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Perché tutti stanno commentando le notizie stupide con le voci di Wikipedia

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Ogni giorno l’internet ci stupisce con nuovi trend che sembrano non avere senso, eppure un senso ce l’hanno. Se in queste settimane avete letto un qualunque articolo frivolo, di costume o di gossip, dai siti dei più noti quotidiani online come Repubblica o Il Fatto Quotidiano, vi sarete certo imbattuti in molti commenti che copincollano voci di Wikipedia a caso.

Biografie di personaggi di spicco in campo scientifico, battaglie famose, minuziose descrizioni ingegneristiche e biologiche, di tutto un po’. Si va dai lemuri a John von Neumann, matematico, fisico e informatico ungherese naturalizzato statunitense, senza nessun motivo se non quello di bombardare con nozioni culturali gli articoli di gossip. Ecco qualche esempio:

 

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Questa protesta surreale è stata definita Wikibombing e consiste nel tentativo di elevare la discussione a margine degli articoli clickbait, quelli che hanno come unico fine l’aumento delle visite di un sito mediante titoli sensazionalistici o pruriginosi.

Sembra che la prima rivolta della cultura random sia stata effettuata sotto gli articoli del matrimonio del neo premier francese Emmanuel Macron con Brigitte Trogneux, saltata agli onori della cronaca perché era la sua professoressa di liceo di 24 anni più vecchia. (Ricordiamo in questo frangente che anche tra Donald Trump e la moglie Melania c’è una grande differenza d’età, ma in quel caso, nessuno ne ha fatto un caso di stato).

 

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In ordine, sono stati assaliti dalla cultura anche i patimenti di Belen Rodriguez a proposito delle sue tette rifatte, come anche il velo sfoggiato da Marina Ripa di Meana oppure il sessantesimo compleanno di Barbara D’Urso.

Di certo la notizia più bombardata dai commenti di Wikipedia è stata quella della proposta di matrimonio in diretta tra Fedez e Chiara Ferragni.

 

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Il significato della protesta non è così tanto criptico: gli utenti dei social si sono stancati di essere bombardati da notizie frivole e chiedono più sostanza alle testate giornalistiche, diventate sui social fonti di spam di contenuti leggeri o addirittura inesistenti.

Il wikibombing sembra essere una protesta funzionante, dal momento che c’è chi visita i post sui social senza aprire gli articoli, solo per farsi una cultura. Sarà chiaro alle testate che è arrivato il momento di cambiare rotta?

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Simone Stefanini

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Simone Stefanini

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