La strana storia dell'isola Panorama
La strana storia dell’isola Panorama di Suehiro Maruo è un’opera d’arte formato manga.
Una vera e propria d’opera d’arte è La strana storia dell’isola Panorama di Suehiro Maruo, l’ennesimo manga di un autore tanto particolare e praticamente unico nel suo genere, per altro arricchita oggi da un’edizione eccezionale curata da Coconino. Questo racconto a fumetti, che adatta sotto forma di graphic-novel il romanzo di Edogawa Ranpo, ha svariati punti di forza che partono dai caposaldi dell’autore, ovvero l’appartenenza al movimento Ero Guro, quindi con la classica insistenza per le passioni-ossessioni legate al corpo, al sesso e alla perversione, ma con una maggiore apertura, se non proprio lucore, sia dei temi, sia del tratto. Infatti, grazie a un sapiente lavoro, le scene della misteriosa isola/parco divertimenti ci vengono presentati dall’autore come una specie di sogno, un sogno scaturito dalla “mente e dal cuore” del nostro protagonista, un fratello minore e scapestrato che, appunto, per inseguire le sue chimere finisce, per trovare un senso alla sua vita, a trovare “la morte, anzi la rinascita” nei panni del fratello.
Grazie a un sottile gioco di metafore, che mescola il buio alla luce, il sogno all’incubo e l’utopia alla distopia, il sogno fanciullesco del giovane scrittore, diventa realtà traendo vita dalla morte: l’isola paradisiaca che viene eretta a diretta immagine dei desideri più intimi del protagonista, diventa anche lo specchio delle sue perversioni. Tanto è vero che la moglie del marito comparso, guarda caso la persona più intima a lui, finisce per scoprire lo sporco segreto del fratello, trovandosi così in un orribile stallo per cui se denuncia troverà la morte ma non se dice nulla troverà la morte lo stesso per il velenoso segreto che porta con sé. Oltre a questo sceneggiatura, che è fedele al libro, di stampo gotico, c’è, come si diceva prima, il tratto stilistico del mangaka, un tripudio di sensi e di corpi, di animali e di paesaggi, di pesci, uccelli, fiori e farfalle, che, letteralmente, scaturiscono dalle pagine del manga. Un libro a fumetti che va letto e riletto, ma anche “solo” guardato per, giustappunto, lo stupore per l’arte di Suehiro Maruo che in alcuni tratti, come quello del tunnel subacqueo, trova un vero e proprio vertice assoluto (e che mi ha ricordato, nelle differenze, lo stile di Vittorio Giardino). Il finale, esplosivo, in un crescendo quasi wagneriano o da “apprendista stregone” è poi un epilogo in maggiore per una lettura obbligata.
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