Maria Callas, la Divina, la voce a cui ci si deve comparare se si vuole intraprendere la carriera lirica, uno sguardo perforante e una presenza scenica fuori scala per la più grande di tutte. Una vita agiata e tragica, spenta a 54 anni da una morte per certi versi annunciata e mai del tutto chiarita.
Quest’anno, due omaggi vengono rivolti alla sua figura e alla sua persona. Media diversi, pari intensità. Stiamo parlando di Maria By Callas, il film documentario di Tom Volf e il graphic novel Io sono Maria Callas di Vanna Vinci. Andiamo a capire le affinità e le divergenze dei due racconti.
Maria Callas è stata una persona complessa, tanto fragile fuori dalle scene quanto assoluta padrona del palcoscenico, fosse stata La Scala o il Metropolitan. Nel film di montaggio di Tom Volf vediamo interviste, esibizioni e confessioni della donna Callas, così diversa dalla Divina. Un film perfetto per scindere le due figure, che per stessa ammissione della cantante vivevano vite separate. In un’intervista persa e poi ritrovata del 1970, la Callas si apre completamente al giornalista e parla della sua storia con l’unico vero amore della sua vita, Aristotele Onassis, che l’ha lasciata (senza nemmeno dirglielo in faccia) per Jackie Kennedy e poi l’ha ricercata, ma lei si è accontentata dell’amicizia, perché l’amore l’ha ferita troppo. Ottimo il montaggio d’archivio, perfettamente restaurato, per godere delle sue più importanti apparizioni in teatro, tra trionfi e fallimenti tremendi, che l’opinione pubblica (specie quella italiana) non le ha mai risparmiato. Un ritratto veritiero, più amaro che dolce, di una donna sopraffatta dall’amore e stanca di essere la cantante più brava del mondo.
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Il tratto di Vanna Vinci per un racconto personale e insieme corale che copre tutta la vita di Maria Callas e ne esplora il mito ma anche le debolezze umane, in una storia che si rifà alla tragedia greca, spesso interpretata e di sicuro amata dalla Divina. Una donna con una vita infelice, mentre si garantiva l’adorazione del mondo, che è stata trasformata del tutto dal dimagrimento (30 kg persi) e un’indagine accurata, approfondita all’ossessione. Medea, Norma e Maria, una femmina con tanti personaggi da non capire più chi fosse se stessa, uno sguardo femminista sulla vicenda e sull’amore, volto a chi non si è mai saputa difendere dai rapporti malati con le persone della sua vita: la madre, il marito-manager e infine il suo unico grande amore, a cui lei si è sottomessa e che l’ha ridotta uno straccio. Da leggere e regalare.
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