John Doe, il ritorno del personaggio che ha cambiato il fumetto italiano

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Dodici anni in edicola, per un totale di 99 albi. Sono questi i numeri di John Doe, uno dei fumetti italiani più significativi degli ultimi 15 anni, quello che ha mandato in soffitta il termine bonellide, fino a quel momento usato per definire quei titoli che non erano editi da Sergio Bonelli Editore, ma che riprendevano formato e caratteristiche tipiche dell’editore di Tex e Dylan Dog.

 

John Doe arriva per la prima volta in edicola nel settembre 2002, per Eura Editoriale, creato da Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni: il nome che porta sulla copertina è quello che viene dato ai cadaveri non riconosciuti dalla polizia statunitense, ma in questo caso è anche quello dell’uomo che aiuta la morte a gestire i decessi degli esseri umani nel mondo. La storia di John Doe si sviluppa in stagioni distinte tra loro, nelle quali il protagonista si ritrova a scontrarsi con i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, suoi ex “datori di lavoro”.

A distanza di quasi 15 anni dall’uscita del primo albo, Bao ripropone le storie di John Doe in un’edizione definitiva, in uscita in questi giorni con il primo volume. Come riporta Michele Foschini nell’introduzione, si tratta di un passaggio quasi simbolico nel mondo del fumetto italiano: quegli albi che segnarono un grosso scarto rispetto al panorama del tempo, a cominciare dalla scansione in stagioni mutuata dalla serie tv statunitensi (che no, non erano ancora le serie di oggi), conquistano con questa edizione il ruolo di classico che meritano ormai da tempo.

Marco Villa

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