Un relitto di epoca romana, risalente probabilmente al IV secolo d.C., è stato rinvenuto nelle acque profonde del Mar Ionio, a largo di Gallipoli, nel Salento.
La scoperta è stata effettuata lo scorso giugno da un team di finanzieri del Roan di Bari, della sezione operativa di Gallipoli e del II nucleo sommozzatori di Taranto, impegnati in attività di controllo marittimo.
Un relitto romano sommerso ricco di anfore
I resti della nave, probabilmente un’imbarcazione oneraria utilizzata durante la tarda età imperiale romana, giacciono sul fondale da circa 1600 anni. Accanto al relitto sono stati trovati circa 200 anfore, testimonianza preziosa degli scambi commerciali e delle rotte marittime del periodo. La nave, verosimilmente affondata in circostanze ancora da chiarire, rappresenta un patrimonio archeologico sommerso di grande rilevanza per la conoscenza della storia antica della regione ionica.
L’individuazione del sito è avvenuta quasi casualmente, grazie alle moderne tecnologie di rilevamento imbarcate sulle unità navali della Guardia di finanza. Le anomalie registrate sul fondale hanno suscitato l’interesse degli investigatori, che hanno quindi effettuato immersioni esplorative, confermando la presenza del relitto e del suo ricco carico.
Sin dal momento della scoperta, l’area è stata sottoposta a un rigoroso monitoraggio da parte della Guardia di finanza per prevenire tentativi di saccheggio e garantire la tutela dell’inestimabile patrimonio culturale sommerso. Per questo motivo, la notizia è stata diffusa solo dopo circa otto mesi, a seguito di un’attenta pianificazione delle operazioni di conservazione e studio.

La Soprintendenza Archeologica di Brindisi, Lecce e Taranto ha assunto un ruolo centrale nella gestione del progetto, attivandosi per reperire i finanziamenti indispensabili alle attività di indagine, documentazione e messa in sicurezza del relitto. Il Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici ha stimato un budget di circa 780mila euro destinato a coprire le spese necessarie per le operazioni di scavo archeologico subacqueo e la tutela dei reperti.
Le Fiamme gialle metteranno a disposizione i mezzi navali e i sommozzatori della sezione di Gallipoli, procedendo con una ricognizione sistematica del relitto attraverso tecniche di indagine avanzate. Queste attività preparatorie sono fondamentali per pianificare l’intervento archeologico nel rispetto della Convenzione Unesco per la protezione del patrimonio culturale subacqueo, assicurando la salvaguardia e il corretto recupero del carico e dei resti della nave.
Sempre nel contesto delle attività di tutela e controllo del patrimonio sommerso, a luglio scorso, a circa 200 metri dalla costa di Ugento (Lecce), la Guardia di finanza ha recuperato numerosi reperti di artiglieria navale risalenti al XVII-XVIII secolo, tra cui un cannone del peso di 200 chili. Questi ritrovamenti testimoniano la ricchezza storica sommersa nel territorio salentino e l’importanza delle operazioni di salvaguardia condotte dalle forze dell’ordine e dagli enti culturali coinvolti.
