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Doubt, il luna park allucinato di Carsten Höller in mostra all’Hangar Bicocca di Milano

Carsten Höller, Doubt, veduta dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, Milano. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: © Attilio Maranzano

 

Ha inaugurato ieri all’Hangar Bicocca di Milano Doubt, una grande mostra personale di Carsten Höller a cura di Vicente Todolì. La mostra, a ingresso gratuito, prosegue nello spazio alla periferia nord di Milano fino al 31 luglio prossimo, ma prima che vi racconti cosa troverete dentro, togliamoci il pensiero: se potete andateci, perché sarà un’esperienza indimenticabile.

 

 

Andateci quando c’è poca gente, cercate con cura il momento giusto – una domenica mattina? Un sabato mattina forse… o pensate che meraviglia in settimana, sarà perfetto – per perdervi in questo oscuro luna park allucinato che unifica anni di attività dell’artista, dove ogni angolo, ogni punto in cui girerete la testa grazie a Carsten Höller sarà una sorpresa, un guizzo, una follia.

 

 

Si esce pieni di “gioia, euforia, allucinazioni e, appunto, “dubbi” dando vita a nuove possibili interpretazioni del reale” dice la presentazione della mostra, ed è così. Le dimensioni della mostra sono impressionanti, gli spazi generosi dell’Hangar Bicocca racchiudono bene la grandiosità delle installazioni di Höller, affatto compresse, anche ieri sera, in un’inaugurazione affollata e riuscita. Ma cosa c’è dentro a Doubt?

 

Carsten Höller, Doubt, veduta dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, Milano. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: © Attilio Maranzano.

 

Prima di tutto, leggete le avvertenze, perché entrare dentro i sogni di un artista maturo come Höller non è una cosa per tutti, anche per motivi di salute. Dicevamo prima di un luna park allucinato, e Doubt è senza dubbio anche questo. Ma poi? Dall’ingresso in poi è un migliaio di tubi metallici appesi al soffitto, dove potremo passare attraverso generando un frastuono assordante. A quel punto, a noi la scelta: il passaggio o il silenzio?

E poi un percorso in cui diventiamo invisibili, ombre dietro un muro morbido di cotone, con cui starà a noi scegliere se giocare o meno. Una montagna di carta sminuzzata e compressa alta come una casa di due piani, che potremo scalare, saltando da un piano all’altro.

 

Carsten Höller, Doubt, veduta dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, Milano. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: © Attilio Maranzano

 

O un’altra installazione dove potremo infilare la testa dentro un acquario, nel vero senso della parola, ma senza bagnarci. E ancora: labirinti metallici sensoriali con salite buie che sembrano infinite dove muoversi solo al tatto, enormi funghi allucinogeni collegati a macchine con cui li faremo mulinare in aria, altre macchine con cui potremo davvero volare (potete prenotarvi sul sito di Hangar Bicocca) a qualche metro da terra, strani edifici in mattoni che ricordano scenografie cinematografiche di un pianeta alieno 

E anche: porte a specchi che danno sul nulla se non sul nostro riflesso, calcinculo da fiera di paese, lampi da flash sparati in faccia con un’intensità da red carpet agli Oscar… letti da ospedale, topi in un labirinto, perché del resto quei topi nel labirinto siamo noi, persi nel sogno di Höller. E poi molto altro ancora.

Un’esperienza che vale la pena fare, di fare con calma. Fatela.

Gabriele Ferraresi

Lavoratore intellettuale salariato

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Gabriele Ferraresi

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