Una copertina da ricordare
Selvaggia di Rosalia Radosti è una storia oscura e brutale, ma anche piena di luce.
Quando ho finito di leggere Selvaggia di Rosalia Radosti, volume pubblicato in modo eccellente da Rebelle Edizione ho provato sensazioni contrastanti ma quasi tutte positive. Molto positive. Perché questa storia, che si presenta come una specie di rilettura/parodia della fiaba classica, con una principessa avente un destino segnato e che invece si, giustappunto, ribella ad esso, mi ha molto colpito non tanto per l’evoluzione della trama, che anzi specie nella parte centrale pecca un po’ di ripetitività, quanto per la scala emotiva che Radosti è riuscita a inserire. Anche e soprattutto grazie a disegni apparentemente classici ma che in realtà hanno regalato più di un momento felice, se non proprio sbalorditivo. E con una protagonista, il cui nome è il titolo di questa “fiaba a fumetti”, che ama andare nei boschi, tirare con l’arco e cavalcare il suo destriero. Non la solita principessa, insomma.
Se infatti la principessa Ribelle, segnatamente la “nostra” protagonista” Selvaggia, è un tops che la letteratura, il fumetto ma anche l’animazione e il videogioco negli ultimi anni ha molto esplorato, il tipo di racconto di Rosalia Radosti, come detto prima, sorprende per la sua brutalità. Infatti questa storia sin dal, bellissimo, incipit è strutturata secondo una dicotomia. Nonostante l’eleganza e in un certo qual modo la dolcezza del tratto di Radosti questa è una fiaba a tine fosche, quella che in teoria della letteratura si definirebbe, appunto, una fiaba nera. C’è dolore, morte e spavento, e anche tanta mestizia e tristezza, ben dosata in un racconto che, tuttavia, nella parte centrale è come se si cristallizzasse un pochino, in moto-a-ripetere che non porta grandi giovamenti ma che, anzi, in vista di una nuova opera da parte dell’autrice va sicuramente ri-calibrato.
Tuttavia, al netto di questi sicuri ma “passabili” difetti Selvaggia è una storia, a conti fatti, troppo forte per rimanere penalizzati da quanto scritto in precedenza. Ed è proprio il finale, che ovviamente non voglio svelarvi, a dare forma e sostanza al racconto di Rosalia Radosti per Rebelle Edizioni. Già perché il grado di crudismo che si raggiunge in certe vignette, magari subito dopo ad una maggiormente descrittiva con quelle linee dolci già citate, è una bellissima dissonanza di toni che dona alla storia un gusto particolare, quasi unico nel suo genere.
Selvaggia è un fumetto semplice, che si legge in un pomeriggio, magari d’estate e d’autunno, quando la città, il paese, il quartiere o, perché no, lo studentato è un attimo distratto dalla fretta del mondo. E allora così noi, povere anime post-moderne travolti dalla frenesia della quotidianità, potremo seguire uccellini, cervi volanti e rospi assieme alla principessa di quel regno lontano lontano.
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