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L’oratoria di Don’t Call It Mistery

Don’t Call It Mistery è un manga molto particolare, un fumetto che di “fumetto” non ha molto ma non è un difetto, bensì una caratteristica.

Il particolare stile di Don’t Call It Mistery

Per parlare di Don’t Call It Mistery occorre partire da un presupposto, ovvero che il manga pubblicato da J-Pop Don’t Call è un manga molto particolare, un fumetto che di “fumetto” non ha molto ma non è un difetto, bensì una caratteristica. Mi spiego meglio: al netto di un tratto grafico che, mi rendo conto, a molto potrebbe non convivere appieno, specie in certe descrizioni dei personaggi secondari, la caratteristica principale dell’opera è la grande verbosità del protagonista, anzi l’eloquio. Grazie, infatti, a una capacità deduttiva fuori dal comune, il nostro protagonista è in grado attraverso indizi veramente minimi, non solo ad inquadrare la persona che ha di fronte, ma proprio a intuire un profilo fedele della sua personalità e, perfino, intuire le sue mosse e reazioni.

Il primo volume di Don’t Call It Mistery

Ecco perché trovo molto interessante il manga in questione perché dimostra come, davvero, la mente umana sia qualcosa di incredibilmente potente e anche misterioso e di come da pochi e magari banali particolari si possano intuire delle grandi verità o quantomeno si possa arrivare a enormi rivelazioni. Ovvio perciò che in un manga poliziesco-investigativo come questo sia fondamentale. Inoltre ho davvero apprezzato la cura con cui l’autore tratteggia la realtà sociale giapponese, in special modo le sue profonde contraddizioni e la mortale che, il più delle volte, impedisce normali relazioni tra persone ma le rende incredibilmente difficili e “false”. Non forse un manga mainstream ma dopo un po’ di sforzo e tenendo ben presente che il disegno e l’azione non sono i fiori all’occhiello, amerete questo fumetto.

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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