È un’immagine che ha fatto il giro del mondo quella di Tess Asplund, 42 anni, la donna svedese che ha sfidato a pugno chiuso un corteo di 300 neonazisti a Borlänge, nella Svezia centrale domenica 1° maggio.
Il corteo incrociato da Tess Aplund era del Nordic Resistance Movement (NRM), e ci si può fare un’idea dei contenuti della loro offerta politica con un giro sul loro sito, tradotto in parte anche in inglese.
Si autodefiniscono nazionalsocialisti, apertamente xenofobi e antisemiti, propongono un programma in nove punti che mischia blocco dei flussi migratori, nascita di una specie di Scandinavia libera e armata, riprendersi il potere delle lobby sioniste che l’avrebbero usurpato e altre assurdità.
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Ma torniamo alla foto di Tess. L’immagine è stata scattata dal fotografo svedese David Lagerlöf: nella serata di domenica, e poi per tutta questa settimana è diventata virale.
Tess Asplund non si aspettava una reazione del genere del mondo dei media, e sopratutto del pubblico. Nel giro di qualche ora è diventata una simbolo globale della lotta del singolo, della forza del singolo contro le masse. In Italia Repubblica l’ha contattata per una breve intervista, in cui Tess spiega che il suo gesto “È stato per impulso. Li ho visti sfilare, mi sono detta che non è ammissibile che razzisti, estremisti predicatori di odio come loro sfilino in piazza. E mi sono messa in mezzo alla strada, decisa a tentare di fermare il loro corteo“. Anche il Guardian l’ha contatta per un commento, e moltissime altre testate in giro per il mondo. È diventata una celebrità suo malgrado.
Cosa resta dopo cinque giorni che quella foto di Tess ha fatto il giro del mondo? Un’immagine simbolo che ricorderemo ancora tra molti anni, un’immagine che ne ricorda altre analoghe di opposizione all’estrema destra “dal basso” come quella della signora, figlia di sopravvissuti alle deportazioni naziste, che prende a borsettate un naziskin come ricordano su Quartz.
Quella foto fu scattata nel 1985, sempre in Svezia, e prese molti riconoscimenti quell’anno, tra cui il Premio per foto dell’Anno in Svezia. Per altri ancora era addirittura una delle foto del secolo. Quello forse no, non esageriamo: ma con gli anni è diventata un simbolo dell’opposizione a un’ideologia sconfitta dalla storia, ma che continua a conquistare qualche testolina in giro per il pianeta. Testoline cui è sempre cosa buona e giusta ricordare quanto è bello tirare una borsettata, così, con slancio.
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