Una vicenda drammatica e senza precedenti scuote ancora una volta il mondo della sanità italiana. Nel 2010, un bambino di soli quattro anni fu operato all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze per un tumore cerebrale che in realtà non esisteva.
Dopo oltre un decennio di sofferenze e battaglie giudiziarie, la struttura sanitaria è stata condannata a versare un risarcimento record di 3,7 milioni di euro. Il caso, che ha suscitato profonda indignazione, evidenzia gravi errori diagnostici e terapeutici che hanno compromesso irrimediabilmente la vita del piccolo paziente.
Errore medico: da un’infiammazione cerebrale un intervento chirurgico devastante
Nel 2010, i medici del Meyer identificarono erroneamente un’infiammazione cerebrale come un tumore maligno. Il bambino, affetto in realtà da un’encefalite erpetica, una patologia infiammatoria potenzialmente curabile con terapie farmacologiche, venne sottoposto a tre interventi chirurgici, tra cui una lobectomia temporale. Questa procedura comporta la rimozione di una parte del lobo temporale del cervello, un intervento invasivo che avrebbe potuto essere evitato con una diagnosi corretta.
Secondo quanto emerso dall’istruttoria giudiziaria, l’errore fu causato da una mancata esecuzione di accertamenti diagnostici adeguati e da una valutazione superficiale del quadro clinico. I periti hanno sottolineato come la corretta identificazione dell’encefalite e la somministrazione di farmaci antivirali avrebbero potuto salvaguardare la salute del bambino, evitando gli interventi chirurgici inutili e dannosi.
Gli effetti di questo grave errore medico sono devastanti. Il piccolo paziente oggi è tetraplegico, invalido al 100% e non risponde agli stimoli esterni. L’aspettativa di vita, fortemente compromessa, è stimata tra i 35 e i 40 anni. Una condizione di grave disabilità che ha stravolto non solo la sua esistenza, ma anche quella dell’intera famiglia.

La storia del bambino ha acceso i riflettori sull’importanza di una diagnosi tempestiva e accurata, soprattutto in ambito pediatrico, dove gli errori possono avere conseguenze irreparabili. La vicenda ha inoltre sollevato interrogativi sul sistema di controllo e responsabilità nelle strutture sanitarie, sottolineando la necessità di migliorare protocolli e formazione medica.
Nel ottobre 2025, il tribunale civile di Firenze ha emesso una sentenza storica. L’ospedale Meyer è stato condannato a pagare un risarcimento complessivo di 3,7 milioni di euro. Di questa somma, 2,3 milioni sono stati destinati direttamente al paziente, mentre il resto è stato suddiviso tra i familiari: circa mezzo milione ai genitori e 270 mila euro al fratello.
La cifra riconosciuta è tra le più elevate mai concesse in Italia per casi di malasanità pediatrica e rappresenta un precedente importante per la tutela dei diritti dei pazienti e delle loro famiglie. L’azienda ospedaliera ha contabilizzato recentemente l’esborso, chiudendo così una lunga fase di contenzioso.
