Femminicidio Federica Torzullo, il marito confessa ma non convince del tutto gli inquirenti. Cosa non torna nelle indagini.
Ha confessato di aver ucciso Federica Torzullo poco dopo le sei del mattino del 9 gennaio di quest’anno, la sera prima c’era stata una lite violenta nella loro casa di Anguillara Sabazia, vicino a Roma. Aveva paura di perdere il figlio con l’affido esclusivo alla moglie, la coppia si stava separando. Claudio Carlomagno ha deciso di parlare solo oggi, una confessione non ampia e che non convince del tutto gli inquirenti, dopo oltre 5 ore di interrogatorio di convalida davanti a gip e al procuratore capo di Civitavecchia Alberto Liguori.
Avrebbe ucciso Federica in 45 minuti. Carlomagno reo confesso, ha spiegato anche come avrebbe preparato la buca dove la moglie è stata sepolta. Ha confessato, inoltre, di aver utilizzato il telefono della vittima per rispondere alla madre e di aver trascorso la giornata con i suoceri.
L’indagato aveva denunciato la scomparsa sempre il 9 gennaio, circa due ore dopo averla seppellita nel terreno vicino all’azienda di famiglia, “non la vedo da ieri sera”, aveva detto l’uomo ai carabinieri di Bracciano. Sempre oggi ha poi spiegato di aver distrutto il cellulare della vittima, ha indicato l’arma del delitto e dove si trova, un coltello in casa che gli investigatori stanno cercando.
In una conferenza stampa oggi pomeriggio il procuratore capo di Civitavecchia Alberto Liguori, ha chiarito alcuni punti dell’interrogatorio dell’indagato. “Ha ucciso Federica in 45 minuti circa. Come li ha descritti, riteniamo che ci sia qualcosa che non quadra. Ci sono delle zone d’ombra su cui vorremmo fare luce. l’indagato ha preso atto del quadro indiziario, robusto e completo”. Tra gli elementi da accertare l’eventuale presenza di un complice.
Nella coppia c’erano attriti forti, il legale di Carlomagno ha detto che non chiederà la perizia psichiatrica e sostiene che non ci sia stata premeditazione, l’uomo che è accusato di femminicidio e occultamento di cadavere rischia l’ergastolo. L’avvocato Andrea Miroli parla di gesto d’impeto, lo dice lui come tema della difesa dell’uomo. “Sicuramente il litigio è nato per il discorso del figlio, la separazione tardava ad essere introdotta, la questione ha scatenato la tragedia” sostiene.
Il resto dell’atroce femminicidio lo racconta l’esito dell’autopsia ieri, non solo le 23 coltellate inferte, 19 solo al volto. Sul corpo della donna ormai deceduta c’è stato un accanimento, dal seppellimento violento fino al tentativo di bruciare il corpo per non lasciare tracce. Carlomagno solo oggi si è detto pentito.
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