Musica

I Migliori album della settimana

Foodman Yasuragi Land

Che sagoma Foodman! Dopo aver ascoltato in lungo e in largo Yasuragi Land non posso che esclamare questa frase, l’artista giapponese ha davvero realizzato un lavoro intricato e denso, eppure al tempo stesso leggero e, in qualche misura, pop. Vera e propria “milestone” dell’intero lavoro è Ari Ari, una specie di confessione in musica che mescola derive elettroniche anni Novanta con sperimentalismi da primi Duemila: sono andato letteralmente in sollucchero. Aggiungeteci poi rimandi, più o meno evidenti, alla musica tradizionale giapponese e avrete un piccolo/grande capolavoro. Pazzo e allucinato, certo, ma pur sempre un piccolo/grande capolavoro.

Mattia Nesto

Vince Staples – Vince Staples

Pubblicare il proprio quarto disco, e chiamarlo come se stessi suona strano. Suona come uno sguardo all’indietro, verso una radice. Il nuovo – e omonimo – album di Vince Staples fa attenzione alle fondamenta del suo hip-hop, californiano fino al midollo. I beat si sono fatti più morbidi, niente a che vedere con le esplosioni sonore di Big Fish Theory. Essersi affidato a Kenny Beat per la produzione ha portato una coesione di sound inedita, e un’accresciuta sicurezza stilistica, che porta a un’apertura su temi personali poco esplorati fino ad oggi. Vince Staples ha capito che era ora di raccontarsi, e per questo ci ha voluto mettere il nome nel disco, che scorre in modo eccellente, senza particolari spigoli. Accademico e pulito, aiutato dalla voce sospirante di Fousheé in TAKE ME HOME, preciso e niente più. Come se fosse poco…

Gabriele Vollaro

Don Joe – Milano Soprano

Don Joe ho avuta la fortuna di intervistarlo in occasione dell’uscita del suo libro, che poi è a tutti gli effetti la sua ultima pubblicazione ufficiale. Milano Soprano, infatti, arriva a sei anni dal precedente Ora o mai più. Ovviamente, tra basi prodotte e featuring, Joe in realtà non si è mai fermato, continuando ad aggiornarsi grazie al lavoro di scouting con la sua etichetta. Torniamo per un attimo al libro. Credevo che scrivere fosse uno sfogo necessario per un artista che ha sempre prodotto musica per far esprimere altri, in Milano Soprano Don Joe fa di più, mettendoci la voce, rispolverando la vecchia prassi degli skit per ritagliarsi un angolo personale, per attraversare con le sue testimonianze, e non solo con i suoni, l’intero percorso dell’album. Quello di Joe non è un lavoro, come per molti altri producer, che mette insieme tanti nomi per riscuotere un successo intergenerazionale. Milano Soprano rispolvera lo spirito collettivo, da “gang”, dei Club Dogo ma lo declina secondo sound e stili diversi a partire dall’ospite presente in ogni traccia. J-Ax insieme a Miss Keta e i Coma Cose in Jackpot, Marracash insieme a Venerus in Guerriero, e poi nuovi esponenti della trap lombarda (Ernia, Massimo Pericolo, Shiva) e vecchi volponi del rap milanese ( dal divinamente rispolverato Caneda a Jack The Smoker, da Vincenzo Da Via Anfossi a Emis Killa). Insomma, l’unico rimorso, non aver sentito Jake e Guè (entrambi presenti in scaletta) duettare sullo stesso beat orchestrati da Joe. cCome ai tempi di MI FIST.

Marco Beltramelli

 

Marco Beltramelli

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