Eccoci in The Invincible
The Invincible, sorta di versione videoludica dell’opera letteraria di Stanisław Lem, è un’avventura molto particolare.
Quando per la prima volta ho sentito parlare di The Invincible un po’ per deformazione professionale un po’ per gusto personale le mie antenne si sono immediatamente drizzate: pensare all’omonimo romanzo di Lem trasposto in videogioco non poteva che essere qualcosa di estremamente stimolante. E quindi, quando mi sono messo ad esplorare il mondo arido e roccioso di questo videogioco su PlayStation 5 non potevo crederci: esteticamente l’impatto visivo, infatti, e anche l’atmosfera in generale, era davvero intrigante.
Infatti come si può intuire dai molti trailer che i device hanno distribuito nel corso di questi mesi, più che nei panni di un astronauta saremo chiamati a fare le veci di un cosmonauta, dato che dal punto di vista appunto estetico e di mood la fantascienza qui proposta è quella anni Sessanta è parasovietica. Un punto di vista sicuramente molto intrigante e stimolante, come intriganti e stimolanti sono i dialoghi di gioco, per altro con buona fedeltà presi pari pari da Lem. Questo debito nei confronti dell’opera dello scrittore polacco, lo voglio qui ribadire con forza, non è mai un problema, anzi, ma un vero e proprio punto di forza. Semmai The Invincible potrebbe mostrare il fianco a più di una critica per un gameplay che definire “ridotto all’osso” potrebbe davvero risultare come un eufemismo. Infatti in questo titolo, sostanzialmente, ci troveremo a fare due cose: la prima sarà camminare sulla superficie di un pianeta arido e roccioso, alla ricerca di misteriose tracce di vita e la seconda sarà, giustappunto, intrattenerci con i tanti dialoghi; questa impostazione il gioco la mostra sempre e con grande onestà, quindi, dal punto di vista proprio “tecnico” non è un problema ma, semplicemente una caratteristica. Semmai la “magagna” è la ristrettezza delle possibilità date in mano al giocatore che si deve, sempre e comunque, muovere su binari, soprattutto per quanto concerne l’esplorazione.
Tuttavia, una volta scesi ai patti con quest’impostazione, ancora una volta, rigidamente intesa del gameplay, l’avventura è molto bella, acuta e scava nel profondo nell’animo umano. Per tali ragioni, facendo un piccolo sforzo in più, a mio avviso, preso con le pinze, questo titolo si merita un 7.6 anche solo per l’ardire di mescolare letteratura e videogioco.
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