Nippofollie, i videogiochi giapponesi più assurdi di sempre

Body builder che inseguono proteine, yeti che gareggiano con cavalli e simulatori di LSD

Videogiochi
di Aligi Comandini 18 aprile 2016 14:59
Nippofollie, i videogiochi giapponesi più assurdi di sempre

japan-world-cup YouTube

 

Ah, il Giappone. Splendida terra in cui templi e santuari antichissimi affiancano enormi palazzi moderni e meraviglie tecnologiche. Un luogo ricco di cultura, genialità e onore, ma al contempo patria di stramberie inimmaginabili.

Non si è mai ben capito da cosa dipendessero le stranezze nipponiche. Forse sono dovute alla mentalità un po’ repressa e incredibilmente condizionata del giapponese medio, che quando esce dal seminato lo fa davvero col botto, o forse all’incredibile substrato di fumetti e nerderie ormai parte integrante della terra del sol levante. Fatto sta che le implosioni neuronali made in Japan hanno contagiato anche il mondo dei videogiochi, che a questa magica terra deve ogni genere di evoluzione.

Oggi selezioneremo quelli più strambi mai creati e state pronti, perché vedrete cose inconcepibili nei paragrafi seguenti.

 

Takeshi’s Challenge

Cominciamo con un classico, spesso conosciuto anche da chi non bazzica nel mondo dei videogiochi. Takeshi’s Challenge è un titolo creato dall’inarrestabile mente di Kitano Takeshi, attore e regista nipponico famosissimo a livello internazionale e a dir poco eccentrico. Non si sa quale divinità abbia spinto il buon Beat Takeshi a dar vita a questa follia, considerando che il nostro ha professato più volte di odiare i videogiochi e la tecnologia, ma pare che fosse ubriaco quando ha avuto l’idea per il titolo, e che stesse attraversando un periodo in cui desiderava sperimentare ogni forma di creatività.

Il risultato ovviamente non poteva essere normale, e infatti Takeshi’s Challenge è un gioco incredibilmente lontano da qualunque altro prodotto per NES, che vi vede vestire i panni di un povero impiegato giapponese in una città dove tutti lo odiano, e ha l’obiettivo ultimo di farlo fuggire dalle bruttezze della vita di tutti i giorni per cercare l’avventura il più lontano possibile da casa.

Molto interessante come tematica di base, peccato che Takeshi’s Challenge sia anche uno dei più difficili videogame mai creati e non aiuti in alcun modo il giocatore, risultando incomprensibile e imprevedibile dall’inizio alla fine. Pare che Kitano abbia alzato artificiosamente la difficoltà proprio per far sentire odiato e perso il giocatore, e di certo non si può dire che la missione non gli sia riuscita a meraviglia, tra nemici fastidiosissimi che continuano ad arrivare su schermo, punti vita limitati e difficili da recuperare, un uso tutt’altro che impeccabile delle periferiche offerte dalla console Nintendo, e via così, verso nuove e incredibili crisi nervose.

Ah, per i pochi eletti in grado di completare l’avventura c’è solo una schermata conclusiva con la faccia di Kitano a chiudere il gioco, e se si aspetta abbastanza a lungo compare una frase in cui il nostro vi prende per i fondelli. Non ne vale assolutamente la pena.

 

Muscle March

Quando diciamo che dal Giappone esce roba veramente strana, non è un’esagerazione. Se non ci credete date un’occhiata a Muscle March per Nintendo Wii. No, davvero, guardate sto gioco. Qui interpretate un bodybuilder all’inseguimento di un tizio che gli ha appena rubato le proteine, solo che l’inseguimento prende da subito la forma di un trenino di uomini muscolosissimi e armati solo di mutande aderenti, che deve oltrepassare indenne i buchi nei muri lasciati dal mariuolo mentre sta scappando.

Insomma, più che un titolo ricco di azione, questo strambissimo prodotto è una sorta di rhythm game, dove bisogna avere i riflessi pronti e cercare di concentrarsi nonostante l’assurdità di ciò che succede a schermo e della musica – peraltro adeguatissima alla follia del tutto.

Chiaramente non si tratta di un gran gioco, e al di fuori dell’ilarità che scaturisce dai primi 10 minuti di “marcia muscolosa” c’è ben poco che possa tenere il giocatore incollato allo schermo.

Per chiudere, vogliamo precisare che tra i personaggi giocabili c’è pure un orso bianco. Così, nel caso foste interessati.

 

Japan World Cup 3

Noi ancora stiamo cercando di capire come sia possibile che questo sia il terzo – TERZO – capitolo di una serie di giochi. Mentre tentiamo disperatamente di capacitarcene, voi ammirate quest’ulteriore opera d’arte spuntata dalle meravigliose lande del Giappone, che vi dà un’idea di come qualcuno che si è imbottito di ogni genere di stupefacente veda le corse dei cavalli.

Già, perché qua siamo a tutti gli effetti davanti a un titolo dove il giocatore assiste a delle competizioni di ippica, solo che al posto di destrieri e abili fantini tra i corridori potrete trovare… beh, lo Yeti, ovviamente, l’immancabile cavallo robot, il cavallo di Troia, un destriero tandem con due piloti, un cavallo acconciato come un teppista giapponese e con una sella che ricorda il sedile di una Harley Davidson, e… no, credo basti, il resto potete solo capirlo guardando il video. Succede davvero di tutto durante le competizioni di questo videogame, non è il caso di rovinarvi la sorpresa.

 

Boong-Ga Boong-Ga

Dimenticate per un momento l’assonanza con il “Bunga Bunga” di berlusconiana memoria, anche se pure qua si tratta in larga parte di parlare di sederi. Boong-Ga Boong-Ga è infatti un titolo basato sul Kancho, un simpatico scherzone made in Japan dove si saluta un’ignara vittima con due dita su per il deretano quando meno se lo aspetta. Punizione popolarissima da quelle parti, ha dato vita appunto a un cabinato da sala giochi con tanto di culo finto su cui agire con grande veemenza.

Per assicurarsi di variare il gameplay, gli sviluppatori hanno dato al giocatore la possibilità di ottenere l’effetto desiderato anche semplicemente sculacciando il sedere di plastica del cabinato, o utilizzando un dito finto per eseguire il “Kancho di grazia”. Inoltre i personaggi selezionabili per l’allegra punizione vanno da un molestatore di bambini alla suocera, in modo da far felici tutti, e le loro reazioni sono spesso impagabili.

Un gioco del genere, molto probabilmente, non lo vedremo mai altrove. E forse è meglio così.

 

Incredible Crisis

Considerato un titolo piuttosto importante nel panorama, poiché costruito interamente sui minigiochi e in grado di influenzare parecchi videogame simili, Incredible Crisis narra le gesta di una famiglia che si è dimenticata in toto del compleanno della loro nonnina, e si ritrova a doverle comprare un regalo. Peccato che le cose degenerino rapidamente, con il padre, Taneo, che passa da un balletto in ufficio a situazioni di pericolo degne del miglior film hollywoodiano, la madre, Etsuko, inseguita da uomini lupo, e i figli alle prese con bestie giganti e alieni.

I minigiochi attorno a cui tutto è costruito sono in effetti piacevoli, anche se molto semplicistici e alla lunga un po’ ripetitivi, dunque il titolo diverte più per l’imprevedibilità delle situazioni in cui l’atipica famigliola si ritrova coinvolta che altro. In questa lista di stramberie, ad ogni modo, è paradossalmente uno dei videogame più “normali”.

 

Seaman

Qua ci superiamo. Ve lo ricordate Spock, alias Leonard Nimoy? Ecco, in un momento plausibilmente piuttosto “basso” della sua carriera, il noto e compianto attore ha regalato la sua voce al Seaman dell’omonimo titolo, un pesce con volto umano capace di rispondere ai comandi vocali del giocatore.

Il gioco, per Dreamcast, era piuttosto innovativo per l’epoca, e in pratica si trattava di una sorta di versione evoluta di un Tamagochi, ove era necessario dar da mangiare al proprio “pesce Nimoy” e parlargli quotidianamente con un microfono inserito nel pacchetto per evitare una sua improvvisa dipartita. Con l’avanzare dei giorni il Seaman si evolve, le sue frasi si fanno più complesse – oltre che non proprio gentilissime nei confronti del padrone alle volte – e l’ambiente circostante cambia per adeguarsi alla forma più evoluta del pescione parlante.

Questo finché il Seaman non diventa una creatura anfibia, si riproduce, e se ne va verso l’orizzonte, con noi che gli auguriamo lunga vita e prosperità. Per la cronaca, la faccia del Seaman non è quella di Nimoy ma quella del producer del gioco, Yoot Saito.

Un sequel chiamato Seaman 2, con un gameplay simile ma molto più elaborato, è uscito solo in Giappone. Non è mai arrivato da noi, nemmeno con una traduzione amatoriale.

 

LSD

Conosciuto anche come LSD: Dream Emulator, questo gioco ha un nome che è tutto un programma. In verità il titolo non è riferito alla nota droga allucinogena, trattandosi di una sigla il cui significato non è mai stato svelato concretamente da Osamu Sato, il suo creatore.

Sato, uomo già noto per aver creato Eastern Minds: The Lost Souls of Tong-Nou (altro titolo abbastanza strambo da meritare il posto in lista, anche se gli abbiamo preferito questo), è un uomo riservato ed enigmatico, che in vita sua non si è mai esposto e ha rilasciato ben poche interviste. Pare abbia creato LSD con il solo scopo di rappresentare il mondo dei sogni, spesso irrazionale, stupefacente e privo di regole, ed è sufficiente provare il titolo per pochi minuti per rendersi conto che la missione gli è riuscita alla grande.

Iniziare LSD è un’esperienza bizzarra, un viaggio indecifrabile all’interno di dimensioni e visioni che non sembrano avere un filo logico o una connessione precisa. In tanti hanno tentato di sbrogliare la matassa del suo immaginario negli anni, ma nessuno ci è riuscito, forse perché persino lo stesso Sato non lo ha congegnato per essere “risolvibile”.

Nonostante la sua stranezza, vi consigliamo di provare LSD se ne avete l’occasione, o almeno di vedere qualche video dedicato. È un prodotto straniante, che cattura con il suo immaginario, e rappresenta un esperimento piuttosto unico.

Ora Sato non lavora più nell’industria videoludica, all’apparenza perché non gli viene concessa abbastanza libertà creativa per farlo come vorrebbe. Chissà cosa si sarebbe inventato con gli attuali mezzi a disposizione.

 

Cho Aniki

In superficie, questo titolo potrebbe sembrare un comune sparatutto a scorrimento, di quelli alla Gradius o R-Type, per intenderci. Qualche sospetto sulla reale natura del gioco lo si inizia ad avere quando ci si rende conto che durante la campagna del gioco si controlla una tra due divinità svolazzanti, allo scopo di eliminare il temibile Bo Emperor Bill, vincitore del concorso galattico di bodybuilding che ha invaso vari sistemi solari per ottenere un po’ di proteine.

Il primo videogame per PC Engine era assolutamente assurdo, uno sparatutto che tra i nemici contava culturisti robotici, uomini pesce, e una miriade di altre amenità. Ebbe però un certo successo in Giappone, dando vita a una serie di sequel tra cui il capitolo più assurdo è probabilmente quello uscito per Playstation. In questo episodio il senso di assurdità è persino maggiore, poiché gli sviluppatori hanno utilizzato sprite digitalizzati a la Mortal Kombat invece della tipica pixel art o di modelli tridimensionali. Guardare per credere.

Ancora oggi questa serie è una delle più giocate su Youtube, d’altronde è una sorta di incarnazione di tutte le stranezze nipponiche, un concentrato di “momenti boh” e muscolazzi che non può aver senso per una comune mente umana.

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