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Ode a Glen Hansard, uno dei musicisti più sottovalutati al mondo

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Chi sabato 24 giugno è andato a vedere il concerto di Eddie Vedder a Firenze, è tornato a casa con un bagaglio emozionale fortissimo. Una notte in cui anche le contingenze casuali e non, come i fuochi per San Giovanni e le stelle cadenti hanno contribuito ad alimentare la magia di un concerto paradossale, intimo e insieme gigantesco, in cui il cantante del Pearl Jam ha stregato 50mila persone, si è commosso e ha fatto cantare proprio tutti..

Ad accompagnarlo sul palco e ad aprirgli il concerto, Glen Hansard, dublinese classe 1970, uno dei musicisti più sottovalutati del creato. L’amicizia con Vedder nasce da un fatto tragico: nel 2007 Hansard suonava con gli Swell Season in California di fronte a 4000 persone quando un uomo si suicidò gettandosi da una finestra e morì letteralmente ai piedi del cantante. Il giorno dopo ricevette una telefonata che diceva “Ciao Glen, sono Eddie Vedder, canto in un gruppo chiamato Pearl Jam, volevo solo sapere se stavi bene.” 

Anche Vedder aveva vissuto un’esperienza simile quando nel 2000, 9 persone morirono al festival di Roslkilde durante la performance della sua band. Da quel momento in poi, i due hanno legato così a fondo da suonare sempre insieme in tutti i tour solisti del cantante americano.

 

 

Durante il live fiorentino, una buona metà del pubblico sembrava non conoscere Glen Hansard, quindi oggi parliamo di lui, della sua chitarra talmente consunta da essere piena di buchi, della sua voce commovente e dei suoi pezzi bellissimi.

Glen Hansard è un vero busker dublinese, uno di quelli che lasciano la scuola a 13 anni per guadagnarsi da vivere suonando per strada. A 21 anni viene notato da Alan Parker che lo vuole per il film The Commitments (quello sulla band europea più nera della storia) nella parte del chitarrista Outspan Foster.

 

 

Grazie a quel trampolino, fonda la sua prima band, The Frames, virtualmente sempre in attività, con cui suona un rock che deve molto alla tradizione irlandese in stile U2 e da cui esce la sua vena di folk singer, che svilupperà in seguito e che lo porterà alla ribalta mondiale.

È infatti con l’unione artistica e personale con la cantante e pianista ceca Markéta Irglovà, che Glen trova la quadratura del suo cerchio musicale, fondando gli Swell Season nel 2006. Le due voci si fondono alla perfezione e la musica sembra non essere contaminata dalla modernità, un folk melodico ed emozionale fatto piano, chitarra acustica, basso, batteria e violino. I due nel 2006 sono protagonisti di Once (regia di John Carney), un film indipendente praticamente autobiografico, che parla di un musicista irlandese che si guadagna da vivere suonando per strada e di una giovane polistrumentista ceca, della quale si innamora.

 

 

La canzone portante del film, Falling Slowly, vince il premio Oscar come miglior pezzo nel 2008, facendoli diventare famosi in tutto il mondo. Il loro discorso di ringraziamento è uno dei più toccanti della storia della manifestazione.  Storytelling: ho avuto la fortuna di vederli in questa formazione nel 2010 a Roma, prima che l’amore finisse e prendessero strade diverse. Se ci ripenso mi vengono ancora i brividi.

 

 

Glen Hansard ormai è un nome di quelli abbastanza famosi, che non ha mai veramente sfondato come i suoi colleghi Damien Rice o Paolo Nutini, ma che comunque si è guadagnato l’affetto del pubblico e pure una comparsata nei Simpson, grazie a Once. Dal 2012 ha pubblicato due album solisti, Rhythm and Repose (2012) e Didn’t He Ramble (2015), ha unito il folk col soul e ha girato il mondo molte volte in tour, da solo o con Vedder. Lo stesso Eddie conclude i set dei suoi concerti solisti con Glen e la sua band, cantando a due voci Falling Slowly e Song of Good Hope.

 

 

La sua voce e la sua persona esprimono sincerità, purezza d’animo, qualità rare con cui si empatizza subito, che rendono i suoi spettacoli degli happening gioiosi e insieme toccanti, capaci di smuovere il cuore anche del più duro e puro che capiti lì per caso.

Nel caso siate neofiti in proposito, dovrete assolutamente ascoltare la colonna sonora di Once. Ve ne innamorerete a tal punto da andare a ricercare la discografia di Hansard, che segue il suo percorso e non ne sbaglia una, che stia suonando in un pub di Dublino o davanti a 50mila persone nell’estate calda di Firenze.

 

Simone Stefanini

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