshiro, come eravamo abituati al tempo, non fanno bella mostra di muscoli o di alabarde spaziali. Tra i tanti, spicca un gruppo di globuli rossi da cui spuntano Emo e Globina, insieme all’anziano Globus che come Virgilio per Dante, fa lo spiegone dei principale aspetti della biologia umana.

In questo caso, nemmeno i nemici sono mostri che vengono da Vega o che padroneggiano la Sacra Scuola di Nanto, ma malattie, anomalie cellulari, lesioni gravi, virus, infezioni virali. I loro nomi, per una sorta di strano gemellaggio italo francese sono Nabot e Tignoso. Questi pezzi di guano se la devono vedere con Metro, il capo degli anticorpi oppure con il Colonnello Pierre, che addestra i giovani globuli bianchi alla difesa.

 

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Il coefficiente di figaggine è tutt’ora altissimo e la sua visione è assolutamente consigliata ai genitori che vogliano passare una mezz’ora coi figli senza guardare quelle porcate in dozzinale computer grafica di cui i canali tematici per bambini in tv sono pieni.

Con una semplice seduta di divano si possono imparare un sacco di cose anche da grandi e Siamo fatti così, ad oggi, è un’esperienza unica che non ha eguali nella divulgazione scientifica sotto forma di fiction.

Ah, c’è anche una puntata che spiega in maniera chiara i vaccini, meglio dei centinaia di link bufala che trovate giornalmente sui social.

 

 

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