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Home Food

L’assurda moda delle patatine fritte a Milano

by Marco Giarratana
3 Dicembre 2015
in Food
Patatine

 

Quando a Milano s’innesca un trend, è la fine. Parte uno, tutti a ruota. Se siete passati in città negli ultimi mesi, sicuramente avrete notato la dilagante moda dei localini che vendono patatine olandesi con doppia frittura da asporto. Un domino inarrestabile sulla scia dell’ebbrezza sempre più invadente per lo Street Food. Incuriosito da questa tendenza cibaria ho provato le quattro catene che si fanno concorrenza a colpi di tuberi e schizzi di salse a Milano: Amsterdam Chips, Chipstar, Amor di Patata e il nuovissimo Queen’s Chips Amsterdam.

Hanno tutti lo stesso format: un grande bancone con chili di patatine precotte e le friggitrici in bella vista, coni di tre dimensioni (small, medium, large), salse uguali per tutti (ma proprio le stesse ovunque con rare variazioni) in vasetti da cui penzolano delle bottigliette squeeze a testa in giù simili a mammelle di plastica. In una settimana ho ingollato tanto carboidrato fritto, perché quando il dovere di cronaca chiama, il reparto gastroenterologia risponde.

 

AMSTERDAM CHIPS

amsterdam-chips-1
Foto di Marco Giarratana

Inizio il giro dai primi ad aver inaugurato a Milano (5 dicembre 2014). Mosso dall’euforia per questo nuovo incarico, ordino un cono medio che è piuttosto enorme e costa 5 €. Tra le 15 salse a disposizione posso sceglierne solo una, scorro la lista e tra la Burger aromatizzata al cetriolo e l’Algerina molto speziata faccio godere la terza litigante, la Samurai che si presenta con “colore rosa e dal gusto piccante e deciso”. Voglio lei. Qui la salsa cola da un rubinetto con dosatore automatico, come il sapone dei bagni dell’Autogrill.

 

2_Amsterdam Chips
Foto di Marco Giarratana

 

Le patate sono ben cotte, croccanti fuori e morbide dentro ma alcune sanno di pollo. C’è un sacco di sale che a metà cono mi disidrata. La salsa è sì piccante, ma senza effetti lacrimogeni, dopo un po’ però è l’unico sapore che percepisco. Non vorrei mangiarle tutte per rispettare il mio organismo ma le patate più croccanti sono in fondo al cono e l’ingordigia ha la meglio. Spazzolo ogni rimasuglio senza remore e faccio un ruttino.

Amsterdam Chips: (mezzo) promosso (a metà: ovvero un quarto).

 

CHIPSTAR

4_Chipstar
Foto di Marco Giarratana

Altro giro, altro tubero, stavolta Chipstar. Qui vado di cono small altrimenti al termine di questo tour avrò fegato e pancreas crivellati come due forme di Emmental. Posso mettere due salse, la prima è compresa nel prezzo, la seconda a 50 centesimi (pago 3.40 €). Voglio la salsa Snack che è bombata di cipolla, ma è finita. Anziché piangere a dirotto opto per un’Andalouse piccante e un canonico Curry Ketchup che al palato non riserva sorprese.

 

3_Chipstar
Foto di Marco Giarratana

 

Come sono le patate? Mi sembrano quelle surgelate del bustone della Lidl, mollicce e non croccano. A sale siamo messi bene, il giusto per indurmi a ordinare una bevanda che però non ordino. Stoico, ripulisco il cono e mi pulisco la barba imbrattata di salsina Andalouse, che a piccantezza ci dà dentro.

Chipstar: senza arte né parte. Non ci siamo.

 

AMOR DI PATATA

6_Amor-di-patata
Foto di Marco Giarratana

Si trova alla stazione di Porta Genova di fronte ad Amsterdam Chips, una sorta di Scilla e Cariddi del fritto. Posso abusare con le salsine perché mi è consentito metterne quante ne voglio senza pagare sovraprezzi. Però sedo il porco ingordo che è in me e mi mantengo su due: finalmente la Burger al cetriolo e un’ortodossa Tartara inondano il cono medio da 2,50 €, che è la taglia più piccola.

 

7_Amor di patata
Foto di Marco Giarratana

 

Le patate hanno un po’ di buccia, il che fa impazzire l’applausometro delle mie papille. Sono anche buone, devo ammetterlo, hanno un retrogusto dolciastro che apprezzo. Ah no, è la salsa Burger che dopo un po’ somiglia al Fruttolo. Il sale è ben dosato. Sebbene siano migliori di Chipstar devo ammettere che non hanno granché delle tipiche patate olandesi. Insomma, patate canoniche e tanti saluti.

Amor di Patata: sei sufficientemente accettabile, che non so cosa voglia dire.

 

QUEEN’S CHIPS

8_Queens
Foto di Marco Giarratana

L’ultimo arrivato in ordine cronologico, presenzio con panza al Gran Gala d’inaugurazione il 5 novembre in Porta Venezia. La musica è assordante e di fronte l’ingresso è stato adibito un gazebo popolato da gente pettinata col sorriso da pupi di cera. La missione è: prendo il bottino ed evaporo. Distribuiscono coni gratis solo con ketchup o maionese ma io voglio altre salse. L’addetta mi dice che devo pagare a prezzo pieno, quindi sono l’unico stronzo che a un’inaugurazione in cui si spaccia cibo aggratìs sgancia la grana. Investo i miei 3 € per un cono small con una salsina in più (2.50 € il cono + 50 centesimi di salsa supplementare): indico col ditino la maionese al pepe nero e la Snack arricchita da pezzetti di cipolla.

 

9_queens
Foto di Marco Giarratana

 

Mi dileguo dall’area vernissage su cui svettano palloncini verdi e procedo con l’assaggio: patate croccanti ma non troppo, sale quanto basta a non indurmi in ipertensione, la salsa Snack mi aggrada non poco, anche la maio al pepe se la sente parecchio. Il gusto complessivo è apprezzabile.

Queen’s Chips: sei l’ultimo arrivato ma te la cavi.

 

Ho finito il giro ma c’è qualcosa che non mi quadra. Sembra tutto molto uguale, standardizzato e spacciato come cibo da strada quando l’essenza di questo è il lercio, la veracità dell’unto, il rischio ricovero a ogni boccone. Tanta attenzione al layout ma poca qualità palatale. E allora voglio tornare alle origini e andare a strafogarmi da un fuori concorso che da anni delizia palati e pancreas a colpi di ignoranza stradaiola. Vado da Cholobuster Salchipapa.

 

CHOLOBUSTER SALCHIPAPA

Poco fuori la fermata della metropolitana Pasteur, in viale Monza, il vero street food peruviano. Un chioschetto con rotelle, due friggitrici e tanti sudamericani che mangiano seduti sul bordo dell’aiuola alle spalle del Maestro, che è lì che dispensa vaschette a più non posso. Ordino la mia salchipapa che è composta da patatine e fettine di wurstel fritte con la punta arricciata (salchi= salsiccia, papa= patata).  Sull’accurata selezione degli ingredienti non ci giurerei, ma almeno qui la zozzoneria è pura, straight to your face come la canzone degli Hatebreed.

 

12_Salchipapa
Foto di Marco Giarratana

 

Con 3,50 € assalgo la vaschetta condita con la tipica salsa huancaina (latte, formaggio e peperoncino) e una crema alle olive. Bella lì, è quello che mi aspetto, patate che portano le stigmate di un olio usato e riusato, il wurstel che grugnisce, il peperoncino che mi stuzzica i recettori, la salsa alle olive me l’aspettavo più importante, macchissenefrega.

Sapore avvolgente, gusto intenso, location genuina, con queste immagini da marketing stradaiolo sto tentando di dirvi una cosa, strofinatevi bene gli occhietti: a me sta moda delle patatinerie pare proprio una gran cazzata.

 

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Tags: food
Marco Giarratana

Marco Giarratana

Web editor per un'azienda di e-commerce, scribacchino musicale, cantastorie con un disco in lavorazione e aspirante scrittore sotto mentite spoglie.

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