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L’ultima estate al cimitero: bisogna bagnare i giacinti

Santamatita con L’ultima estate al cimitero ci regala una storia potente e dolce sulla morte. E sulla vita.

Benvenuti in L’ultima estate al cimitero

Con L’ultima estate al cimitero Santamatita è riuscita nella, non facile, impresa di raccontare la morte, o meglio il lutto e la sua elaborazione, attraverso una storia piena di vita. Il volume pubblicato da Bao Publishing è quello che si ouo definire non solo un piccolo gioiello del punto di vista grafico e estetico, con un tratto che diventa immediatamente riconoscibile (e quindi un bravissima alla giovane disegnatrice non glielo leva nessuno). Ma anche perché la sceneggiatura procede spedita con l’utilizzo di uno di quei setting più particolari che mi siano parati davanti negli ultimi anni: ovvero rendere il cimitero, il camposanto insomma, una meta da vacanza, un luogo ameno dove trascorrere il Ferragosto in famiglia.

Il volume di L’ultima estate al cimitero pubblicato da Bao

E qui, in questo cimitero di provincia, romito come solo i nostri cimiteri di paese sanno essere, seguiamo le vicende di tantissimi personaggi che Santamatita, con un tratto dolcissimo e stilizzato, ci consegna in modo eccellente. In poche pagine e tramite una manciata di battute iniziamo a scoprire non solo le backstories dei vari protagonisti, ma anche i loro intenti, pulsioni e paure, oltre che desideri e rimpianti.

Lo stile di L’ultima estate al cimitero

L’ultima estate al cimitero è un racconto a fumetti pieno di vita che parla di morte e di elaborazione del lutto, dove giovani e vecchi, senza sconti, debbono fare i conti con la perdita dei propri dati. E non importa che, magari, questi cari, al momento della loro morte, fossero già molto anziano: qui la perdita non guarda in faccia a nessuno e il dolore, oltre che l’amore è totalizzante. Un fumetto, insomma, di grandi sentimenti, dove ho particolarmente apprezzato il dialogo tra gli anziani e i bambini. Ecco qui Santamatita mi è davvero piaciuta per come lo ha sceneggiati, senza forzature ma in maniera “artatamente naturale”. Qualche sbavatura in più, almeno a mio avviso, per i giovani adulti, che mi sono parsi un po troppo stereotipati, in special modo il “papà australiano-romagnolo” che, forse, per il poco “screentime” sono stato in grado di riconoscere poco.

La copertina di L’ultima estate al cimitero

Ma, l’ho detto, è solo una piccolissima sbavatura da parte di un’autrice giovanissima ma già bravissima, che ci ha donato una potente storia corale e metafisica. Per altro ho molto apprezzato il tempo compresso del racconto (per una specifica ragione che non voglio rilevarvi): un ottimo espediente per rendere l’azione ancora più concitata. Un fumetto da leggere oggi e rileggere il 15 agosto, un fumetto per un’estate da portare sempre addosso a noi. Come la vita o come il ricordo dei propri nonni.

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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